BOLOGNA – Un’altra vita spezzata sul lavoro. Un’altra famiglia distrutta dal dolore. Sabato pomeriggio, in un cantiere di via del Lavoro a Castelletto di Serravalle, nel comune di Valsamoggia, si è consumata l’ennesima tragedia che allunga la drammatica scia degli infortuni mortali in Italia. Abdelhak Zanboura, operaio di 53 anni di origine marocchina, è deceduto dopo essere precipitato dal tetto di un capannone industriale. L’uomo, secondo le prime ricostruzioni, stava effettuando dei lavori sulla copertura quando una lastra di plexiglass ha ceduto sotto i suoi piedi, provocando un volo fatale di diversi metri.

LA DINAMICA DELLA TRAGEDIA E I SOCCORSI

L’allarme è scattato immediatamente, ma all’arrivo dei sanitari del 118, purtroppo, per l’uomo non c’era già più nulla da fare. I traumi riportati nella caduta si sono rivelati troppo gravi e i medici non hanno potuto far altro che constatare il decesso. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Carabinieri della compagnia di Borgo Panigale e il personale della Medicina del Lavoro dell’Ausl di Bologna, che hanno avviato tutti gli accertamenti necessari per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e verificare il rispetto delle normative sulla sicurezza.

Le indagini si concentrano ora sulla verifica della presenza di adeguate misure di protezione collettiva e individuale, come linee vita o reti di sicurezza, e sull’accertamento delle responsabilità. Si dovrà chiarire a quale titolo l’uomo si trovasse sul tetto e se l’area di lavoro fosse stata messa in sicurezza in modo appropriato, considerando la nota fragilità di materiali come il plexiglass, specialmente se esposti a lungo agli agenti atmosferici.

Secondo quanto emerso, l’edificio era in fase di ristrutturazione per diventare la futura moschea della comunità islamica locale, di cui la vittima faceva parte. Pare che il 53enne, saldatore di professione, si fosse recato sul posto per un sopralluogo sullo stato di avanzamento dei lavori. Camminando sulla copertura, potrebbe non essersi accorto della lastra in plexiglass, forse resa irriconoscibile dalla polvere, che ha ceduto di schianto.

UNA STRAGE SENZA FINE: I NUMERI DELLE MORTI BIANCHE

Questo tragico evento riaccende i riflettori su una piaga sociale che non accenna a placarsi. I dati sugli infortuni sul lavoro in Italia continuano a essere allarmanti. L’inizio del 2026 è stato particolarmente drammatico, con decine di vittime registrate già nelle prime settimane. Secondo l’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro, il 2025 si è chiuso con un bilancio pesantissimo, e il nuovo anno prosegue sulla stessa scia. Questi numeri, che spesso non includono lavoratori in nero o categorie non coperte dall’Inail, raccontano una realtà ancora più grave di quella ufficiale.

Il settore dell’edilizia si conferma uno dei più a rischio, insieme all’agricoltura e all’autotrasporto. Le cadute dall’alto rappresentano una delle principali cause di infortuni mortali, un rischio che potrebbe essere drasticamente ridotto con l’adozione di adeguate misure preventive e una formazione costante dei lavoratori.

IL CORDOGLIO E LA RICHIESTA DI MAGGIORE SICUREZZA

La notizia della morte di Abdelhak Zanboura, sposato e padre di due figli, ha sconvolto la comunità di Valsamoggia e quella islamica bolognese. La tragedia ha suscitato un’ondata di cordoglio e ha riaperto il dibattito sulla necessità di rafforzare i controlli e le sanzioni per chi non rispetta le norme di sicurezza. Le organizzazioni sindacali tornano a chiedere a gran voce un impegno concreto da parte delle istituzioni e delle imprese per garantire che il lavoro non sia più una condanna a morte. “Non si può morire di lavoro nel 2026”, è il grido unanime che si leva di fronte a ogni nuova, inaccettabile, tragedia.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *