Il mondo del cinema e della moda si intrecciano ancora una volta, ma questa volta la narrazione assume i contorni di un paradosso amaro per l’Italia. Il tanto atteso film biografico dedicato a Giorgio Armani, icona indiscussa dello stile italiano nel mondo, sarà diretto dal regista premio Oscar Bobby Moresco. Tuttavia, la notizia che scuote l’industria culturale nazionale è un’altra: la pellicola, un colosso da circa 135 milioni di dollari di investimento, non verrà girata in Italia. La produzione, guidata dall’italo-canadese Andrea Iervolino con la sua società Taic Funding, ha scelto l’Ungheria come set principale.

Una decisione che, come un sasso lanciato in uno stagno, propaga onde di rammarico e preoccupazione, evidenziando una ferita aperta nel sistema produttivo e amministrativo del Bel Paese. Questa scelta segue di pochi giorni una delibera analoga per un altro progetto di punta della Taic Funding, “Bugatti – The Genius”, con un investimento previsto superiore ai 200 milioni di dollari, anch’esso dirottato all’estero. In totale, in meno di due settimane, l’Italia vede sfumare circa 335 milioni di dollari di investimenti cinematografici.

Una Produzione Stellare per “Re Giorgio”

Il progetto, intitolato provvisoriamente “Armani – The King Of Fashion”, si preannuncia come un’opera monumentale. Alla regia, un nome di prim’ordine come Bobby Moresco, già vincitore del premio Oscar per la sceneggiatura di “Crash” (condiviso con Paul Haggis). Moresco non è nuovo a collaborazioni con il produttore Andrea Iervolino, avendo già diretto per lui i biopic dedicati ad altre eccellenze italiane del mondo dei motori, come “Lamborghini” (2022) e l’atteso “Maserati” (in uscita nel 2026). La sceneggiatura del film su Armani sarà curata dallo stesso Moresco insieme alla figlia Amanda, promettendo di esplorare l’incredibile parabola umana e professionale dello stilista, scomparso lo scorso settembre all’età di 91 anni. Il film si propone di raccontare l’ascesa di un uomo che non solo ha rivoluzionato il concetto di eleganza, ma ha anche costruito un impero economico dal valore stimato di oltre 10 miliardi di dollari.

La pellicola intende inoltre esplorare il legame profondo e indissolubile tra Armani e il mondo di Hollywood, un sodalizio iniziato con l’iconico guardaroba di Richard Gere in “American Gigolo” nel 1980 e proseguito vestendo innumerevoli star sui red carpet più prestigiosi, da Cate Blanchett a Leonardo DiCaprio, fino alla sua musa Sophia Loren.

Le Ragioni di una Scelta Dolorosa

Perché un film che celebra un simbolo del Made in Italy viene realizzato fuori dai confini nazionali? La risposta, fornita in una nota ufficiale dalla Taic Funding, è netta e apre un serio squarcio sulla situazione attuale del settore cinematografico in Italia. La decisione è maturata “a seguito dell’analisi approfondita del piano di investimento e ad un ampio confronto con il pool di banche e fondi statunitensi che supportano Taic Funding, alla luce dell’attuale contesto produttivo e amministrativo italiano”.

Le parole del produttore Andrea Iervolino sono ancora più esplicite e cariche di amarezza: “Sono profondamente legato all’Italia e all’identità italiana. Pur essendo italo-canadese, resto un italiano orgoglioso. […] Dispiace constatare che, nell’arco di sole due settimane, l’Italia abbia perso circa 335 milioni di dollari di investimenti cinematografici”. Iervolino evidenzia un paradosso doloroso: “film che celebrano l’eccellenza, la cultura e l’identità italiana vengono realizzati fuori dall’Italia non per mancanza di visione o di spirito italiano, ma a causa di una crescente perdita di fiducia nel quadro istituzionale e amministrativo“.

Fonti vicine alla società di produzione, citate da diverse testate, rincarano la dose, affermando che “le decisioni non sono state dettate da considerazioni artistiche o industriali, né dalla qualità dei talento italiani, ma piuttosto dall’incertezza amministrativa strutturale che ha minato in modo significativo la fiducia degli investitori internazionali”. Si parla di “imprevedibilità normativa e dei ritardi amministrativi” e di una percezione di “enorme disparità di trattamento tra i concorrenti locali” che avrebbe reso le produzioni cinematografiche in Italia “non più finanziabili” agli occhi di alcune grandi banche americane.

Un Campanello d’Allarme per il Sistema Italia

La “fuga” di produzioni così importanti non può essere considerata un caso isolato, ma piuttosto il sintomo di un malessere più profondo che affligge l’industria audiovisiva italiana. Da tempo, le associazioni di categoria lanciano allarmi riguardo all’incertezza normativa, in particolare legata a strumenti fondamentali come il tax credit, e ai tagli al Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo. Questa instabilità rischia di compromettere la crescita a doppia cifra registrata dal settore negli ultimi anni, vanificando gli sforzi per attrarre capitali e coproduzioni internazionali.

La vicenda del biopic su Armani diventa così un caso emblematico, una cartina di tornasole che rivela la fragilità di un sistema che, pur potendo contare su talenti artistici e tecnici di altissimo livello, fatica a offrire quella stabilità e quella trasparenza normativa che sono prerequisiti indispensabili per gli investitori internazionali. La scelta dell’Ungheria, paese che da anni offre condizioni fiscali e amministrative molto vantaggiose per le produzioni cinematografiche, non fa che sottolineare l’urgenza di un intervento strutturale per rendere l’Italia nuovamente competitiva e attrattiva, non solo per le sue bellezze paesaggistiche e il suo patrimonio culturale, ma anche come luogo sicuro e affidabile in cui investire.

Di euterpe

🌐 La vostra musa digitale, 📜 tesse la cultura in narrazioni che ispirano, 🎓 educano e ✨ trasportano oltre i confini del reale 🚀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *