Il mondo del giornalismo, con le sue liturgie, i suoi miti e le sue disillusioni, è da sempre un fertile terreno per la narrazione. A questo universo, denso di umanità e di storie, attinge a piene mani Claudio Cumani, giornalista bolognese di lungo corso, per il suo esordio nella narrativa. “Ultima pagina, volevo fare il giornalista”, pubblicato da Edizioni Pendragon, è un romanzo che, attraverso il velo dell’autofiction, ci restituisce il sapore di un’epoca e di una professione in profonda trasformazione.
Un tuffo nella Bologna del 1980
La narrazione ci conduce nella Bologna del 1980. Il protagonista, Milordino, è un giovane di venticinque anni, fresco di laurea, che nutre un sogno tanto comune quanto impervio: diventare giornalista. Viene assunto nell’ufficio province di un quotidiano locale, un luogo che i suoi abitanti hanno ribattezzato “lo stanzone”. Questo spazio si rivela essere un microcosmo variopinto e surreale, un girone redazionale dantesco popolato da figure eterogenee: giovani praticanti pieni di speranze, redattori esperti che hanno visto tempi migliori, seduttori impenitenti e maestri nell’arte di perdere tempo.
Cumani, con una prosa che mescola ironia e nostalgia, descrive la vita quotidiana di questa redazione: un luogo dove si lavora poco, si urla molto e si ride tantissimo. Un mondo fatto di fuorisacco, di fax dai caratteri sbiaditi e di tipografie che odorano ancora di piombo. È la fotografia di un giornalismo che oggi appare quasi archeologico, un modo di raccontare il mondo che non esiste più, spazzato via dalla rivoluzione digitale.
Lo sfondo di una città in ebollizione
Mentre all’interno dello “stanzone” la vita scorre tra aneddoti e scadenze, fuori la città di Bologna è un calderone ribollente. Appena uscita dal tumulto degli anni Settanta, la città è inconsapevolmente alla vigilia di due eventi che la segneranno in modo indelebile: la strage di Ustica del 27 giugno e la bomba alla stazione del 2 agosto. Questo contesto storico, carico di tensione e di presagi, fa da contrappunto alle vicende personali di Milordino, amplificandone le ansie e le incertezze.
È in questo scenario che il protagonista inizia a confrontarsi con le grandi domande della sua esistenza: l’ambizione, la paura del fallimento, il peso delle aspettative familiari e, soprattutto, la costruzione della propria identità, sia come uomo che come professionista.
Un racconto di autofiction surreale e nostalgico
L’autore, attingendo alla propria esperienza personale, costruisce un racconto di autofiction che si muove sul filo dei ricordi. “Ho ritrovato facce, clima, colori. E, per quel che ho potuto, ci ho giocato”, ha dichiarato Cumani. Il risultato è una testimonianza a tratti strampalata, ma profondamente sincera, di un modo di fare giornalismo che appartiene al passato.
Il romanzo vuole essere, nelle parole del suo autore, “la rievocazione nostalgica dei sogni e bisogni di una generazione antica, in un periodo storico segnato da tragedie immani”. La narrazione segue una corda surreale, trasformando l’Ufficio Province in una sorta di “Fortezza Bastiani” buzzatiana, un avamposto a difesa dell’incompetenza, ma anche un luogo di formazione e di scoperta.
L’autore e la presentazione del libro
Claudio Cumani è una figura di spicco del giornalismo culturale bolognese. Professionista dal 1980, ha legato il suo nome alle pagine culturali de “Il Resto del Carlino”, dove ha ricoperto anche il ruolo di caposervizio. La sua carriera è costellata di esperienze diverse: dalla critica teatrale alla conduzione di programmi radiofonici, dalla partecipazione a giurie di premi nazionali all’insegnamento. Per Pendragon ha già pubblicato nel 2021 il saggio “Cresciuti a pane e teatro. Bologna in scena dal 1968 ai giorni nostri”.
“Ultima pagina, volevo fare il giornalista” è disponibile nelle librerie e negli store online dal 13 febbraio. La presentazione ufficiale si terrà martedì 17 febbraio alle ore 18 presso la Biblioteca Salaborsa di Bologna, in un incontro che vedrà la partecipazione, oltre all’autore, dello scrittore Marcello Fois e del sociologo Roberto Grandi. L’evento, inserito nella rassegna “Le Voci dei libri”, sarà anche trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube di Bologna Biblioteche.
