La discussione sul disegno di legge che modifica la normativa sulla violenza sessuale si infiamma in commissione Giustizia al Senato, trasformandosi in un aspro terreno di scontro politico tra maggioranza e opposizione. Al centro della polemica, le dichiarazioni del capogruppo del Partito Democratico, Alfredo Bazoli, che ha seccamente smentito le accuse mosse dalla Lega, secondo cui il PD avrebbe richiesto una riduzione delle pene per tale reato. Bazoli ha definito queste affermazioni “avvilenti” e ha espresso rammarico per il fatto che a questa “mistificazione” abbia partecipato anche la presidente della commissione, Giulia Bongiorno (Lega).

La posizione del Partito Democratico

Attraverso una nota ufficiale, Alfredo Bazoli ha chiarito in modo inequivocabile la linea del suo partito. “Il Pd ha sempre chiesto di mantenere ferma la proposta uscita dalla Camera, punto“, ha dichiarato il senatore. Questa proposta, approvata a Montecitorio con un ampio consenso, rappresenta per i dem un punto fermo e non negoziabile. Bazoli ha precisato che solo in seguito alle “insistenze della presidente e della maggioranza“, il PD ha mostrato una disponibilità a considerare eventuali modifiche, tra cui l’introduzione di una fattispecie di base. Tuttavia, ha sottolineato con forza che “la proposta è poi stata scritta dalla presidente senza alcuna previa intesa con nessuno“, smentendo di fatto ogni tipo di accordo preliminare su un testo condiviso che prevedesse un ammorbidimento delle sanzioni.

Il nodo del contendere: consenso vs dissenso

La controversia si inserisce in un dibattito più ampio e tecnicamente complesso che riguarda la riformulazione dell’articolo 609-bis del codice penale. Il testo originario, approvato alla Camera, era incentrato sul principio del “consenso libero e attuale” come elemento dirimente per escludere il reato di violenza sessuale. Questa impostazione, in linea con le normative di altri paesi europei, mira a porre l’accento sulla necessità di un’esplicita e continua manifestazione di volontà positiva al rapporto sessuale.

Recentemente, la presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, ha presentato un emendamento che modifica radicalmente questo approccio, spostando il focus dal “consenso” al “dissenso”. Secondo la nuova formulazione, il reato si configurerebbe quando un atto sessuale è compiuto “contro la volontà di una persona“. Questa modifica, secondo i critici, rappresenta un grave passo indietro. Il timore è che l’onere della prova si sposti nuovamente sulla vittima, che dovrebbe dimostrare di aver manifestato attivamente il proprio dissenso, una condizione non sempre possibile in situazioni di paura o shock, come nel caso del cosiddetto “freezing”.

Le implicazioni della nuova proposta

L’emendamento Bongiorno introduce ulteriori elementi di complessità. Prevede che la “volontà contraria” debba essere valutata “tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso“, una clausola che secondo alcuni potrebbe aumentare la discrezionalità interpretativa dei giudici. Inoltre, la proposta introduce una nuova fattispecie base con una pena ridotta (da 4 a 10 anni) rispetto a quella prevista dal testo della Camera (da 6 a 12 anni), e contempla pene più severe solo in presenza di aggravanti come violenza o minaccia. È proprio questa potenziale riduzione delle pene a costituire il fulcro dell’accusa della Lega e della ferma smentita del PD. Le opposizioni, inclusa l’Alleanza Verdi e Sinistra, hanno definito la proposta Bongiorno una “forzatura” che sconfessa l’accordo bipartisan raggiunto alla Camera, sostenendo che “senza un sì non c’è rapporto sessuale, ma un reato”.

Un dibattito politico acceso

La vicenda si inserisce in un clima di forte tensione politica su vari fronti legati alla giustizia. Lo scontro tra Lega e PD sul ddl per la violenza sessuale evidenzia non solo divergenze tecniche sulla formulazione di una legge estremamente delicata, ma anche una profonda distanza nelle visioni politico-culturali. Il Partito Democratico accusa la maggioranza di voler stravolgere un testo equilibrato e di aver creato una polemica strumentale, mentre la Lega difende la necessità di apportare modifiche tecniche al testo. La questione rimane aperta e il dibattito in commissione si preannuncia ancora lungo e acceso, con l’esito finale della riforma che appare tutt’altro che scontato.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *