MANAGUA – L’attacco alla libertà di stampa in Nicaragua ha raggiunto un nuovo, inquietante livello. Non più solo raid nelle redazioni, confische di attrezzature o arresti arbitrari. La repressione del regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo si è evoluta, assumendo una forma più subdola ma altrettanto pervasiva: quella digitale. Secondo il rapporto annuale della Fondazione per la libertà di espressione e la democrazia (Fled), con sede in Costa Rica, le strategie repressive si sono ora concentrate sui social media e sui canali online, dove giornalisti e media indipendenti sono bersaglio di continue minacce e campagne diffamatorie orchestrate da profili e testate filo-governative.

Una strategia del terrore digitale

Il campo di battaglia per l’informazione libera in Nicaragua si è trasferito online. Qui, un esercito di troll e media allineati al governo sandinista lavora incessantemente per delegittimare, intimidire e perseguitare le voci critiche. Le campagne di odio, la diffusione di notizie false e le minacce dirette a giornalisti e alle loro famiglie sono diventate la norma. Questa tattica mira a creare un clima di paura e autocensura, isolando i professionisti dell’informazione e minando la fiducia del pubblico nei media indipendenti. Come documentato da diverse organizzazioni per i diritti umani, questa guerra digitale è parte di una strategia più ampia per consolidare un monopolio comunicativo statale e silenziare ogni forma di dissenso.

L’esodo dei giornalisti: un’emorragia di verità

Le conseguenze di questa ostilità, iniziata con le proteste del 2018, sono devastanti. I dati raccolti dalla Fled sono un bollettino di guerra: dall’inizio della repressione, ben 309 giornalisti sono stati costretti all’esilio. Un esodo forzato che priva il Paese delle sue voci più coraggiose e competenti. Solo nel corso del 2025, almeno 26 professionisti dei media hanno dovuto abbandonare il Nicaragua per proteggere la propria vita e incolumità. La persecuzione non si ferma però ai confini nazionali.

  • Apolidi per decreto: In quattro casi emblematici, il governo ha negato a giornalisti che si trovavano all’estero il diritto di rientrare in patria, rendendoli di fatto apolidi e privandoli della loro nazionalità. Una tattica disumana che mira a recidere ogni legame con la propria terra.
  • Famiglie nel mirino: La repressione si estende anche ai familiari dei giornalisti in esilio, sottoposti a costanti vessazioni, sorveglianza e persecuzioni da parte delle autorità, come denunciato da numerose testimonianze.
  • Chiusure e confische: Parallelamente all’esilio forzato, si contano quasi 50 organi di stampa chiusi, le cui redazioni e beni sono stati spesso confiscati. Un attacco frontale all’infrastruttura stessa dell’informazione indipendente.

Un quadro normativo per la repressione

Questa caccia alle streghe è supportata da un apparato legale costruito ad hoc per criminalizzare il dissenso. Leggi come la “Ley General de Telecomunicaciones Convergentes” hanno di fatto legalizzato lo spionaggio di stato, attribuendo all’Istituto Nicaraguense delle Telecomunicazioni, guidato dal capo della Polizia nazionale, il potere di accedere ai dati personali degli utenti, inclusa la geolocalizzazione. A ciò si aggiungono emendamenti al codice penale che permettono di perseguire e condannare in contumacia chi, anche dall’estero, commette reati (spesso di natura informatica) contro lo Stato. In questo contesto, anche il semplice atto di informare può essere etichettato come “tradimento della patria”.

Il silenzio imposto: non solo giornalisti

La stretta del regime di Ortega non si limita alla stampa. Di recente, le autorità hanno vietato l’ingresso nel Paese di Bibbie, libri, riviste e giornali stampati, oltre a telecamere e droni. Una misura che colpisce la libertà religiosa e di informazione a 360 gradi, confermata dalle compagnie di trasporto internazionale e denunciata da organizzazioni come Christian Solidarity Worldwide (CSW). Questa politica repressiva si inserisce in un modello sistematico di violazione dei diritti umani che, dal 2018, ha causato centinaia di morti, migliaia di feriti e arresti arbitrari, come documentato da Amnesty International. Il Nicaragua si sta trasformando sempre più in uno “Stato di polizia”, dove ogni spazio civico viene annullato e ogni critica messa a tacere con la forza.

Nonostante la persecuzione, la resilienza del giornalismo nicaraguense si manifesta proprio nel mondo digitale. Molti media chiusi con la forza hanno trovato il modo di continuare a operare dall’esilio, sfruttando le nuove tecnologie per raggiungere i cittadini e aggirare la censura. Una lotta per la verità che continua, anche se a un prezzo altissimo, dimostrando che la sete di informazione libera non può essere soffocata così facilmente.

Di davinci

La vostra guida digitale nell’oceano dell’informazione 🌊, dove curiosità 🧐 e innovazione 💡 navigano insieme alla velocità della luce ⚡.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *