Cala il sipario sull’edizione 2026 di Memissima, il festival torinese dedicato all’universo dei meme, che quest’anno ha trasceso la sua natura di celebrazione della cultura digitale per trasformarsi in un potente dispositivo di analisi critica del presente. L’evento, prodotto da The Goodness Factory, ha animato per due giorni il capoluogo piemontese, confermando la sua formula di festival urbano diffuso attraverso tre luoghi emblematici della cultura cittadina: il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, la Scuola Holden e il Circolo dei lettori e delle lettrici. Un pubblico numeroso ha partecipato a un fitto programma di talk, performance e incontri, culminati in un atto dirompente e inaspettato durante la cerimonia dei “Meme Awards”.

Il Gesto Simbolico: Sciopero Nazionale e Oscar Non Assegnato

Il momento culminante del festival, tradizionalmente dedicato all’assegnazione degli “Oscar dei Meme”, si è trasformato in un palcoscenico di riflessione politica e culturale. L’ideatore e direttore artistico di Memissima, Max Magaldi, ha lanciato una proposta senza precedenti: indire il primo sciopero nazionale dei meme, fissato per mercoledì 21 gennaio. Questa singolare forma di protesta nasce da una constatazione amara e provocatoria: “una realtà che ha superato i meme”. In coerenza con questa visione, il premio più atteso, quello per il “personaggio più memato dell’anno”, non è stato assegnato.

Una decisione forte, che segna un punto di svolta per il festival e per la comunità dei “memer”. Se negli anni passati l’ironia digitale aveva incoronato personaggi come Luigi Di Maio, Gerry Scotti e Gennaro Sangiuliano, oggi, secondo gli organizzatori, la cronaca e la politica agiscono già secondo logiche memetiche, rendendo quasi superflua la rielaborazione satirica. La realtà stessa, come sottolinea Magaldi, “nasce già memata”, creando un cortocircuito culturale che svuota di senso l’ironia digitale.

Un Festival Radicato nel Tessuto Culturale di Torino

L’edizione 2026 ha consolidato il legame di Memissima con la città di Torino. La scelta di sedi prestigiose come il Museo del Risorgimento, la Scuola Holden e il Circolo dei lettori ha permesso di creare un dialogo fecondo tra la cultura digitale e i luoghi tradizionali del sapere. Il programma ha offerto un’ampia gamma di appuntamenti, tra cui:

  • Talk e approfondimenti su temi come l’intelligenza artificiale e il suo impatto sulla società, con ospiti come Elvis Tusha e Giuseppe Mastromatteo.
  • Case studies di successo virale, come la storia del supermercato Wellmart Perugia.
  • Momenti di networking e formazione, come il format “Meme per gli acquisti”, dedicato al rapporto tra meme e pubblicità.
  • Visite guidate e incontri tematici, come “Fatta l’Italia, memiamo gli italiani” presso il Museo del Risorgimento.

Questa articolazione ha permesso al festival di attrarre un pubblico eterogeneo, confermando la capacità dei meme di essere non solo un fenomeno di intrattenimento, ma anche un linguaggio complesso e stratificato, capace di interpretare la contemporaneità.

I Vincitori dei Meme Awards 2026

Nonostante la decisione di non assegnare il premio principale, la giuria dei Meme Awards ha comunque premiato le migliori realtà creative che si sono distinte nel corso dell’anno, selezionandole tra oltre 400 candidature. Un riconoscimento al lavoro costante di chi, attraverso l’ironia e l’ingegno, contribuisce ad alimentare il dibattito pubblico e a plasmare l’immaginario collettivo. Ecco i vincitori per categoria:

  • Politica: poveromemino
  • Sport: Calcioesbatti
  • Scuola, Uni e Lavoro: Sgherro_pesarese
  • Attualità: falzo.vegano
  • Musica, Cultura e Spettacolo: Dickdidog
  • Nerd: meminidepressimaperfinta
  • Shit Happens: Appennino fresh memes
  • Ciarpame Memetico: erdiogane
  • Amio Noi: baroneostu
  • IGP: shitpostingvercelli2049

Il Futuro dei Meme: Tra Resa Ironica e Impegno Civile

La proclamazione dello sciopero rappresenta, nelle parole del direttore Magaldi, non una resa ma un “rilancio”. Un invito a una riflessione collettiva sul rapporto tra vita reale, comunicazione e satira. In un’epoca in cui la comunicazione politica stessa adotta sempre più spesso i codici dei meme, il rischio è quello di un appiattimento, di una confusione di ruoli che depotenzia la carica critica della satira. Lo sciopero è dunque un tentativo di riprendere le distanze, di riaffermare l’autonomia e il valore di uno sguardo critico che non si limiti a replicare il già detto, ma che sappia ancora “in direzione ostinata e contraria” interrogare e, se necessario, sovvertire le narrazioni dominanti. Memissima si conferma così non solo un festival, ma un laboratorio permanente di idee, un sismografo sensibile alle trasformazioni culturali in atto, capace di trasformare l’effimero universo digitale in una potente lente di ingrandimento sulla nostra complessa realtà.

Di euterpe

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