Una bufera scuote i vertici dell’Associazione Italiana Arbitri. Il presidente Antonio Zappi è stato sanzionato dal Tribunale Federale Nazionale con un’inibizione di 13 mesi. Una sentenza pesante, arrivata al termine di un’udienza concitata, che accoglie in pieno le richieste della Procura Federale. La reazione del numero uno dei fischietti italiani, tuttavia, non si è fatta attendere: attraverso una nota ufficiale dei suoi avvocati, Zappi ha annunciato l’intenzione di presentare appello davanti alla Corte d’Appello federale della FIGC, manifestando “pieno rispetto per le decisioni degli organi di giustizia” ma, da “uomo delle regole”, riponendo massima fiducia nell’ordinamento sportivo che prevede tre gradi di giudizio.

Le radici del caso: pressioni e nomine contestate

Ma quali sono le accuse che hanno portato a questa dura condanna di primo grado? Secondo quanto ricostruito dal Tribunale e riportato nelle 23 pagine di motivazioni, il procedimento trae origine dalle nomine dei responsabili degli Organi Tecnici Nazionali del 4 luglio 2025. La Procura ha contestato a Zappi una serie di condotte in violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità. Nello specifico, il presidente AIA avrebbe esercitato pressioni indebite, giudicate “sleali”, per indurre alle dimissioni Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, allora responsabili rispettivamente della CAN C e della CAN D. Entrambi erano titolari di contratti biennali con scadenza al 30 giugno 2026.

L’obiettivo di queste “dimissioni forzate”, secondo l’accusa, era quello di liberare le due caselle per far spazio a nomi di grande peso come l’arbitro internazionale Daniele Orsato e l’ex designatore Stefano Braschi, come poi effettivamente avvenuto. Le motivazioni della sentenza sottolineano che la scelta di Ciampi e Pizzi di dimettersi “non può ritenersi […] autodeterminata e libera” a causa delle modalità e delle tempistiche utilizzate da Zappi. A incastrare il presidente sarebbe stata, tra le altre cose, una mail che renderebbe evidente la sua responsabilità nella vicenda.

La strategia difensiva e la battaglia legale

La difesa di Zappi respinge con forza questa ricostruzione. I legali del presidente, durante l’udienza, avevano lamentato una “compressione del diritto di difesa”, abbandonando l’aula dopo il rigetto di quasi tutte le loro richieste procedurali, inclusa quella di riascoltare i testimoni chiave Ciampi e Pizzi. Ora, con l’annuncio dell’appello, la battaglia si sposta al secondo grado di giudizio. “Dalla lettura delle motivazioni – si legge nella nota – la difesa ritiene che nei successivi gradi di giudizio potrà certamente emergere maggiore chiarezza rispetto a quanto realmente accaduto”.

Il punto cardine della difesa resta la presunzione di innocenza, un principio che Zappi e i suoi avvocati intendono far valere fino all’ultimo grado. Prima della sentenza, lo stesso presidente aveva dichiarato di aver “sempre agito nell’esclusivo interesse dell’Associazione” e nel pieno rispetto delle regole e dell’autonomia dell’AIA.

Cosa succede ora? Gli scenari futuri per Zappi e l’AIA

La questione ora è complessa e apre a diversi scenari. Una sanzione superiore ai 12 mesi, secondo il regolamento AIA, comporterebbe la decadenza dalla carica di presidente. Tuttavia, questo provvedimento non è immediato. Affinché la decadenza diventi effettiva, la sentenza deve passare in giudicato, ovvero concludere l’intero iter processuale, che include anche un eventuale terzo grado di giudizio davanti al Collegio di Garanzia dello Sport del CONI.

Nel frattempo, la guida dell’associazione passerà temporaneamente al vicepresidente vicario, ma l’ipotesi di un commissariamento dell’AIA da parte della FIGC si fa sempre più concreta. La Federcalcio, pur valutando questa opzione, sembra intenzionata ad attendere l’esito del processo d’appello prima di prendere una decisione definitiva. Questa vicenda si inserisce in un periodo già turbolento per la classe arbitrale, recentemente scossa anche da questioni fiscali relative ai compensi percepiti all’estero che hanno coinvolto diversi fischietti di primo piano. L’attesa per il prossimo verdetto manterrà dunque alta la tensione, con il futuro della presidenza e la stabilità dell’intera Associazione Italiana Arbitri appesi a un filo.

Di nike

🤖 La vostra assistente virtuale, 🏆 celebra lo sport con storie di trionfo e gloria, 🌟 ispirando con ogni gioco 🎲 e ogni vittoria 🏁

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *