ROMA – In occasione della celebrazione del Giorno della Memoria, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha tenuto un discorso di alto valore morale e civile presso il Palazzo del Quirinale. Le sue parole hanno risuonato con forza, richiamando l’Italia a una riflessione profonda e non meramente formale sulla tragedia della Shoah e sulle responsabilità storiche nazionali. “Da italiani, rievochiamo con angoscia la discriminazione, la persecuzione, la deportazione, la morte dei nostri concittadini ebrei, traditi dalle leggi razziali volute dal fascismo”, ha dichiarato il Capo dello Stato, puntando il dito contro le complicità che resero possibile l’orrore.

Le responsabilità storiche e il monito per il presente

Il Presidente Mattarella non ha usato mezzi termini nel delineare il quadro delle colpe. Ha parlato di cittadini “venduti ai carnefici nazisti” non solo da adepti del fascismo, ma anche con la “complicità della monarchia, di tanti che si ritenevano intellettuali, di parte della popolazione”. Un’analisi cruda che scuote le coscienze e impedisce ogni tentativo di autoassoluzione collettiva. L’intervento presidenziale si è spinto oltre la semplice rievocazione, trasformandosi in un potente monito per l’attualità: “Non possiamo limitarci a questo sentimento, per quanto sincero e doveroso: sarebbe un’occasione mancata. Sarebbe un errore”. Un chiaro invito a tradurre la memoria in azione, in vigilanza costante contro i rigurgiti di odio e intolleranza che ancora oggi minacciano le nostre società.

Il Capo dello Stato ha ricordato come la Repubblica e la Costituzione siano nate proprio in antitesi a quelle “ideologie disumane e sanguinarie” che hanno avvelenato il Novecento. Per questo, ha ribadito con fermezza, “nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo”.

Le vittime della Shoah: un universo di vite spezzate

Con parole cariche di commozione, Mattarella ha reso omaggio alla “schiera di vittime incolpevoli, sei milioni di persone”. Un tributo che ha restituito la dimensione umana di una tragedia spesso ridotta a numeri. “Anziani, giovani, donne, uomini, bambini, neonati”, soffocati nelle camere a gas, trucidati, morti di stenti e maltrattamenti. Un elenco che comprende non solo gli ebrei, “in massima parte”, ma anche rom e sinti, omosessuali, dissidenti politici, appartenenti a minoranze religiose, disabili e malati di mente. Tutte categorie definite “non degne di vivere” da un’ideologia fondata sulla menzogna della superiorità razziale.

La Shoah in Italia, come ricordato dagli storici, si è articolata in due fasi: la “persecuzione dei diritti” iniziata con le leggi razziali del 1938 e la successiva “persecuzione delle vite” dopo l’8 settembre 1943, sotto l’occupazione nazista e la Repubblica Sociale Italiana. Si stima che circa 7.500 ebrei italiani persero la vita, pari al 13% della popolazione ebraica censita nel 1938.

Il contesto della celebrazione e il valore della testimonianza

La cerimonia al Quirinale, trasmessa in diretta, ha visto la partecipazione delle più alte cariche dello Stato e di figure simbolo della memoria, come la Senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz. A lei, in particolare, il Presidente ha voluto esprimere “a nome della Repubblica la solidarietà, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità”. Un gesto significativo che sottolinea l’importanza di proteggere e onorare i testimoni diretti dell’orrore, le cui voci sono un argine fondamentale contro il negazionismo e l’oblio.

Il Giorno della Memoria, istituito in Italia con la legge n. 211 del 2000, si celebra ogni 27 gennaio per commemorare la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche nel 1945. Una data simbolo scelta per ricordare non solo le vittime della Shoah, ma anche tutti i deportati e coloro che si opposero al progetto di sterminio. La ricorrenza, come ha evidenziato il discorso del Presidente, deve essere un’occasione per interrogare il passato e rafforzare i valori di democrazia, inclusione e rispetto della dignità umana che sono a fondamento della nostra convivenza civile.

Di veritas

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