Milano è scossa da un mistero che si tinge di giallo nel suo cuore pulsante, a pochi passi da Piazza Duomo. Nel tardo pomeriggio di venerdì, un uomo di 54 anni è precipitato da una finestra al quarto piano di un palazzo in via Nerino 8, perdendo la vita. Quello che inizialmente poteva sembrare un tragico incidente o un gesto volontario, si è rapidamente trasformato in un complesso caso di presunto omicidio, con contorni ancora tutti da definire.

La scoperta e i primi sospetti

L’allarme è stato lanciato dalla custode dello stabile, testimone chiave di questa intricata vicenda. La donna ha raccontato agli inquirenti di aver udito due forti tonfi e, alzando lo sguardo, di aver visto il corpo dell’uomo precipitare per circa 15 metri, finendo prima su una tettoia in plexiglas e poi nel cortile interno. Pochi istanti dopo, ha notato una figura maschile allontanarsi in fretta dall’appartamento, scambiare con lei poche parole in inglese – avrebbe chiesto “What’s up?” (“Che succede?”) – per poi dileguarsi tra le vie del centro. Questo dettaglio ha immediatamente acceso i sospetti degli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal pm Rosario Ferracane, che hanno aperto un fascicolo per omicidio.

Il mistero dell’identità: tre documenti, un solo volto

La vittima, inizialmente identificata grazie ai documenti che portava con sé come un imprenditore romeno, è al centro di un vero e proprio enigma. All’interno della stanza del bed and breakfast di lusso, la “Nerino House”, gli agenti della Scientifica hanno infatti rinvenuto altre tre carte d’identità. Tutte riportavano la stessa fotografia del 54enne, ma con generalità e nazionalità diverse. Questo ritrovamento ha complicato notevolmente il lavoro degli inquirenti, che ora attendono gli esiti degli esami sulle impronte digitali e hanno attivato i canali di cooperazione internazionale per stabilire con certezza la vera identità dell’uomo. Una delle piste più accreditate porta a un manager di una società attiva nel settore immobiliare con sede all’estero.

La scena del crimine: un incontro d’affari finito male?

Le indagini all’interno dell’appartamento, una stanza da circa 300 euro a notte con quattro posti letto, non hanno rivelato segni di colluttazione. Tutto appariva in ordine e non sono stati trovati bagagli. Questo, tuttavia, non esclude l’ipotesi dell’omicidio. Gli inquirenti ritengono possibile che chi era con la vittima abbia avuto il tempo di ripulire la scena prima di fuggire. L’ipotesi prevalente è che la stanza fosse il luogo di un incontro d’affari, forse legato ad attività non del tutto lecite, finito in tragedia. La vittima, secondo le ricostruzioni, non aveva prenotato personalmente la camera, che risultava affittata da giovedì a nome di un’altra persona. Le telecamere di sorveglianza della zona, ora al vaglio degli inquirenti, mostrano l’uomo arrivare da solo venerdì pomeriggio, senza alcun bagaglio al seguito.

Le indagini e le domande aperte

Sarà l’esame autoptico a fornire risposte cruciali. L’analisi dovrà stabilire se il 54enne, descritto come incensurato, fosse già morto quando è stato gettato dalla finestra o se il decesso sia avvenuto in seguito alla caduta. Questo elemento sarà decisivo per confermare o smentire la tesi dell’omicidio. Nel frattempo, la caccia all’uomo visto fuggire è in corso. La sua testimonianza è fondamentale per ricostruire gli ultimi istanti di vita della vittima e fare luce su questo giallo complesso. Chi era veramente l’uomo dalle tre identità? E cosa è accaduto in quella stanza del B&B nel cuore di Milano?

Di veritas

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