Il palazzo della Borsa in piazza Affari a Milano, 24 gennaio 2020.ANSA/Mourad Balti Touati

Giornata di forti acquisti sui mercati azionari del Vecchio Continente, che chiudono una settimana di contrattazioni con un deciso segno più. A catalizzare l’attenzione degli investitori è stata la notizia, giunta da Washington, della scelta di Donald Trump di nominare Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve. Questa mossa, che vedrà Warsh succedere a Jerome Powell alla scadenza del suo mandato in maggio, ha iniettato una dose di ottimismo tra gli operatori, nonostante un avvio incerto di Wall Street.

Le piazze finanziarie europee hanno reagito con vigore, interpretando la nomina come un potenziale segnale di politiche monetarie favorevoli alla crescita economica. La Borsa di Madrid si è distinta come la migliore in Europa, con l’indice Ibex che ha messo a segno un rialzo del +1,8%. A trainare il listino spagnolo è stato soprattutto il settore bancario, che beneficia delle aspettative di un contesto economico dinamico.

Ottima performance anche per Piazza Affari, con l’indice FTSE MIB di Milano che ha chiuso le contrattazioni in crescita di circa un punto percentuale. Seguono a ruota le altre principali borse: Francoforte ha registrato un progresso dello 0,9%, Parigi ha guadagnato lo 0,7%, mentre Amsterdam e Londra hanno mostrato una crescita più contenuta, pari allo 0,4%.

L’effetto Warsh: chi è il nuovo volto della Fed e cosa aspettarsi

Ma chi è Kevin Warsh e perché la sua nomina sta avendo un impatto così significativo sui mercati? Classe 1970, laureato a Stanford e con un dottorato ad Harvard, Warsh non è un volto nuovo per la Federal Reserve. Già membro del Consiglio dei Governatori dal 2006 al 2011, nominato dall’allora presidente George W. Bush, è stato il più giovane a ricoprire tale incarico.

Tradizionalmente considerato un “falco” della politica monetaria, ovvero più propenso a privilegiare la stabilità dei prezzi e il controllo dell’inflazione attraverso tassi di interesse più alti, di recente Warsh ha mostrato un’evoluzione nel suo pensiero, allineandosi a posizioni più “dovish”. Ha criticato la Fed per essere, a suo dire, troppo legata a modelli economici superati e ha sostenuto la necessità di tagli ai tassi di interesse per stimolare ulteriormente la crescita economica. Questa apparente svolta lo rende una figura gradita all’amministrazione Trump, che da tempo esercita pressioni per una politica monetaria più accomodante. Gli analisti ritengono che la sua leadership potrebbe portare a una riduzione del bilancio della Fed, ma il mercato scommette soprattutto su un approccio pro-crescita.

Focus su Piazza Affari: bancari e STM in spolvero, scivola Fincantieri

Nel contesto positivo europeo, la Borsa di Milano ha visto diversi titoli mettersi in luce. A guidare i rialzi sono stati in particolare:

  • Mediobanca: L’istituto di Piazzetta Cuccia ha registrato una crescita del 2,4%, beneficiando del clima favorevole per il comparto bancario.
  • Stm (STMicroelectronics): Il colosso dei semiconduttori ha recuperato due punti percentuali, rimbalzando dopo lo scivolone della seduta precedente.
  • Intesa Sanpaolo: Anche il titolo della maggiore banca italiana ha mostrato una solida performance, con un rialzo in linea con quello di Stm.

In controtendenza, invece, si è mossa Fincantieri. Il titolo del gruppo cantieristico ha subito una pesante flessione del 3%, chiudendo a 16 euro per azione. A pesare sul titolo è stato un report degli analisti di Intesa Sanpaolo, che hanno peggiorato la raccomandazione sul titolo da ‘buy’ (acquistare) a ‘neutral’ (mantenere).

Materie prime e valute: l’oro crolla, il dollaro si rafforza

La nomina di Warsh ha avuto ripercussioni immediate e significative anche sul mercato delle materie prime e su quello valutario. L’oro, bene rifugio per eccellenza, ha subito un forte calo del 4%, scendendo poco sopra la soglia dei 5.000 dollari l’oncia (contratto spot). Questo movimento riflette una minore percezione del rischio da parte degli investitori e un contestuale rafforzamento del dollaro.

Il biglietto verde, infatti, ha guadagnato terreno, con il cambio euro/dollaro in leggero calo a quota 1,19. L’aspettativa di una Fed potenzialmente più aggressiva nel controllo dell’inflazione futura o, comunque, più allineata a una politica di crescita robusta, rende il dollaro più attraente per gli investitori internazionali.

Sul fronte del reddito fisso, lo spread BTP-Bund è rimasto calmo, attestandosi a 61 punti base, a testimonianza di una fiducia generalizzata sulla stabilità dell’Eurozona. Si è registrato, infine, un leggero aumento dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi. Stabile il prezzo del gas, che si conferma a 38,5 euro al Megawattora.

Di atlante

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