L’orizzonte della transizione ecologica europea presenta un nuovo, potenziale ostacolo per i bilanci di famiglie e imprese italiane. Sebbene rinviata di un anno, l’introduzione del nuovo sistema di scambio di quote di emissione (Emission Trading System 2 – ETS2), prevista per il 2027 con effetti concreti a partire dal 2028, si preannuncia come una vera e propria stangata. A lanciare l’allarme è uno studio realizzato dalla multinazionale di consulenza strategica Bip e commissionato da Assogasliquidi-Federchimica, che delinea un quadro di significativi rincari per i settori del trasporto stradale e del riscaldamento degli edifici.
Secondo l’analisi, l’impatto economico dell’ETS2 sull’Italia sarà notevole. Si stimano costi aggiuntivi a carico delle aziende che potrebbero oscillare tra i 2 e i 15 miliardi di euro per il trasporto stradale e tra 0,7 e 5 miliardi di euro per il settore residenziale entro il 2030. Questa ampia “forchetta” dipende da un fattore cruciale e volatile: il prezzo delle quote di CO2 sul mercato.
Cosa significa ETS2 e quali settori colpisce
Ma cos’è esattamente l’ETS2? Si tratta di un’estensione del già esistente sistema ETS dell’Unione Europea, che obbliga i grandi impianti industriali e il settore dell’aviazione a pagare per le proprie emissioni di gas serra. Con l’ETS2, questo principio del “chi inquina paga” viene allargato ai combustibili utilizzati per il trasporto su strada e per il riscaldamento degli edifici (residenziali e commerciali). In pratica, i fornitori di carburanti come benzina, diesel e gas per il riscaldamento dovranno acquistare all’asta delle “quote di emissione” per ogni tonnellata di CO2 generata dai prodotti che immettono sul mercato. Un costo che, inevitabilmente, verrà scaricato sui consumatori finali.
L’impatto concreto su famiglie e imprese
Lo studio Bip traduce queste dinamiche in cifre concrete e preoccupanti per le tasche degli italiani. Dall’analisi emerge che l’introduzione dell’ETS2 potrebbe portare a:
- Un aumento della spesa annuale per il riscaldamento fino a 600 euro per famiglie e imprese.
- Un incremento della spesa per il carburante nel settore della mobilità leggera fino a 280 euro all’anno per veicolo.
Questi rincari andranno a sommarsi agli effetti di altre normative europee, come la direttiva RED III sulle energie rinnovabili, creando un effetto cumulativo che, secondo Assogasliquidi, richiede “flessibilità e cautela in sede applicativa”.
La posizione di Assogasliquidi: Gpl e biocarburanti come alternativa
Di fronte a questo scenario, Matteo Cimenti, presidente di Assogasliquidi-Federchimica, sottolinea come le analisi di Bip evidenzino la capacità del Gpl di mantenere una forte competitività economica rispetto ad altre fonti energetiche anche con l’introduzione dell’ETS2. Lo studio, infatti, ha calcolato l’impatto del nuovo sistema sul TCO (Total Cost of Ownership, il costo totale di un bene lungo il suo intero ciclo di vita), rivelando che:
- Le alimentazioni a Gpl per autotrazione registrano un TCO inferiore del 10-40% rispetto alle alternative.
- Nel settore del riscaldamento residenziale, il Gpl presenta costi inferiori del 30-50% rispetto alle altre opzioni.
Cimenti evidenzia anche l’urgenza di sostenere la crescita e la disponibilità di soluzioni bio e rinnovabili, come il bioGpl e l’rDme (dimetiletere rinnovabile). La proposta dell’associazione è chiara: “impiegare le risorse derivanti dalle aste [delle quote ETS2] per incrementare bioGpl e Dme rinnovabili, e ridurre i costi generati dalla normativa sulle famiglie, con apposite compensazioni sul costo della bolletta energetica”.
Un appello alla cautela e al sostegno
La transizione verso un’economia a zero emissioni è un obiettivo condiviso e necessario, ma il percorso per raggiungerlo deve essere socialmente sostenibile. L’allarme lanciato da Assogasliquidi, supportato dai dati dello studio Bip, mette in luce il rischio che i costi della decarbonizzazione ricadano in modo sproporzionato sui cittadini e sul tessuto produttivo, in particolare sulle fasce più vulnerabili e sulle piccole imprese. La richiesta di flessibilità e di un uso mirato dei proventi dell’ETS2 per sostenere alternative competitive e rinnovabili come il Gpl e i suoi derivati bio, rappresenta un punto cruciale nel dibattito. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra ambizione climatica e sostenibilità economica, per garantire che la transizione verde sia un’opportunità per tutti e non un onere insostenibile per molti.
