Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del dibattito politico ed economico con una novità che solleva importanti questioni sulla trasparenza e sui controlli delle grandi opere pubbliche in Italia. Una bozza di decreto legge, proveniente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) e resa nota dalle organizzazioni ambientaliste Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e WWF, delinea un nuovo percorso per l’infrastruttura, che prevede una significativa riduzione del perimetro di controllo della Corte dei Conti.
La mossa del governo, guidato in questa iniziativa dal ministro Matteo Salvini, arriva dopo che, lo scorso ottobre, la stessa Corte dei Conti aveva respinto la delibera del CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), negando di fatto il visto di legittimità all’atto che dava il via libera al progetto. Quel “no” era motivato da rilievi precisi: la violazione di due direttive dell’Unione Europea (relative agli habitat naturali e alle modifiche contrattuali con il concessionario) e l’assenza del parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (Art) sul piano tariffario.
Il cuore del decreto: un controllo “esclusivo” e limitato
La bozza di decreto, visionata dall’agenzia ANSA, interviene direttamente sul meccanismo di controllo. Si stabilisce che il controllo preventivo di legittimità della magistratura contabile si applicherà esclusivamente sulla delibera finale adottata dal CIPESS. Testualmente, la bozza chiarisce che “restano esclusi dal controllo di legittimità della Corte gli atti e i documenti, presupposti o comunque afferenti al medesimo oggetto del provvedimento sottoposto a controllo”.
In termini pratici, questo significa che i giudici contabili non potranno più esaminare l’intera documentazione che porta alla decisione finale: studi di fattibilità, analisi costi-benefici, pareri tecnici e ambientali, e tutti quegli elementi che costituiscono le fondamenta su cui si basa il piano economico-finanziario. Si tratta di una modifica sostanziale, poiché proprio l’analisi di questi atti “presupposti” aveva portato la Corte a bocciare la precedente delibera.
La nomina del Commissario Straordinario e il conflitto di interessi
Un altro punto cruciale della bozza è la nomina di un Commissario straordinario del governo per il Ponte. Questo ruolo verrebbe affidato all’amministratore delegato pro tempore della società “Stretto di Messina S.p.A.”, attualmente Pietro Ciucci. Il compito del Commissario sarà quello di coordinare le attività, aggiornare i documenti necessari e preparare una nuova delibera da sottoporre al CIPESS.
Le associazioni ambientaliste hanno immediatamente denunciato quello che definiscono un “clamoroso conflitto di interessi”. Affidare il coordinamento dell’iter a chi rappresenta la società proponente dell’opera, i cui atti verrebbero poi sottratti al vaglio approfondito della Corte dei Conti, solleva seri dubbi sull’imparzialità del processo. Secondo le ONG, la Corte “verrebbe di fatto commissariata per legge”, con un’evidente forzatura istituzionale.
Le reazioni: ambientalisti e opposizione all’attacco
La rivelazione del contenuto della bozza ha scatenato una prevedibile ondata di polemiche. Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF hanno espresso forte preoccupazione, sottolineando come la limitazione dei controlli possa accelerare l’iter a scapito della sostenibilità economica, finanziaria e ambientale del progetto. L’accusa è quella di voler aggirare i rilievi mossi dalla magistratura contabile, forzando la mano su un’opera dall’impatto enorme e dai costi ancora incerti, stimati al momento in circa 13,5 miliardi di euro.
Anche esponenti dell’opposizione, come il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, hanno usato toni durissimi, parlando di un “commissariamento della Corte dei Conti” e di un “binario politico imposto dal ministro”. Da parte governativa, fonti non ufficiali hanno fatto sapere che il decreto non approderà nel prossimo Consiglio dei Ministri, ma la strada sembra ormai tracciata. Il ministro Salvini, già dopo la bocciatura di ottobre, aveva dichiarato che il progetto sarebbe andato avanti e che i tecnici erano al lavoro per superare i rilievi. Questa bozza di decreto appare come la soluzione individuata per raggiungere l’obiettivo.
Un progetto tra ambizione e controversie
Il Ponte sullo Stretto, definito come “il ponte a campata unica più lungo al mondo”, è un’opera che divide l’opinione pubblica e la politica da decenni. Se da un lato i sostenitori lo vedono come un volano per l’economia del Mezzogiorno e un simbolo di modernità, dall’altro i critici evidenziano i rischi sismici, l’impatto devastante sull’ecosistema unico dello Stretto e l’enorme dispendio di risorse pubbliche che potrebbero essere allocate su altre priorità infrastrutturali per Sicilia e Calabria.
La decisione di limitare il controllo di un organo terzo e indipendente come la Corte dei Conti aggiunge un ulteriore, pesante, livello di controversia. Al di là del merito dell’opera, la questione ora si sposta sul piano delle regole e degli equilibri istituzionali, chiamando in causa il delicato rapporto tra la volontà politica dell’esecutivo e la necessità di una vigilanza rigorosa sulla gestione del denaro pubblico.
