POTENZA – “Questa campagna referendaria è importantissima. La riforma della giustizia punta a restituire fiducia nella magistratura attraverso due scelte chiare: la separazione delle carriere e la riforma del Csm”. Con queste parole incisive, la Ministra per le Riforme Istituzionali, Elisabetta Casellati, ha inaugurato oggi a Potenza la campagna per il ‘Sì’ al referendum costituzionale previsto per il 22 e 23 marzo. Un appuntamento che chiama i cittadini a esprimersi su modifiche sostanziali all’ordinamento giudiziario, attese da decenni.

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella sede di Forza Italia del capoluogo lucano, la Ministra, che ricopre anche il ruolo di segretaria regionale del partito, ha delineato con chiarezza la visione che anima i sostenitori della riforma. Al centro del dibattito, la volontà di “eliminare ogni contaminazione tra la figura del giudice e quella del pubblico ministero”, affinché le parti del processo possano finalmente agire su un piano di reale parità.

Il processo come un “triangolo isoscele”: Giudice arbitro imparziale

Per illustrare il concetto, la Ministra Casellati ha utilizzato una metafora efficace: “Il processo deve essere come un triangolo isoscele: in alto c’è il giudice, ovvero l’arbitro imparziale, alla base difesa e accusa su un piano di perfetta parità”. Un’immagine che evoca l’equilibrio e l’imparzialità che dovrebbero governare ogni procedimento giudiziario. “Il giudice è come l’arbitro in una partita di calcio: non può mai portare la maglia di uno dei giocatori in campo”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di una distinzione netta tra chi giudica e chi accusa.

La critica al sistema attuale si è concentrata sul ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), dove, secondo la Ministra, “pm e giudici possono valutarsi a vicenda”. Questa commistione, a suo dire, “crea contaminazione e può generare un potenziale conflitto di interessi”. La riforma, quindi, si propone di superare questa criticità istituendo due distinti Consigli Superiori, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, come previsto dal testo di legge costituzionale.

Autonomia della Magistratura: un rafforzamento, non un limite

Respingendo con fermezza le critiche di chi vede nella riforma un tentativo di indebolire l’ordine giudiziario, Casellati ha affermato che questa “non limita l’autonomia della magistratura, ma anzi la rafforza”. Ha poi aggiunto: “Lo dice chiaramente anche il testo. E chi dice il contrario dice il falso, perché nella riforma viene specificato che sia il pubblico ministero sia il giudice sono autonomi e indipendenti da qualsiasi potere. Chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire”.

Il testo della riforma costituzionale, già approvato dal Parlamento, interviene sull’organizzazione interna e sui meccanismi di autogoverno della magistratura, senza intaccare l’autonomia esterna dell’ordine giudiziario. Oltre allo sdoppiamento del Csm, la legge introduce una Corte disciplinare di rango costituzionale e prevede il ricorso al sorteggio per la selezione dei componenti degli organi di autogoverno, con l’intento di limitare l’influenza delle correnti.

Un parterre di sostenitori per il ‘Sì’

L’evento di Potenza ha visto la partecipazione di numerose figure di spicco di Forza Italia e del panorama politico lucano. Al fianco della Ministra Casellati erano presenti il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, l’assessore regionale Francesco Cupparo, e diversi consiglieri regionali e amministratori locali del partito. Una presenza compatta a sostegno di una riforma considerata una “priorità per il partito e per il Paese”. L’iniziativa di Potenza segna l’avvio di una serie di incontri che si terranno su tutto il territorio regionale per illustrare ai cittadini le ragioni del ‘Sì’.

Cosa cambia con la riforma: i punti chiave

Il referendum confermativo del 22 e 23 marzo, che non prevede quorum di partecipazione, chiede agli italiani di approvare o respingere la legge costituzionale. Votare ‘Sì’ significa confermare le seguenti modifiche principali:

  • Separazione delle carriere: I magistrati dovranno scegliere all’inizio della loro carriera se intraprendere la funzione di giudice (giudicante) o di pubblico ministero (requirente), con percorsi distinti e non più intercambiabili.
  • Due Consigli Superiori della Magistratura: Al posto dell’attuale Csm unico, ne verranno istituiti due separati, uno per i giudici e uno per i pm, per garantire un autogoverno distinto.
  • Sorteggio per l’elezione dei membri: Viene introdotto un meccanismo di sorteggio per la selezione dei componenti dei due Csm, con l’obiettivo di ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura.
  • Istituzione di un’Alta Corte disciplinare: Viene creata una nuova corte con competenza esclusiva sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, sottraendo tale funzione ai Csm.

Il dibattito è acceso, con i sostenitori del ‘No’ che esprimono preoccupazione per un possibile indebolimento dell’indipendenza della magistratura e un rischio di assoggettamento del pubblico ministero al potere esecutivo. La campagna referendaria si preannuncia intensa, con due visioni opposte sul futuro della giustizia in Italia che si confronteranno fino all’apertura delle urne.

Di veritas

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