SION, SVIZZERA – Si aggrava la posizione delle autorità comunali nell’ambito della drammatica inchiesta sulla strage di Capodanno avvenuta al lounge bar “Le Constellation” di Crans-Montana, nel Canton Vallese. La Procura di Sion ha ufficialmente iscritto nel registro degli indagati un ex responsabile della sicurezza del Comune. La notizia, anticipata dalla televisione svizzera Rts, ha trovato conferma nelle parole del suo legale, segnando una svolta significativa nelle indagini che mirano a far luce sulle responsabilità della tragedia che ha causato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 116.
I MANCATI CONTROLLI SOTTO LA LENTE DEGLI INQUIRENTI
Il coinvolgimento del funzionario, il cui nome non è stato completamente divulgato ma identificato come Ken Jacquemoud, predecessore dell’attuale capo della sicurezza, sarebbe direttamente collegato a una grave negligenza: i mancati controlli comunali effettuati presso il locale “Le Constellation” per un periodo di almeno cinque anni. Secondo le prime indiscrezioni, l’uomo sarà interrogato lunedì 9 febbraio per chiarire le ragioni di tali omissioni. Gli inquirenti vogliono capire perché, per un lustro, nessuno abbia verificato la conformità del locale alle normative di sicurezza, incluse le uscite di emergenza e la presenza di estintori. Una lacuna che potrebbe essere risultata fatale nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, quando un incendio, innescato da candele pirotecniche che hanno dato fuoco al rivestimento del soffitto, ha trasformato una festa in una trappola mortale.
L’inchiesta si è estesa e ora conta quattro indagati. Oltre all’ex funzionario, nel mirino della magistratura vallesana ci sono anche i proprietari e gestori del “Constellation”, i coniugi Jacques e Jessica Moretti. Nei loro confronti, la procura ipotizza i pesanti reati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. A completare il quadro degli indagati figura anche l’attuale responsabile comunale per la sicurezza pubblica, Christophe Balet, il quale sarà interrogato venerdì 6 febbraio. Il suo coinvolgimento è legato al fatto che il comune non ha effettuato ispezioni al bar dal 2019.
UN QUADRO DI NEGLIGENZE AMMESSE
La questione dei controlli mancati era già emersa pochi giorni dopo la tragedia, quando lo stesso sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, in una conferenza stampa aveva ammesso le mancanze dell’amministrazione. Il sindaco aveva dichiarato di “non sapere” perché per così tanto tempo nessuno avesse verificato le condizioni di sicurezza del locale. Le ultime ispezioni documentate risalgono infatti al 2018 e 2019, durante le quali, secondo quanto dichiarato da Jacques Moretti in un interrogatorio, non furono sollevati rilievi particolari, neanche riguardo alla schiuma fonoassorbente che poi ha preso fuoco.
Questo ampliamento dell’inchiesta apre uno scenario complesso, che non si limita più solo alle eventuali responsabilità dei gestori del locale, ma chiama in causa direttamente l’apparato burocratico e di controllo del Comune. L’avvocato di alcune famiglie delle vittime ha esplicitamente richiesto l’interrogatorio dell’ex funzionario, sostenendo che, data la sua passata posizione gerarchica, potrà fornire informazioni cruciali sui controlli effettuati e su altri elementi determinanti per l’istruttoria.
LA TRAGEDIA E LE CONSEGUENZE
La notte di Capodanno, quello che doveva essere un momento di festa si è trasformato in un inferno di fuoco e fumo. Le registrazioni delle 171 chiamate al numero di emergenza, effettuate in un’ora e mezza, testimoniano il panico e la disperazione di chi era intrappolato e di chi assisteva impotente dall’esterno. L’incendio, divampato rapidamente, non ha lasciato scampo a 40 persone, in gran parte giovani e giovanissimi, soffocando le loro vite e gettando le loro famiglie in un dolore incommensurabile.
La vicenda ha avuto anche importanti strascichi diplomatici, in particolare con l’Italia, nazione di provenienza di sei delle vittime. Il governo italiano ha chiesto e ottenuto una collaborazione con la magistratura elvetica, che si concretizzerà in squadre investigative comuni per fare piena luce sulla strage. L’obiettivo è garantire giustizia per le vittime e accertare ogni singola responsabilità, da quella dei singoli a quella istituzionale.
Mentre l’inchiesta prosegue, la comunità di Crans-Montana e l’opinione pubblica internazionale attendono risposte. Gli interrogatori dei prossimi giorni saranno cruciali per definire il quadro delle responsabilità e per comprendere come una simile tragedia sia potuta accadere in una delle più note località sciistiche della Svizzera.
