Un’onda anomala, non solo di acqua e vento ma anche di silenzio mediatico, sembra aver travolto il Sud Italia. Mentre il ciclone Harry sferzava con violenza inaudita le coste di Calabria, Sicilia e Sardegna, lasciando dietro di sé una scia di distruzione e disperazione, l’attenzione del Paese appariva distratta, rivolta altrove. A squarciare questo velo di apparente indifferenza è stata la voce del creator e conduttore televisivo Gabriele Vagnato, che con un video accorato sui social ha lanciato un potente grido d’allarme e una proposta concreta: che la musica diventi il motore della rinascita.

La denuncia di un figlio della Calabria

“Sono calabrese, sono cresciuto a Catanzaro, ho passato la mia infanzia, la mia adolescenza… in luoghi che purtroppo sono stati rasi al suolo”. Con queste parole cariche di dolore e appartenenza, Vagnato ha descritto la devastazione che ha colpito la sua terra. Attività commerciali, frutto di anni di sacrifici, spazzate via in una notte, un paesaggio familiare trasfigurato dalla furia degli elementi. La sua denuncia non è solo un lamento, ma un atto d’accusa verso un sistema informativo che, a suo dire, ha marginalizzato la “guerra contro il fango” combattuta da migliaia di cittadini nel Sud, preferendo concentrarsi su crisi internazionali e dinamiche politiche lontane. Un sentimento, questo, condiviso da molti, inclusi altri personaggi del mondo dello spettacolo come Rosario Fiorello e la cantante Levante, che hanno lamentato la scarsa copertura mediatica e l’indifferenza generale.

La conta dei danni: una ferita da due miliardi di euro

Le parole di Vagnato trovano un’eco drammatica nei numeri. La stima dei danni, ancora provvisoria, è impressionante: si parla di circa due miliardi di euro. Un bilancio pesantissimo confermato anche dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha parlato di un “evento senza precedenti”. Il ciclone Harry, con venti tempestosi, piogge torrenziali e onde alte fino a 12 metri, ha sventrato litorali, distrutto stabilimenti balneari, compromesso infrastrutture stradali e ferroviarie e danneggiato gravemente i porticcioli. L’agricoltura è in ginocchio, con agrumeti e seminativi colpiti duramente, e la pesca lamenta perdite per decine di milioni di euro. Un colpo durissimo per economie già fragili, che ora si trovano a fronteggiare una ricostruzione complessa e onerosa.

Il Governo ha risposto dichiarando lo stato di emergenza nazionale per le tre regioni e stanziando un primo fondo di 100 milioni di euro, da ripartire equamente, per gli interventi più urgenti. Una cifra considerata da molti, tra cui la premier Giorgia Meloni stessa, solo un primo passo, del tutto insufficiente a coprire la reale entità dei danni. La presidente del Consiglio, recatasi a Catania per un sopralluogo, ha assicurato che arriveranno ulteriori risorse e che si lavora per dare risposte celeri.

L’appello alla cultura: la musica come strumento di rinascita

In questo scenario di devastazione e incertezza, l’appello di Gabriele Vagnato assume un valore simbolico e concreto. Dal suo programma musicale su Rai2, “Playlist”, ha lanciato una proposta che unisce solidarietà e cultura: “Quest’estate, ma anche in primavera, perché non organizzare dei begli eventi musicali proprio lì, in Calabria, in Sardegna, in Sicilia?”. Un invito rivolto a tutto il mondo della musica, affinché l’arte possa portare non solo un aiuto economico, ma anche un messaggio di speranza e vicinanza alle comunità colpite.

L’idea è quella di trasformare i luoghi della distruzione in palcoscenici di rinascita, dove le note possano sovrastare il rumore delle macerie e la melodia possa curare le ferite dell’anima. Un progetto che richiama la grande capacità degli italiani di mobilitarsi nelle emergenze, come dimostrato dall’immediato intervento di tantissimi volontari che si sono riversati nelle zone alluvionate per prestare i primi soccorsi. Ora, la palla passa agli artisti, chiamati a raccogliere il testimone e a dimostrare, ancora una volta, come la cultura possa essere un potente catalizzatore di cambiamento e ricostruzione sociale.

Una riflessione sul futuro: tra cambiamento climatico e dissesto idrogeologico

Al di là dell’emergenza, la violenza del ciclone Harry impone una riflessione profonda e non più procrastinabile sulle fragilità del nostro territorio. Eventi climatici di questa portata, un tempo considerati eccezionali, sono ormai sempre più frequenti, sintomi evidenti di un cambiamento climatico in atto che non può più essere ignorato. La tragedia evidenzia le lacune nella prevenzione del dissesto idrogeologico e solleva interrogativi sull’utilizzo dei fondi, come quelli del PNRR, che avrebbero dovuto essere destinati prioritariamente alla messa in sicurezza del territorio. Ricostruire, dunque, non basterà. Sarà necessario ripensare il modo in cui viviamo e gestiamo le nostre coste e le nostre terre, investendo in strategie di adattamento e mitigazione per evitare che il prossimo “ciclone” trovi ancora una volta il nostro Sud impreparato e vulnerabile.

Di euterpe

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