Una decisione destinata a ridisegnare gli equilibri di potere ai vertici di uno dei colossi industriali italiani più noti al mondo. La holding Camfin, guidata dal vicepresidente esecutivo di Pirelli Marco Tronchetti Provera, ha ufficialmente comunicato la sua intenzione di non rinnovare il patto parasociale con il socio cinese Sinochem, in scadenza il prossimo 18 maggio. Una mossa che segna un punto di svolta cruciale nella governance del gruppo della Bicocca e che pone al centro della scena questioni di rilevanza strategica, tecnologica e geopolitica.
Le ragioni della rottura: la tecnologia “Cyber Tyre” e le norme USA
Alla base della decisione di Camfin, come esplicitato in una nota ufficiale, vi è “l’impossibilità di individuare in questa fase con Sinochem […] soluzioni per adeguare la governance di Pirelli in tempo utile alle esigenze normative americane”. Il pomo della discordia è la tecnologia Cyber Tyre, un sistema innovativo di pneumatici sensorizzati in grado di raccogliere e trasmettere dati in tempo reale al veicolo. Questa tecnologia, fiore all’occhiello della ricerca e sviluppo di Pirelli, è finita nel mirino delle autorità statunitensi.
Una nuova normativa americana sui veicoli connessi (connected vehicles), che entrerà pienamente in vigore il 17 marzo, impone infatti restrizioni severe sulla presenza di software e hardware sviluppati da fornitori con soci cinesi rilevanti nell’azionariato. La presenza di Sinochem, colosso statale di Pechino e primo azionista di Pirelli con circa il 34% del capitale, configura un ostacolo insormontabile per la commercializzazione e lo sviluppo del Cyber Tyre nel mercato nordamericano, che rappresenta una fetta fondamentale del business di Pirelli. In sostanza, per Washington, l’azienda che ha sviluppato questa tecnologia è considerata sotto l’influenza cinese, con potenziali rischi per la sicurezza dei dati sensibili.
Il ruolo del Golden Power e le prossime tappe
Il mancato rinnovo del patto non è una questione meramente privata tra soci, ma assume una valenza di interesse nazionale. Come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 giugno 2023, con cui il governo italiano ha esercitato i poteri speciali del cosiddetto Golden Power, “qualunque modifica della governance societaria di Pirelli & C. S.p.A., compreso il mancato rinnovo o stipulazione del Patto parasociale, dovrà essere oggetto di notifica”. Camfin ha già annunciato che procederà a notificare formalmente la decisione alla Presidenza del Consiglio.
A questo punto, gli uffici del Golden Power avranno il compito di tornare a pronunciarsi sulla questione, con tempi tecnici che si aggirano solitamente tra i 60 e i 90 giorni. L’esecutivo, che aveva già promosso un dialogo tra i soci per trovare una soluzione, dovrà ora valutare come ribadire la tutela delle tecnologie strategiche di Pirelli, già riconosciute come tali nel precedente provvedimento. Questa finestra temporale si sovrappone a un altro appuntamento cruciale: l’assemblea degli azionisti di Pirelli, convocata per il prossimo 25 giugno, che sarà chiamata a rinnovare il Consiglio di Amministrazione.
Scenari futuri: verso un nuovo assetto per Pirelli
La rottura del patto apre a molteplici scenari per il futuro di Pirelli. Il dialogo tra gli azionisti, sebbene non abbia prodotto i risultati sperati in questa fase, potrebbe riaprirsi. Camfin ha infatti dichiarato di restare “disponibile a discutere soluzioni proposte nell’interesse della Società, del mercato e di tutti gli stakeholder”. L’obiettivo è chiaro: trovare un assetto che consenta a Pirelli di essere in linea con la normativa statunitense in tempi brevi.
Tra le ipotesi circolate nelle scorse settimane, vi è quella di una riduzione della partecipazione di Sinochem, che potrebbe scendere a una quota intorno al 10%, trasformando il colosso cinese in un investitore passivo senza un ruolo determinante nella governance. Altre opzioni sul tavolo includono un’uscita totale di Sinochem dal capitale o un nuovo intervento dello Stato italiano per garantire la stabilità e la strategicità dell’azienda.
La vicenda Pirelli si inserisce in un contesto geopolitico ed economico molto più ampio, caratterizzato dalla crescente competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Il caso del produttore di pneumatici è emblematico di come le dinamiche globali possano avere un impatto diretto sulle strategie e sulla governance di aziende multinazionali, costringendole a navigare in un quadro normativo sempre più complesso e a compiere scelte strategiche di grande portata. La decisione di Camfin segna l’inizio di una nuova era per Pirelli, il cui futuro dipenderà dalla capacità di trovare un nuovo equilibrio tra i suoi azionisti, nel rispetto degli interessi nazionali e delle stringenti normative internazionali.
