LONDRA – In un’atmosfera sempre più tesa nelle relazioni transatlantiche, il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha usato il palcoscenico del question time alla Camera dei Comuni per lanciare un messaggio forte e chiaro alla Casa Bianca: il Regno Unito non cederà ai principi di sovranità e diritto internazionale, né di fronte a minacce di dazi né a pressioni diplomatiche. Al centro del dibattito, tre dossier scottanti che si intrecciano pericolosamente: il futuro della Groenlandia, la politica commerciale degli Stati Uniti e la storica disputa sulle Isole Chagos.
Groenlandia: un baluardo strategico nell’Artico
Il casus belli è la rinnovata ambizione del Presidente americano Donald Trump di acquisire la Groenlandia, un vasto territorio autonomo appartenente al Regno di Danimarca. Starmer ha ribadito con fermezza una posizione già espressa: “Qualsiasi decisione sul futuro status della Groenlandia appartiene solo al popolo della Groenlandia e al Regno di Danimarca. Questo diritto è fondamentale e noi lo sosterremo”. Questa dichiarazione non è solo un omaggio al principio di autodeterminazione, ma riflette anche la crescente importanza geostrategica dell’Artico. Con lo scioglimento dei ghiacci che apre nuove rotte marittime e l’accesso a immense risorse naturali, inclusi minerali di terre rare cruciali per la tecnologia moderna, la Groenlandia è diventata un “perno geostrategico” che collega l’Artico, il Nord America e l’Europa. La sua posizione è vitale per la sicurezza della NATO e del Regno Unito, in particolare per il controllo del cosiddetto “GIUK gap” (Groenlandia-Islanda-Regno Unito), un passaggio obbligato per le flotte navali russe.
La minaccia dei dazi: un’arma “sbagliata e controproducente”
A rendere la situazione esplosiva è la minaccia di Trump di imporre dazi punitivi, a partire dal 10% per poi salire al 25%, su beni provenienti da otto alleati europei, Regno Unito incluso, che si oppongono ai suoi piani sulla Groenlandia. Starmer ha definito questa mossa “completamente sbagliata”, un modo inopportuno di risolvere le divergenze all’interno di un’alleanza e un’inutile pressione economica. Questa tattica di coercizione economica, come l’hanno definita alcuni analisti, segna un’escalation preoccupante, dove le leve commerciali vengono usate apertamente per raggiungere obiettivi geopolitici, minando le fondamenta del commercio basato sulle regole su cui un’economia aperta come quella britannica ha sempre fatto affidamento. Fortunatamente, nelle ultime ore, sembra che la minaccia sia rientrata dopo un incontro tra Trump e il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, che ha portato alla definizione di un “quadro per un futuro accordo” sulla sicurezza nell’Artico.
Il nodo delle Isole Chagos: una leva di pressione inattesa
A complicare ulteriormente il quadro è la questione delle Isole Chagos. Starmer ha accusato Trump di usare la controversia sulla restituzione dell’arcipelago alle Mauritius come strumento di pressione. Recentemente, Trump ha definito l’accordo del Regno Unito per cedere la sovranità delle Chagos (pur mantenendo l’uso della strategica base militare USA-UK di Diego Garcia con un contratto di leasing di 99 anni) come “un atto di grande stupidità”. Questo rappresenta un’inversione a U rispetto al precedente sostegno dell’amministrazione americana all’accordo.
Il Primo Ministro britannico ha interpretato questo cambio di rotta come una manovra calcolata: “Il Presidente Trump ha usato quelle parole ieri con lo scopo esplicito di mettere sotto pressione me e la Gran Bretagna… Vuole che io ceda sulla mia posizione [sulla Groenlandia], e non lo farò”. La disputa sulle Chagos ha radici profonde: separate dalle Mauritius nel 1965, le isole furono svuotate della loro popolazione per far posto alla base militare. Una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 2019 ha definito illegale l’amministrazione britannica, spingendo Londra a negoziare l’accordo di trasferimento di sovranità siglato nel 2024.
Scontro politico interno e diplomazia in azione
La vicenda ha avuto anche un forte strascico politico interno. Durante il question time, Starmer si è scontrato con la leader dell’opposizione Tory, Kemi Badenoch, accusandola di “opportunismo nudo e crudo” per aver ripreso le critiche di Trump sulle Chagos, minando così la posizione unitaria del paese sulla Groenlandia. Badenoch aveva tentato di mettere in difficoltà il governo, chiedendo perché il principio di autodeterminazione, difeso per la Groenlandia, non dovesse valere anche per i Chagossiani.
In questo clima complesso, la diplomazia si muove rapidamente. Starmer ha annunciato l’arrivo a Londra della Prima Ministra danese, Mette Frederiksen, per un incontro che si preannuncia cruciale. La visita, prevista per oggi, sarà l’occasione per consolidare un fronte comune e discutere le strategie per affrontare le pressioni americane e garantire la sicurezza nell’Artico, nel pieno rispetto della sovranità danese e groenlandese.
