ROMA – La macchina organizzativa per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 si muove tra complessi dossier logistici e un infuocato dibattito politico sulla sicurezza. A gettare benzina sul fuoco è stato il Vicepremier e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che a margine delle celebrazioni per il Giorno della Memoria ha utilizzato parole forti per smorzare le polemiche sulla prevista collaborazione di agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia federale statunitense.

O uno sa di cosa si parla o diventa una cosa emotiva, ma non è che sono quelli che stanno in strada a Minneapolis. Io sono stato quello più duro di tutti in Italia su questo, ma non è che stanno a arrivare le SS“. Con questo paragone, tanto incisivo quanto controverso, Tajani ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica. Ha poi precisato: “Il problema non è che arrivano quelli coi mitra con la faccia coperta, vengono dei funzionari che sono di un reparto. Vengono loro perché è il reparto deputato all’antiterrorismo“.

Il ruolo dell’ICE: tra cooperazione e controversie

La questione ruota attorno alla natura e ai limiti dell’intervento di personale statunitense sul territorio italiano. Il governo, attraverso le parole di Tajani e del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha chiarito che non si tratterà di un impiego operativo “in strada”. Gli agenti dell’ICE, o più precisamente della sua componente investigativa HSI (Homeland Security Investigations), opereranno dall’interno di una sala operativa allestita presso il Consolato USA di Milano. Il loro compito sarà quello di supportare il servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato americano e le autorità italiane, fornendo analisi e consultando banche dati per “verificare e mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali“, come confermato da un portavoce della stessa agenzia. Si tratta, quindi, di una collaborazione a livello di intelligence e non di ordine pubblico, la cui gestione rimane di esclusiva competenza delle forze di polizia italiane.

Questa prassi di cooperazione internazionale non è inedita per eventi di tale portata. Tuttavia, a sollevare il polverone è la fama stessa dell’ICE, un’agenzia federale istituita dopo l’11 settembre 2001 e spesso al centro di aspre critiche negli Stati Uniti per i suoi metodi, considerati da molti aggressivi e controversi, nel contrasto all’immigrazione clandestina. Recenti episodi di violenza a Minneapolis, che hanno visto coinvolti agenti dell’ICE con esiti letali, hanno ulteriormente acceso i riflettori e alimentato le preoccupazioni.

La dura reazione delle opposizioni e degli enti locali

Le rassicurazioni del governo non hanno placato le opposizioni, che hanno chiesto a gran voce chiarezza e un’informativa urgente in Parlamento, che il ministro Piantedosi terrà il 4 febbraio. Particolarmente duro è stato il commento del sindaco di Milano, Giuseppe Sala: “Questa è una milizia che uccide e quindi non sono i benvenuti a Milano“. Sala ha aggiunto di non sentirsi tutelato e si è chiesto: “Noi potremo dire per una volta un no a Trump? Gli agenti dell’Ice non devono venire in Italia perché non sono allineati al nostro modo democratico di garantire la sicurezza“.

Sulla stessa linea si sono mossi i leader di altre forze politiche. Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle ha dichiarato: “Dopo violenze e uccisioni in strada negli Usa, ora apprendiamo dal loro portavoce che gli agenti di Ice verranno in Italia per la sicurezza alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Non possiamo permetterlo“. Anche da Alleanza Verdi e Sinistra si è levata una voce critica, paventando una possibile “perdita di sovranità” territoriale.

Un dispositivo di sicurezza imponente

La polemica si inserisce in un quadro di sicurezza per le Olimpiadi che si preannuncia massiccio. Saranno circa seimila gli uomini del sistema di sicurezza nazionale impiegati per garantire il sereno svolgimento dei Giochi. A questo si aggiungerà un potenziamento della sorveglianza tecnologica, con l’uso di droni e vigilanza aerea per prevenire disordini e garantire l’ordine pubblico. Il Ministro Piantedosi ha definito la vicenda una “tempesta in un bicchiere d’acqua“, ribadendo che la sicurezza sul territorio sarà gestita unicamente dalle autorità italiane.

Mentre la politica si divide, la Fondazione Milano Cortina 2026, per bocca del suo presidente Giovanni Malagò, ha precisato che la presenza di agenzie di sicurezza estere a supporto di delegazioni di alto livello è una prassi comune in questi eventi, legata principalmente alla protezione di personalità come il Segretario di Stato americano. La vicenda, tuttavia, ha ormai trasceso l’aspetto puramente tecnico, diventando un caso politico che intreccia questioni di sicurezza nazionale, sovranità, diplomazia e la percezione pubblica di un’agenzia straniera controversa.

Di veritas

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