MILANO – In un panorama economico globale sempre più dominato dalla tecnologia e dall’innovazione, l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale (IA) sta ridisegnando le gerarchie della ricchezza mondiale. Protagonista di questa nuova ondata è Sergey Brin, il geniale co-fondatore di Google, che ha recentemente conquistato il titolo di terzo uomo più ricco del pianeta. Un balzo vertiginoso, alimentato dal successo stratosferico di Alphabet, la società madre di Google, e da una mossa strategica che promette di cambiare il futuro dell’interazione uomo-macchina: l’alleanza con Apple.
La scalata di Brin: i numeri di un successo epocale
Secondo la prestigiosa classifica Forbes Real-Time Billionaires, il patrimonio netto di Sergey Brin ha registrato un incremento di 4,9 miliardi di dollari, attestandosi sulla cifra sbalorditiva di 255,6 miliardi di dollari. Questo exploit gli ha permesso di superare due colossi del calibro di Jeff Bezos, fondatore di Amazon (con un patrimonio stimato di 253,2 miliardi), e Larry Ellison di Oracle (251,3 miliardi). Davanti a Brin, in questa esclusiva classifica, si posizionano solamente il suo storico socio e co-fondatore di Google, Larry Page, con un patrimonio di circa 277 miliardi di dollari, e l’inarrivabile Elon Musk di Tesla e SpaceX, la cui fortuna supera i 725 miliardi di dollari.
Il cinquantaduenne imprenditore, nato a Mosca e trasferitosi negli Stati Uniti in giovane età, deve questa impennata patrimoniale al rally delle azioni di Alphabet. La holding ha recentemente infranto la barriera dei 4 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato, un traguardo raggiunto solo da un ristretto club di giganti tecnologici come Nvidia, Microsoft e la stessa Apple. Nel solo 2025, il titolo Alphabet ha registrato una crescita del 65%, il maggior balzo annuale dal lontano 2009.
Il catalizzatore: l’accordo tra giganti Apple e Google su Gemini AI
La vera scintilla che ha innescato questa corsa al rialzo è stata un annuncio che ha scosso le fondamenta della Silicon Valley. A inizio mese, è stata ufficializzata una partnership strategica pluriennale tra Alphabet e Apple. L’accordo prevede l’integrazione della sofisticata tecnologia di Intelligenza Artificiale di Google, nota come Gemini, nella prossima generazione dei sistemi operativi di Apple.
Questa collaborazione, definita da Apple stessa come basata sulla “più capace base tecnologica per i modelli di Apple Foundation”, rivoluzionerà in primis Siri, l’assistente virtuale presente su miliardi di dispositivi della Mela. L’obiettivo è trasformare Siri in un assistente più intelligente, conversazionale e personalizzato, capace di comprendere contesti complessi e di eseguire compiti articolati, colmando il divario con le soluzioni concorrenti. L’integrazione di Gemini, tuttavia, non si limiterà a Siri, ma sarà il cuore pulsante della nuova suite “Apple Intelligence”, pervadendo l’intero ecosistema di Cupertino.
L’impatto sui mercati è stato immediato: il giorno dell’annuncio, le azioni di Alphabet hanno guadagnato l’1.3%, raggiungendo un valore di oltre 337 dollari per azione. Per Alphabet, questo accordo non rappresenta solo un’importante fonte di ricavi (si stima che Apple pagherà circa 1 miliardo di dollari all’anno), ma soprattutto una formidabile validazione della propria leadership nel campo dell’IA, estendendo il dominio di Gemini ben oltre l’ecosistema Android.
L’era dell’Intelligenza Artificiale: una nuova corsa all’oro
La vicenda di Sergey Brin è emblematica di un trend più ampio che sta definendo l’economia del XXI secolo: l’Intelligenza Artificiale è la nuova frontiera della creazione di valore. Aziende che, come Google, hanno investito per anni in ricerca e sviluppo in questo settore, stanno ora raccogliendo i frutti, vedendo le proprie valutazioni schizzare alle stelle. Questo fenomeno non riguarda solo i fondatori storici della prima era di Internet, ma sta creando una nuova generazione di miliardari.
La cosiddetta “Magnificent Seven” – Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta, Tesla e Nvidia – controlla una quota senza precedenti dei principali indici di borsa, trainata proprio dall’entusiasmo per l’IA. Nvidia, in particolare, con il suo quasi monopolio sui chip essenziali per l’addestramento dei modelli di IA, è diventata un caso di studio, con una crescita che ha arricchito enormemente il suo CEO, Jensen Huang.
L’ascesa di Brin, quindi, non è un evento isolato, ma il sintomo di una profonda trasformazione. La capacità di sviluppare e implementare soluzioni di IA all’avanguardia è diventata il principale motore di crescita e di ricchezza, un campo di battaglia dove si scontrano i titani della tecnologia per definire il futuro. E in questa arena, l’alleanza tra la potenza software di Google e l’incomparabile ecosistema hardware di Apple si preannuncia come una delle forze più dominanti dei prossimi anni.
