Roma – Un bagno di folla e di passione, quello che avvolge quotidianamente Gian Piero Gasperini da quando siede sulla panchina della Roma. Un’esperienza totalizzante che il tecnico di Grugliasco ha voluto raccontare con parole cariche di entusiasmo e trasporto, a margine della presentazione del libro “L’ultima danza di Maradona” scritto dal giornalista Giancarlo Dotto. Un’occasione per parlare non solo del mito di Diego, ma anche e soprattutto del suo rapporto viscerale con la Capitale e con il popolo giallorosso.
“UN’IDENTIFICAZIONE DIFFICILE DA TROVARE ALTROVE”
Interrogato sulle differenze percepite rispetto alle sue precedenti esperienze, Gasperini non ha avuto esitazioni nel magnificare l’unicità del tifo romanista. “Qui c’è una grandissima passione, ma è anche vero che in tutti i posti c’è una passione incredibile, anche a Bergamo e a Genova,” ha esordito il tecnico. “Roma però è una città molto grande, con una percentuale di tifoseria che è un po’ laziale e molto romanista. C’è un’identificazione nella città che è difficile da trovare altrove.”
Un legame che, secondo l’allenatore, trascende il semplice tifo sportivo per diventare un tutt’uno con l’identità cittadina. “Se vai a Milano posso essere anche in un’altra grande metropoli. Qui ti accorgi sempre di essere a Roma e questo legame forte con la squadra è identificato con valori comuni alla gente, è un attaccamento diverso a quello che puoi trovare in altri posti.” Parole che suonano come una vera e propria dichiarazione d’amore, un riconoscimento della simbiosi che unisce la Roma ai suoi tifosi, trasformando ogni partita in un evento che coinvolge l’intera urbe.
LA PRESSIONE MEDIATICA? “È UNA FORZA”
Gasperini ha poi affrontato un tema spesso considerato critico nella piazza romana: l’incessante attenzione mediatica, con un’etere radiofonico costantemente sintonizzato sulle vicende di Trigoria. Lungi dal considerarla un ostacolo, il tecnico la interpreta come un ulteriore propellente. “Mi hanno sempre detto ‘attento che a Roma non si può fare calcio’, ma io non sono d’accordo,” ha affermato con convinzione. “Ci sono tante radio, se vai sul taxi si parla di Roma, ma credo sia una forza. Se le cose vanno bene è una grande spinta.” Una visione positiva che capovolge un luogo comune, vedendo nella passione popolare e nella sua amplificazione mediatica un potenziale vantaggio competitivo, a patto che i risultati sul campo siano positivi. “Abbiamo vissuto finora momenti positivi, non so quando andrà peggio se diventerà più difficile,” ha ammesso con pragmatismo.
VIVERE ROMA: IL COLOSSEO COME BUONGIORNO
L’integrazione di Gasperini nel tessuto cittadino non si limita all’ambito professionale. L’allenatore ha svelato di aver scelto di vivere la città appieno, rifiutando di isolarsi. “Cerco sempre di integrarmi nella città, non di vivere ai margini,” ha confessato. Una scelta che gli regala quotidiane emozioni, come ha raccontato con un aneddoto suggestivo: “È una città splendida da vivere, è un tragitto più lungo per andare a Trigoria ma vedere il Colosseo mi fa iniziare la giornata bene.” Un’immagine potente che testimonia il fascino che la Città Eterna esercita anche su chi, per lavoro, è abituato a frequentare i palcoscenici più prestigiosi del mondo.
AMARCORD: DA SIVORI AI GRANDI ANNI ’80
La serata, dedicata a Maradona, ha inevitabilmente stimolato i ricordi di Gasperini, riportandolo alla sua gioventù e ai suoi miti calcistici. “Il mio idolo da giovane era Omar Sivori, un giocatore che tutti cercavano di copiare,” ha rivelato, parlando del fuoriclasse argentino che incantò con la maglia della Juventus. Un tuffo nel passato che lo ha portato a riflettere sull’epoca d’oro della Serie A, quando il campionato italiano era il centro del mondo calcistico.
- I campioni del passato: “Ho avuto la fortuna di giocare in Serie A negli anni ’80, con i migliori giocatori al mondo. Zico, che era straordinario, Gullit, Van Basten, Platini, Matthaus, non solo Maradona.”
- La percezione dei campioni: “Adesso il prototipo del giocatore è diverso, oggi è più difficile identificare chi è Pelè o Maradona. Prima si vedevano di meno, c’erano le figurine e molta ideologia sul giocatore, lo enfatizzavi al limite.”
- Il calcio nell’era digitale: “Adesso li puoi vedere in qualunque situazione, ma i ragazzini li conoscono tutti, anche le riserve, attraverso i videogiochi.”
Una riflessione che evidenzia il cambiamento nella fruizione del calcio e nella costruzione dell’immaginario collettivo legato ai suoi protagonisti, un tempo figure mitiche avvolte da un’aura di mistero e oggi personaggi pubblici a 360 gradi.
