Roma – Una giornata di altissima tensione ha scosso oggi i palazzi della politica italiana, culminata con una decisione senza precedenti da parte della Presidenza della Camera dei Deputati: l’annullamento di tutte le conferenze stampa in programma per “questioni di ordine pubblico”. La drastica misura è stata la conseguenza diretta dell’occupazione della sala stampa di Montecitorio da parte di un folto gruppo di parlamentari delle opposizioni, determinati a impedire lo svolgimento di un controverso evento.
La conferenza della discordia
Al centro della bufera, la conferenza stampa intitolata “Remigrazione e riconquista”, organizzata dal deputato della Lega Domenico Furgiuele. L’evento prevedeva la partecipazione di noti esponenti di formazioni di estrema destra, tra cui Luca Marsella, portavoce di Casapound, Ivan Sogari del Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti (ex Forza Nuova) e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti. L’obiettivo dichiarato era il lancio di una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sul tema della “remigrazione”, un concetto che ha immediatamente suscitato forti polemiche e l’indignazione delle forze di centrosinistra.
Già nei giorni precedenti, la tensione era salita alle stelle, con le opposizioni che avevano annunciato l’intenzione di ostacolare in ogni modo l’iniziativa per “impedire l’ingresso di nazisti nel palazzo”. Anche il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, pur sottolineando che la responsabilità dei contenuti delle conferenze stampa ricade sui singoli parlamentari, aveva definito “inopportuna” l’iniziativa, rivolgendo un appello, inascoltato, a Furgiuele affinché ci ripensasse.
L’occupazione e il caos a Montecitorio
Questa mattina, prima dell’orario fissato per l’inizio della conferenza (le 11:30), circa trenta parlamentari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) hanno messo in atto la loro protesta, occupando fisicamente la sala destinata all’evento. Guidati da figure come Angelo Bonelli (Avs), Gianni Cuperlo (PD) e Riccardo Ricciardi (M5S), i deputati hanno sventolato copie della Costituzione e intonato canti della Resistenza come “Bella Ciao” e “Fischia il vento”, in un “presidio democratico” a difesa dei valori antifascisti.
L’arrivo del deputato Furgiuele ha innescato momenti di caos e un’accesa bagarre verbale. Circondato dai manifestanti, il leghista ha tentato di difendere il suo diritto a tenere la conferenza, accusando le opposizioni di essere “antidemocratiche”. La situazione è rapidamente degenerata, con spintoni e un clima di forte tensione che ha reso impossibile il normale svolgimento dei lavori.
La decisione della Presidenza e le reazioni politiche
Di fronte all’escalation, l’ufficio stampa della Camera ha prima allontanato i giornalisti presenti e, poco dopo, è giunta la comunicazione ufficiale della Presidenza: annullamento di tutte le conferenze stampa per motivi di ordine pubblico. Una decisione inedita che ha di fatto bloccato l’evento di Furgiuele.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere e sono state di segno opposto:
- Le opposizioni hanno rivendicato la loro azione come una vittoria in difesa della democrazia e della Costituzione antifascista. “Abbiamo tenuto fuori i fascisti dalla casa della democrazia”, hanno dichiarato, sottolineando il dovere di opporsi a ideologie contrarie ai principi fondamentali della Repubblica.
- La Lega e il centrodestra hanno condannato duramente l’accaduto, parlando di un “atto antidemocratico e stalinista” e di una grave violazione della libertà di espressione garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Esponenti del Carroccio, come il deputato Rossano Sasso, hanno chiesto sanzioni per i responsabili dell’occupazione e hanno rivolto un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché intervenga a tutela della libertà di parola dei parlamentari. Anche il leader della Lega, Matteo Salvini, ha definito “intollerabile” l’episodio.
Nonostante il blocco della conferenza, il deputato Furgiuele ha tentato di far entrare gli esponenti di estrema destra come suoi ospiti personali, ma la Presidenza ha vietato l’ingresso a tutti gli ospiti esterni per l’intera giornata, sempre per ragioni di sicurezza. Luca Marsella di Casapound ha promesso: “Torneremo in Parlamento con centinaia di migliaia di firme”.
La vicenda lascia un segno profondo nel dibattito politico, sollevando interrogativi cruciali sui limiti della libertà di espressione all’interno delle istituzioni e sulla necessità di arginare la diffusione di ideologie neofasciste, in un clima di scontro sempre più acceso tra maggioranza e opposizione.
