Un canto alla vita che si intreccia con la melodia della fine, un passo di danza eseguito sull’orlo dell’abisso. Si presenta così “Polvo Serán” (Polvere di stelle), il nuovo, audace lungometraggio del regista spagnolo Carlos Marqués-Marcet, che arriva nelle sale italiane dal 22 gennaio distribuito da Movies Inspired. L’opera, una coproduzione tra Spagna, Italia e Svizzera, ha già conquistato il plauso della critica internazionale, aggiudicandosi il prestigioso Platform Award al Toronto International Film Festival 2024, dove è stata acclamata come “la morte a ritmo di Pina Bausch e Bob Fosse”, per poi essere presentata in concorso alla Festa del Cinema di Roma.
Una storia d’amore oltre i confini della vita
Al centro della narrazione, un legame che sfida la mortalità stessa: quello tra Claudia (interpretata dalla musa di Buñuel e Almodóvar, Ángela Molina) e suo marito Flavio (un intenso Alfredo Castro). Lei, ex attrice e ballerina, scopre di avere un tumore incurabile al cervello. Di fronte a una diagnosi che non lascia scampo, Claudia compie una scelta di autodeterminazione: ricorrere all’eutanasia in Svizzera per non attendere passivamente il declino imposto dalla malattia. Ma è la reazione di Flavio a imprimere alla storia una svolta tanto radicale quanto commovente. Incapace di concepire un’esistenza senza la compagna di una vita, pur essendo in perfetta salute, decide di accompagnarla nel suo ultimo viaggio e di morire insieme a lei. Una decisione che trasforma un dramma personale in un’indagine universale sull’amore, la dipendenza affettiva e il significato ultimo della libertà.
Un musical per raccontare l’indicibile
Affrontare un tema così complesso e divisivo come il suicidio assistito attraverso la forma del musical è la scommessa vinta da Marqués-Marcet. Il regista, noto per opere come “10.000 km” e “Los días que vendrán”, si allontana dal naturalismo delle sue opere precedenti per abbracciare un linguaggio che mescola dramma, commedia e coreografia. “Non credo che il cinema possa risolvere la questione del fine vita“, ha dichiarato il regista. “Per quello che mi riguarda ho lavorato sulle domande che questo tema pone. La musica è entrata dopo perché permette di avvicinarsi meglio a un argomento così difficile“. Le coreografie, curate da Marcos Morau della compagnia La Veronal, e la colonna sonora della compositrice catalana Maria Arnal non sono semplici intermezzi, ma diventano il veicolo per esprimere emozioni complesse, paure e conflitti che le parole da sole non potrebbero contenere. La danza traduce il lutto in gesto, la paura in canto, permettendo di esplorare l’abisso della morte senza cadere nel pietismo.
L’ispirazione per il film, ha rivelato Marqués-Marcet, nasce da una storia reale, quella di una coppia di anziani amici del regista, membri di un’associazione per il suicidio assistito in Svizzera, che avevano pianificato di morire insieme. Un punto di partenza che ha permesso al regista di esplorare il tema non da una prospettiva etica o moraleggiante, ma puramente drammaturgica, concentrandosi sui sentimenti e sulle dinamiche relazionali.
Il dramma familiare e le interpretazioni magistrali
La scelta di Claudia e Flavio non impatta solo le loro vite, ma si abbatte come un terremoto sui loro tre figli, costretti ad affrontare il doppio dolore della perdita simultanea di entrambi i genitori. La loro figlia Violeta (Mònica Almirall Batet) si ritrova a fare da mediatrice involontaria, cercando un proprio posto in questa storia d’amore incondizionato ma totalizzante. Il film esplora con sensibilità le complesse dinamiche familiari, i conflitti irrisolti e le diverse reazioni di fronte a una decisione così estrema.
Le interpretazioni di Ángela Molina e Alfredo Castro sono state unanimemente lodate. La giuria di Toronto ha definito le loro performance “toccanti” e “strazianti”, sottolineando come il regista abbia riunito un cast eccezionale. Ángela Molina, a proposito del suo personaggio, ha sottolineato il desiderio di autodeterminazione: “Il mio personaggio voleva avere la facoltà di decidere della sua vita (e della sua fine), si è vista forzata a decidere sia per la sua dignità sia per non dare maggiore sofferenza alla famiglia“. L’attrice ha poi aggiunto un messaggio di speranza, riflettendo su come la fine possa essere anche un nuovo inizio.
Una produzione internazionale con un cuore italiano
“Polvo Serán” è una coproduzione che vede la partecipazione dell’italiana Kino Produzioni di Giovanni Pompili, già produttore dell’Orso d’Oro “Alcarràs”. Parte delle riprese, per una durata di otto giorni su trenta, si sono svolte in Italia, in particolare in Alto Adige, tra Castelrotto, Ortisei, Rasciesa e Fiè, con il sostegno di IDM Film Commission. Questo legame con il territorio italiano aggiunge un ulteriore livello di interesse per il pubblico nazionale, testimoniando la capacità del nostro paese di attrarre e supportare produzioni internazionali di alto profilo artistico.
Con la sua audacia formale e la profondità emotiva, “Polvo Serán” si preannuncia come una delle opere cinematografiche più significative della stagione, un film che non offre risposte facili ma invita a una riflessione profonda e necessaria sui grandi temi dell’esistenza. Un’opera che, attraverso la bellezza dell’arte, ci costringe a guardare in faccia l’amore e la morte, e a chiederci cosa significhi veramente vivere fino in fondo.
