MESSINA – Un vero e proprio terremoto politico ha scosso la città dello Stretto. Il sindaco di Messina, Federico Basile, ha annunciato le sue dimissioni durante una conferenza stampa tenutasi nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca. Una decisione che interrompe anticipatamente il suo mandato, la cui scadenza naturale era prevista per giugno 2027, e proietta la città verso una tornata elettorale anticipata, probabilmente tra maggio e giugno. La mossa, sebbene nell’aria da mesi, ha innescato una tempesta di reazioni, con le opposizioni che accusano Basile di rispondere a “capricci politici” del suo mentore ed ex sindaco, Cateno De Luca, e di utilizzare la città come una pedina in una più ampia strategia elettorale.

Le motivazioni di Basile: “Non ci sono più le condizioni politiche”

Nel suo discorso, interrotto a più riprese dagli applausi dei presenti, Federico Basile ha rivendicato i successi della sua amministrazione, elencando una serie di provvedimenti che, a suo dire, avrebbero portato significativi miglioramenti alla città. Tra questi, il risanamento dei conti, il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata, la riqualificazione di aree verdi come Villa Dante e gli interventi sugli impianti sportivi. Tuttavia, il fulcro del suo intervento è stata la motivazione politica alla base delle dimissioni. “Nel 2022 sono stato eletto con 20 consiglieri di maggioranza: oggi ne ho 13“, ha dichiarato Basile, sottolineando come la progressiva erosione della sua base di consenso in Consiglio Comunale abbia reso impossibile proseguire con l’azione amministrativa. “Credo sia meglio fermarsi per qualche mese piuttosto che lasciare la città in minoranza”, ha aggiunto, imputando al Consiglio Comunale “tempi lunghi e ostruzionismo”. “La città non merita di essere tenuta sotto scacco dalla politica”, ha concluso, annunciando contestualmente la sua intenzione di ricandidarsi. “Oggi è Federico Basile che candida Federico Basile”.

Le dure reazioni delle opposizioni: “Gesto irresponsabile e offensivo”

La decisione di Basile ha immediatamente sollevato un coro di critiche da parte di tutte le forze di opposizione. Il centrodestra, in una nota congiunta di diverse segreterie regionali tra cui Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, ha definito le dimissioni “inopinate e assurde”, motivate unicamente da un “capriccio politico del sindaco di Taormina Cateno De Luca”. L’accusa è quella di “abdicare alle proprie responsabilità” per seguire una “pseudo strategia politica”.

Durissimo anche il commento di Antonio De Luca, capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, che ha parlato di “un gesto irresponsabile e offensivo nei confronti di Messina”. “Basile sta usando la città come una pedina in una partita elettorale costruita a tavolino da chi lo ha fatto eleggere”, ha affermato, sottolineando come la scelta arrivi in un momento delicato per la città, reduce dall’emergenza del ciclone Harry.

Anche il Partito Democratico, per voce del segretario provinciale Armando Hyerace, ha contestato le motivazioni del sindaco, definendole “inconsistenti e risibili”. Secondo il PD, non esisterebbe una reale crisi numerica in Consiglio, dato che i provvedimenti della giunta sarebbero sempre stati sostenuti. “Proprio con le sue dimissioni, il sindaco Basile certifica che Messina è ostaggio della politica e, nello specifico, delle dinamiche, dei capricci e delle strategie del suo leader politico di riferimento”, ha dichiarato Hyerace.

Sulla stessa linea Marcello Scurria di Rete Civica Partecipazione, che ha parlato di una “messinscena” e di un “copione scritto dal suo capo”.

Analisi della situazione: una mossa strategica?

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, molti analisti politici leggono le dimissioni di Basile come una mossa prettamente strategica. La tesi prevalente è che si tratti di un’operazione orchestrata da Cateno De Luca per tornare al voto in un momento favorevole, evitando la concomitanza con le elezioni nazionali e regionali del prossimo anno, che potrebbe penalizzare una forza politica locale come Sud Chiama Nord. Dimettersi ora permetterebbe a Basile di “cristallizzare il consenso” e di presentarsi agli elettori non come un sindaco logorato, ma come una vittima di giochi politici che gli avrebbero impedito di governare.

A sostegno di questa tesi, alcuni osservatori fanno notare come, dati alla mano, l’ostruzionismo del Consiglio Comunale lamentato da Basile appaia relativo: su 442 proposte della giunta, solo una sarebbe stata bocciata dall’aula. Questo rafforza l’idea che la “mancanza di condizioni politiche” sia più un pretesto che una causa reale.

Cosa succede adesso: verso il voto

Le dimissioni di Federico Basile diventeranno definitive ed irrevocabili tra 20 giorni, a meno di un ripensamento. Trascorso questo periodo, la guida del Comune passerà temporaneamente al vicesindaco e poi a un commissario straordinario nominato dalla Regione, che si occuperà dell’amministrazione ordinaria fino alle nuove elezioni. La tornata elettorale, che coinvolgerà oltre 60 comuni siciliani, dovrebbe tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno. La campagna elettorale è, di fatto, già iniziata, con il centrodestra che si dice pronto a rispondere con una candidatura “autorevole” e il centrosinistra che cerca di trovare l’unità per presentare un fronte compatto.

Di veritas

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