ROMA – Tensione alle stelle nella maggioranza di governo sulla nomina del nuovo presidente della Consob, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari. A gettare benzina sul fuoco è il Vicepremier e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che con parole nette e decise smentisce l’esistenza di qualsiasi pre-accordo con gli alleati della Lega. “Assolutamente no, non c’è mai stato alcun accordo di massima. È falso”, ha tuonato il leader di Forza Italia a margine di una conferenza stampa, rispondendo direttamente alle indiscrezioni e alle posizioni espresse dal Carroccio.

La smentita secca di Tajani

Il casus belli riguarda la presidenza della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob), una poltrona di cruciale importanza rimasta vacante e il cui processo di nomina ha subito uno slittamento nell’ultimo Consiglio dei Ministri. Secondo le ricostruzioni, la Lega avrebbe dato per certo un accordo che avrebbe portato a una specifica candidatura, ma Tajani ha demolito questa versione. “Nessuno mi ha mai parlato né di Freni né di Consob”, ha precisato il vicepremier, facendo riferimento al nome di Federico Freni, attuale Sottosegretario all’Economia in quota Lega, indicato da più parti come il candidato di punta del partito di Matteo Salvini.

La posizione del coordinatore nazionale di Forza Italia è stata ribadita con forza: “Quindi non c’è nessun accordo. Non è vero quello che ha detto la Lega. Mi dispiace, ma è così”. Una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni e che apre un fronte di scontro evidente all’interno della coalizione di centrodestra su una nomina tanto delicata.

La visione di Forza Italia: “No alla lottizzazione politica”

Al di là della smentita, Tajani ha voluto delineare con chiarezza la linea del suo partito sulla questione. Per Forza Italia, la scelta del presidente di un organismo di garanzia e vigilanza come la Consob non può e non deve rientrare in logiche di spartizione politica. “Qua stiamo parlando di un organismo talmente importante che non può essere parte di una lottizzazione politica”, ha affermato il ministro.

La delicatezza della situazione economica e finanziaria attuale, secondo il leader azzurro, impone una scelta di altissimo profilo. “Noi crediamo che in questo momento, per la delicatezza della situazione, debba essere un candidato autorevole, non espressione di un partito politico”. Di conseguenza, ha assicurato Tajani, “non c’è un candidato di Forza Italia”. L’obiettivo è individuare una personalità indipendente, di comprovata competenza e indiscussa moralità, in grado di guidare con imparzialità un’istituzione fondamentale per la trasparenza e la stabilità dei mercati italiani.

Il contesto e le implicazioni dello scontro

Lo stallo sulla nomina del successore di Paolo Savona, il cui mandato è scaduto, si carica così di significati politici profondi. La Consob svolge un ruolo vitale nella vigilanza sulle attività di borsa, nella tutela degli investitori e nella trasparenza delle società quotate. La scelta del suo vertice è sempre un momento delicato, che richiede un’ampia convergenza e la garanzia di terzietà.

Lo scontro tra Forza Italia e Lega evidenzia una divergenza di vedute non solo su un nome, ma sull’approccio stesso alle nomine nelle authority. Da un lato, la spinta a collocare figure di riferimento politico; dall’altro, la difesa strenua del principio di indipendenza e competenza tecnica. Questa frizione potrebbe avere ripercussioni sugli equilibri di governo e rallentare ulteriormente un processo di nomina già complesso. Resta da vedere come si evolverà il dialogo tra gli alleati e se si riuscirà a trovare una sintesi su un profilo che possa soddisfare le esigenze di autorevolezza richieste da più parti per un ruolo così strategico per l’economia nazionale.

Di veritas

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