BERGAMO – Un colpo di scena ha segnato una nuova, cruciale fase nel processo per il brutale omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne uccisa con diverse coltellate nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo. La Corte d’Assise di Bergamo, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrascì, ha disposto il rinvio dell’udienza, che avrebbe dovuto portare alla sentenza, al prossimo 25 febbraio. La decisione è maturata in seguito alla richiesta di termini a difesa presentata dalla nuova legale di Moussa Sangare, il 31enne imputato per il delitto.
Il cambio di difesa e la richiesta di tempo
A pochi giorni dal verdetto, Moussa Sangare ha deciso di revocare il mandato al suo precedente avvocato, Giacomo Maj, per affidare la sua difesa a Tiziana Bacicca, del Foro di Milano. La nuova legale, nominata il 13 gennaio a istruttoria già conclusa, ha immediatamente richiesto più tempo per poter analizzare in modo approfondito il corposo fascicolo processuale. Una mossa strategica per garantire il pieno diritto alla difesa, come sottolineato dalla stessa avvocata, che ha dichiarato di non escludere la presentazione di una memoria difensiva e di voler essere pronta a eventuali repliche del pubblico ministero, Emanuele Marchisio. Quest’ultimo, così come l’avvocato di parte civile Luigi Scudieri, non si è opposto all’istanza.
Secondo l’avvocata Bacicca, nel fascicolo “ci sono dei punti che non tornano, e sono a suo favore”. Ha inoltre descritto il suo assistito come “molto dimesso, molto giù di morale”, probabilmente consapevole della gravità della sua posizione processuale dopo la richiesta di ergastolo formulata dall’accusa. Sangare, ha aggiunto la legale, “si proclama innocente e aveva bisogno di essere assistito anche per questa fase”.
Dalla confessione alla ritrattazione: i dubbi dell’imputato
La vicenda processuale di Moussa Sangare è caratterizzata da un drastico cambiamento di versione. Inizialmente, dopo essere stato fermato un mese dopo il delitto, aveva confessato l’omicidio, parlando di un “raptus” e ammettendo di essere uscito di casa quella notte con quattro coltelli, elemento che ha portato l’accusa a contestare l’aggravante della premeditazione. Tuttavia, nel corso del processo, Sangare ha ritrattato completamente la sua confessione, dichiarandosi innocente e sostenendo di essere stato vittima di incomprensioni. Un cambio di rotta che ha reso il quadro accusatorio ancora più complesso, nonostante la presenza di prove ritenute schiaccianti, come il DNA della vittima ritrovato sulla bicicletta dell’imputato.
La richiesta di perizia psichiatrica
Un altro elemento di novità emerso nel corso delle udienze è stata la richiesta, poi accolta, di una perizia psichiatrica sull’imputato. Il precedente legale, Giacomo Maj, aveva parlato di “atteggiamenti distaccati dalla realtà” da parte di Sangare, basandosi su alcune relazioni. Questo aspetto potrebbe rivelarsi fondamentale per valutare la capacità di intendere e di volere dell’uomo al momento del fatto e avrà un peso significativo nelle future tappe del processo.
La reazione della famiglia e l’accusa di premeditazione
Mentre la giustizia segue il suo corso, il dolore della famiglia di Sharon Verzeni e del suo compagno, Sergio Ruocco, rimane immutato. L’avvocato che li rappresenta, Luigi Scudieri, ha commentato il rinvio affermando con fermezza: “La nomina di un nuovo avvocato non cambia la sostanza dei fatti: Moussa Sangare è e resta l’assassino di Sharon Verzeni. E l’ha uccisa con premeditazione e per motivi futili”. L’accusa, infatti, sostiene che l’omicidio sia maturato per “noia”, un movente agghiacciante che, se confermato, aggraverebbe ulteriormente la posizione di Sangare.
La comunità di Terno d’Isola e l’opinione pubblica attendono ora il 25 febbraio per conoscere i prossimi sviluppi di una vicenda che ha scosso profondamente il territorio bergamasco, sperando che possa essere fatta piena luce sulla tragica fine di una giovane donna.
