Una sentenza che riscrive i confini tra diritto di cronaca, privacy e interesse pubblico. Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso della Rai, annullando la sanzione da 150mila euro che il Garante per la protezione dei dati personali aveva comminato all’azienda per la diffusione, da parte della trasmissione Report, di un audio contenente una conversazione privata tra l’allora Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e sua moglie, la giornalista Federica Corsini. La decisione, annunciata con soddisfazione dal conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, su Facebook, segna un punto a favore del giornalismo d’inchiesta e solleva interrogativi sull’operato dell’Authority.

Le motivazioni della sentenza: Interesse pubblico e legittimo esercizio di cronaca

Il cuore della pronuncia del Tribunale risiede nel riconoscimento della “sostanziale rilevanza pubblica” della vicenda. Secondo i giudici, sebbene la conversazione avesse profili di natura personale, essa toccava un tema di sicuro interesse per la collettività: la possibilità che l’assegnazione di alte cariche istituzionali potesse essere influenzata da questioni private anziché dalla cura del pubblico interesse. La diffusione dell’audio è stata quindi ricondotta al “legittimo esercizio di cronaca e critica giornalistica, nella peculiare forma del giornalismo d’inchiesta”.

Nella sentenza si legge che la pubblicazione integrale e originale della conversazione si giustifica pienamente “nella prospettiva di veicolare il dato storico nella sua immediatezza, così da scongiurare il rischio di ingenerare nello spettatore il sospetto di ricostruzioni artificiose o faziose da parte del giornalista”. Un passaggio che valorizza la metodologia del giornalismo investigativo, impegnato a documentare i fatti con la massima aderenza alla realtà.

La vicenda era scaturita dalla messa in onda, nella puntata di Report dell’8 dicembre 2024, di una registrazione della conversazione tra Sangiuliano e la moglie, captata di nascosto da Maria Rosaria Boccia. Al centro della discussione vi era la revoca di un incarico di consulenza promesso alla stessa Boccia.

Un doppio errore del Garante: nel merito e nella forma

La decisione del Tribunale di Roma non si è limitata a valutare il merito della questione, ma ha anche censurato l’operato del Garante sotto il profilo procedurale. I magistrati hanno infatti sottolineato la “tardività del provvedimento sanzionatorio”, evidenziando come l’Autorità abbia svolto le indagini oltre i termini stabiliti dalla legge. “Il Garante ha sbagliato nei contenuti e nella forma”, ha commentato a caldo Sigfrido Ranucci, sintetizzando efficacemente il duplice binario della sentenza.

Questo aspetto procedurale, come ribadito di recente anche dalla Cassazione, è fondamentale per garantire il diritto di difesa dei soggetti coinvolti. La sanzione, infatti, era arrivata a più di dieci mesi di distanza dalla segnalazione, un lasso di tempo giudicato eccessivo.

Le reazioni e le implicazioni future

La notizia è stata accolta con favore dal mondo del giornalismo e da diverse forze politiche. L’esecutivo Usigrai ha espresso soddisfazione, sottolineando come il tribunale abbia confermato l’interesse pubblico del lavoro di Report e la piena legittimità dell’operato dei giornalisti. Esponenti del Movimento 5 Stelle hanno parlato di “ennesima figuraccia” per il Garante, chiedendo le dimissioni dei vertici dell’Autorità e definendo la sanzione un “tentativo di colpire e intimidire il giornalismo d’inchiesta”.

Dal canto suo, il Garante per la protezione dei dati personali ha preso atto della sentenza, dichiarando di rispettarla “come ogni pronuncia dell’Autorità giudiziaria”, ma si è riservato di valutare un eventuale ricorso in Cassazione. La vicenda, dunque, potrebbe non essere ancora conclusa. Resta una sentenza di primo grado che costituisce un precedente importante nel delicato equilibrio tra il diritto alla privacy dei personaggi pubblici e il diritto-dovere dei giornalisti di informare l’opinione pubblica su questioni di rilevanza collettiva, specialmente quando riguardano la gestione del potere.

Di veritas

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