Napoli – “Il Partito Democratico sarà impegnato in queste settimane nella campagna per spiegare le ragioni del nostro no al referendum di riforma costituzionale”. Con queste parole nette e decise, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha inaugurato da Napoli la mobilitazione nazionale del PD contro le modifiche alla Costituzione promosse dal governo di Giorgia Meloni. L’occasione è stata il convegno organizzato da “Energia Popolare”, l’area politica che fa capo al presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, un evento che ha segnato l’avvio di un percorso che vedrà il partito democratico protagonista nelle piazze e tra la gente.
Una mobilitazione capillare per il “No” e per l’ascolto
La strategia delineata da Elly Schlein prevede una doppia azione: da un lato, una campagna informativa serrata per illustrare i pericoli insiti, secondo il PD, nella riforma del premierato; dall’altro, un’intensa attività di ascolto delle problematiche concrete dei cittadini. “Tutto il Pd sarà impegnato a tutti i livelli territoriali, nelle strade, nelle piazze, ai banchetti”, ha affermato la segretaria, sottolineando come i militanti saranno impegnati a dialogare direttamente con le persone sulla loro condizione sociale.
Questo tour toccherà diverse città italiane: dopo la tappa napoletana, già fissata per il 13 e 14 febbraio, seguiranno incontri a Firenze e Milano, per concludersi con un grande evento a Roma il 7 marzo. L’obiettivo è chiaro: non permettere che il dibattito sulla riforma costituzionale metta in ombra le urgenze sociali del Paese, come la sanità pubblica, i salari e il lavoro.
Al centro del dibattito: sanità, lavoro e la questione meridionale
Elly Schlein ha posto l’accento su temi cruciali che toccano la vita quotidiana degli italiani. “Chiederemo ai cittadini quale sia la loro esperienza con la sanità pubblica, in un Paese in cui aspetti un anno e mezzo per la gastroscopia”, ha dichiarato, criticando la gestione del governo Meloni. Un altro punto fondamentale riguarda il mondo del lavoro. A fronte dei dati sull’occupazione rivendicati dalla Presidente del Consiglio, Schlein ha replicato: “Il problema è che non guarda dentro quei dati soprattutto qui al sud, dove sappiamo che i giovani sono in difficoltà, non trovano lavoro e molto spesso si sentono costretti a spostarsi”.
I dati recenti confermano queste preoccupazioni. Nonostante una crescita dell’occupazione nel Mezzogiorno, si assiste a un fenomeno di “lavoro povero” e a una continua “fuga di cervelli”. Tra il 2022 e il 2024, circa 175.000 giovani tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato il Sud. Questa emorragia di capitale umano, soprattutto di laureati, rappresenta una perdita economica e sociale enorme per il Mezzogiorno, stimata in miliardi di euro.
La riforma costituzionale: i punti della discordia
Il cuore della battaglia referendaria è la riforma costituzionale, definita dal governo Meloni “la madre di tutte le riforme”, che introduce l’elezione diretta del Presidente del Consiglio. I punti principali della riforma, che andrebbero a modificare gli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione, includono:
- Elezione diretta del Premier: Il Presidente del Consiglio verrebbe eletto a suffragio universale e diretto per un mandato di cinque anni, contestualmente alle Camere.
- Rafforzamento della stabilità: Sono previste norme per garantire una maggiore stabilità di governo, limitando le crisi parlamentari.
- Abolizione dei senatori a vita di nomina presidenziale: Il Presidente della Repubblica non potrebbe più nominare senatori a vita, ruolo che spetterebbe solo agli ex Presidenti.
Il Partito Democratico ritiene che questa riforma, nota come “premierato”, snaturi l’equilibrio dei poteri delineato dai padri costituenti, indebolendo il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica e la centralità del Parlamento. Secondo l’opposizione, si tratterebbe di una deriva verso “un’autocrazia” che non risolverebbe i problemi di stabilità ma concentrerebbe eccessivo potere nelle mani di una sola persona.
Unità del partito e la proposta di Bonaccini
L’evento di Napoli ha visto anche l’intervento di Stefano Bonaccini, che ha sottolineato la necessità di unità all’interno della coalizione di centrosinistra. Bonaccini ha inoltre avanzato una proposta significativa per la selezione della classe dirigente del partito: “Se non verranno reintrodotte le preferenze per le politiche, il Pd dovrà ricorrere alle primarie per scegliere i candidati”. Un richiamo a una maggiore partecipazione della base, per contrastare le decisioni verticistiche e rafforzare il legame con gli elettori.
La campagna referendaria si preannuncia quindi come un momento cruciale non solo per il futuro assetto istituzionale del Paese, ma anche per il posizionamento politico del Partito Democratico, che da Napoli lancia la sua sfida al governo, cercando di coniugare la difesa dei principi costituzionali con le istanze sociali più urgenti.
