La scena politica internazionale è attraversata da nuove tensioni che vedono contrapposti due storici alleati: il Regno Unito e gli Stati Uniti. Al centro del dibattito, la questione della Groenlandia, un tema che ha innescato una reazione a catena di dichiarazioni e prese di posizione destinate a lasciare il segno nelle relazioni transatlantiche. Durante un acceso question time alla Camera dei Comuni, il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha ribadito con forza un principio cardine per la diplomazia di Londra: il futuro della Groenlandia deve essere deciso “solo dalla Groenlandia e dal Regno di Danimarca”. Una dichiarazione che si pone in netto contrasto con le recenti ambizioni manifestate dal Presidente statunitense Donald Trump.
I dazi di Trump: un’arma “sbagliata e controproducente”
La ferma posizione di Starmer sulla Groenlandia si intreccia indissolubilmente con la politica commerciale aggressiva dell’amministrazione Trump. Il Premier britannico non ha esitato a definire i dazi imposti dagli USA verso gli alleati come “completamente sbagliati e controproducenti”. Questa critica aperta segna un notevole cambio di passo nella retorica, solitamente più cauta, del governo britannico nei confronti delle decisioni di Washington. L’annuncio di Trump di voler imporre tariffe punitive, che potrebbero raggiungere il 10% su “qualsiasi e tutti i beni” inviati da diversi paesi europei, tra cui il Regno Unito, a partire dal 1° febbraio, ha scatenato la reazione non solo di Londra ma anche di altre capitali europee. La minaccia di un’ulteriore escalation, con dazi fino al 25% da giugno, ha messo in allarme i mercati globali, già provati da un inizio d’anno incerto.
Il caso delle Isole Chagos: una leva di pressione inaspettata
Ad aggiungere complessità a un quadro già teso, è intervenuta la polemica sollevata da Donald Trump riguardo alla decisione del Regno Unito di restituire la sovranità delle Isole Chagos a Mauritius. Il Presidente USA ha definito l’accordo “un atto di grande stupidità”, un’inversione a U rispetto al precedente sostegno manifestato dalla sua stessa amministrazione. Secondo Starmer, questo attacco è stato sferrato con “l’esplicito proposito di fare pressione su di me e sulla Gran Bretagna” in relazione alla posizione sulla Groenlandia. Il Premier ha assicurato che non cederà sui principi a tutela della sovranità danese, nonostante le pressioni.
La vicenda delle Chagos ha radici profonde, risalenti al periodo della decolonizzazione. L’arcipelago fu separato da Mauritius nel 1965 e gli abitanti furono deportati forzatamente per far posto a una strategica base militare anglo-americana sull’isola di Diego Garcia. L’accordo di restituzione, pur preservando l’operatività della base per i prossimi 99 anni, è stato visto da Trump come un segnale di debolezza che potrebbe essere sfruttato da potenze rivali come Cina e Russia.
Un fronte europeo compatto e la visita della Premier danese
La posizione di Keir Starmer trova eco in un fronte europeo piuttosto compatto. Diversi leader del continente, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, hanno condannato le minacce tariffarie di Trump, definendole “inaccettabili”. In una dichiarazione congiunta, otto nazioni europee, inclusa l’Italia, hanno ribadito il loro impegno per la sicurezza nell’Artico e la loro solidarietà con la Danimarca, affermando di non volersi lasciare intimidire. In questo clima di fibrillazione diplomatica, assume un’importanza cruciale la visita a Londra, annunciata da Starmer, della Premier danese Mette Frederiksen. L’incontro sarà un’occasione fondamentale per consolidare una strategia comune e riaffermare il principio di autodeterminazione dei popoli di fronte alle pressioni esterne. La visita era stata preceduta da un tour del Ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, in diverse capitali europee, tra cui Londra, proprio per discutere della sicurezza nell’Artico.
La Danimarca, dal canto suo, ha reagito con sorpresa alle minacce di Trump e ha avviato un rinforzo della propria presenza militare in Groenlandia, in parte nell’ambito di un’esercitazione NATO pre-coordinata. Questo scenario evidenzia come la questione della Groenlandia, ricca di risorse naturali e strategicamente posizionata, sia diventata un nuovo, delicato terreno di confronto geopolitico, con implicazioni che vanno ben oltre i rapporti bilaterali tra Washington, Londra e Copenaghen, toccando gli equilibri stessi dell’Alleanza Atlantica.
