Parigi – Un’assenza che diventa presenza, un vuoto che definisce lo spazio, un’eredità che non si possiede ma si custodisce. A Parigi, nell’atmosfera quasi surreale della Settimana dell’Haute Couture, è andata in scena la prima sfilata di Valentino dopo la scomparsa del suo fondatore, l’imperatore della moda Valentino Garavani, spentosi a Roma il 19 gennaio all’età di 93 anni. Un evento attesissimo, carico di un peso emotivo e simbolico senza precedenti, che il nuovo direttore creativo, Alessandro Michele, ha saputo trasformare da appuntamento mondano a profonda riflessione sul tempo, la bellezza e la memoria.

Pochi minuti prima che la prima modella solcasse la passerella, una lettera scritta di pugno da Michele è stata condivisa con la stampa e sui canali social della maison, rompendo il silenzio e offrendo la chiave di lettura di un momento storico. “Sento la responsabilità di una presa di parola che nasce dal riconoscimento di un debito”, ha esordito il designer, confessando come la notizia della morte del Maestro sia giunta quando la collezione era già in una fase irreversibile. Ma proprio da questa impossibilità di un tributo formale è nata una celebrazione più intima e potente.

La Lettera di Michele: Custodire l’Eredità, non Colmare un Vuoto

Nelle parole di Alessandro Michele, Valentino Garavani non è solo un predecessore, ma “una figura mitologica, una presenza fondativa, un riferimento ineludibile”. Il suo approccio alla successione è un atto di rara sensibilità e intelligenza nel mondo della moda: non sostituire, non superare, ma prendersi cura. “Ogni atto creativo è anche un atto di custodia”, scrive, delineando la sua missione come quella di un “custode temporaneo” di un lascito immenso.

Michele ha voluto inoltre omaggiare tutte le figure chiave che hanno costruito la storia della Maison. Un ringraziamento speciale è andato a Giancarlo Giammetti, socio, amico e compagno di una vita di Valentino, definito figura essenziale senza la quale “questa storia non avrebbe potuto prendere la forma che conosciamo”. Un pensiero è stato rivolto anche ai suoi diretti predecessori, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, riconoscendo il valore del loro lavoro, e a tutto l’invisibile esercito di sarte, artigiani e designer che rappresentano l’anima dell’atelier.

La conclusione della lettera è una vera e propria dichiarazione poetica: l’assenza di Valentino è “reale, tangibile, apre un vuoto profondo, doloroso”. Ma è proprio in questo spazio che si continua a lavorare, “non per colmare un’assenza, ma per custodirla”, trasformando l’eredità in “un’idea di bellezza intesa come forma alta di responsabilità”.

La Collezione “Specula Mundi”: una Bellezza da Scrutare

La sfilata stessa è stata un tributo concettuale. L’apertura è stata affidata alla voce registrata di Valentino Garavani, tratta dal documentario “The Last Emperor”, in cui raccontava il suo sogno di bambino di vestire le dive del cinema. Un modo per rendere tangibile quella “presenza fondativa” di cui parlava Michele.

La collezione, intitolata “Specula Mundi” (Specchi del Mondo), ha esplorato il tema dello sguardo e dell’osservazione. L’allestimento si ispirava al Kaiserpanorama, un dispositivo ottocentesco che permetteva una visione intima e concentrata di immagini, invitando il pubblico a un’esperienza quasi privata, a scrutare la bellezza nei dettagli. Gli abiti hanno messo in scena un dialogo tra l’archivio e la visione contemporanea di Michele, tra rigore e opulenza, mantenendo quella raffinatezza che è la cifra stilistica di Valentino, ma riletta attraverso una lente nuova, quasi filosofica.

L’Eredità di un Imperatore

La scomparsa di Valentino Garavani ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama culturale italiano e internazionale. Nato a Voghera nel 1932, ha definito per oltre mezzo secolo i canoni dell’eleganza, vestendo le donne più famose del mondo, da Jacqueline Kennedy a Sophia Loren, e creando un colore, il Rosso Valentino, che è diventato la sua firma inconfondibile. Il suo impero, costruito con disciplina e visione, non è solo creativo ma anche un patrimonio materiale immenso, stimato in oltre un miliardo di euro.

La sfilata di Parigi non è stata solo la presentazione di una collezione, ma un rito di passaggio. Ha dimostrato come un’eredità possa essere onorata non attraverso la sterile imitazione, ma con l’intelligenza del cuore e della mente. Alessandro Michele, con rispetto e profondità, non ha cercato di essere il “nuovo Valentino”, ma ha scelto la via più complessa e affascinante: quella di essere il custode della sua luce, permettendole di brillare ancora, in forme nuove e inaspettate, nel mondo che verrà.

Di davinci

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