In un gesto che simboleggia una forte coesione interna, l’Assemblea dei soci e dei delegati dell’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) ha eletto per acclamazione Fabrizio Larini come nuovo presidente per il triennio 2026-2029. La nomina, avvenuta a Roma, segna un passaggio di consegne cruciale per un settore che, come un’araba fenice, è risorto dalle ceneri della pandemia ma si trova ora ad affrontare le complesse sfide di un mercato in continua evoluzione.
Larini, imprenditore toscano proprietario e gestore di diverse sale cinematografiche tra Viareggio e Livorno e già presidente di Anec Toscana dal 2015, succede a Mario Lorini, che ha guidato l’associazione per due mandati consecutivi a partire dal 2018. Un’eredità importante, quella di Lorini, che ha traghettato gli esercenti attraverso la crisi pandemica, mantenendo saldo il dialogo con le istituzioni e difendendo temi cruciali per la sopravvivenza del settore.
Una Squadra Rinnovata per le Sfide Future
Nel suo nuovo incarico, Fabrizio Larini sarà affiancato da un rinnovato Consiglio di presidenza, composto da dieci vicepresidenti che rappresentano la pluralità del tessuto imprenditoriale cinematografico italiano: Sino Caracappa, Simone Castagno, Marco Fortunato, Massimiliano Giometti, Francesco Grandinetti, Gianluca Pantano, Alberto Passalacqua, Leandro Pesci, Tomaso Quilleri e Andrea Stratta. La continuità è assicurata da figure chiave riconfermate nei loro ruoli: Simone Gialdini come direttore generale, Andrea Malucelli come tesoriere, Giorgio Ferrero quale delegato alle Giornate Professionali di Cinema e Luigi Grispello ai rapporti con la Fice (Federazione Italiana Cinema d’Essai). Carlo Bernaschi ricopre la carica di presidente onorario. Completano la squadra i revisori dei conti Gianni Bernardi, Giuseppe Citrigno e Marco Vitale, mentre Giulio Dilonardo assume la vicepresidenza dell’Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo).
Il Manifesto di Larini: Collegialità, Sostegni e Libertà di Programmazione
Le prime parole del neopresidente Larini tracciano una rotta chiara e pragmatica per il suo mandato, fondata su tre pilastri fondamentali.
“Ringrazio l’Assemblea per la fiducia accordata: in questa elezione ha prevalso l’unità associativa”, ha dichiarato Larini, sottolineando come la coesione interna sia il punto di partenza imprescindibile. Il suo impegno sarà orientato alla collegialità con i territori e a un dialogo costante con le istituzioni e l’intera filiera cinematografica.
Il secondo punto, di cruciale urgenza, riguarda la sostenibilità economica delle imprese. “Come imprese, chiediamo al Governo certezza sui tempi di erogazione dei sostegni, per evitare crisi di liquidità non più sostenibili”, ha affermato Larini. Un appello diretto a garantire che il supporto pubblico sia tempestivo ed efficace, per non vanificare gli sforzi di ripresa post-pandemica.
Infine, il terzo pilastro tocca il cuore dell’identità culturale e della libertà imprenditoriale degli esercenti: il rapporto con la distribuzione. “È prioritario riequilibrare il rapporto con la distribuzione: rivendichiamo libertà nelle scelte di palinsesto e il diritto alla multiprogrammazione, strumenti vitali per la sopravvivenza delle piccole e medie sale”. Questa rivendicazione mira a contrastare l’omologazione dell’offerta, permettendo anche alle sale più piccole e indipendenti di proporre una programmazione diversificata e di qualità, che risponda alle esigenze di un pubblico variegato e non solo alle logiche dei grandi blockbuster.
Il Cinema come “Presidio Sociale e Culturale”
La visione di Larini culmina in una definizione potente del ruolo della sala cinematografica nella società contemporanea. “Ogni cinema è un presidio sociale e culturale che va tutelato con ogni mezzo”. Questa frase va oltre la dimensione puramente commerciale dell’esercizio, evocando l’immagine del cinema come luogo di aggregazione, di condivisione di emozioni, di formazione di un immaginario collettivo. È un richiamo al valore intrinseco della sala come spazio fisico dove una comunità si riunisce per vivere un’esperienza culturale unica, un rito laico che l’era dello streaming non può e non deve soppiantare.
La presidenza di Fabrizio Larini si apre dunque sotto il segno della continuità e dell’innovazione, con un programma che riconosce la solidità dell’associazione ereditata e, al contempo, individua con lucidità le battaglie decisive per il futuro. La tutela dei presidi culturali, la richiesta di stabilità economica e la lotta per una maggiore autonomia nella programmazione saranno i terreni su cui l’ANEC misurerà il suo operato nel prossimo triennio, con l’obiettivo di garantire che le luci dei proiettori, in ogni città e paese d’Italia, non smettano mai di accendersi.
