Il mondo della moda è in lutto. Valentino Clemente Ludovico Garavani, conosciuto universalmente come Valentino, si è spento all’età di 93 anni nella serenità della sua residenza romana. A dare l’annuncio è stata la Fondazione che porta il suo nome e quello del suo storico socio e compagno di una vita, Giancarlo Giammetti. Con lui scompare non solo un couturier di ineguagliabile talento, ma “l’ultimo imperatore” di uno stile che ha fatto dell’eleganza, della bellezza e di un inconfondibile punto di rosso la sua firma nel mondo.

Le origini di un predestinato: da Voghera a Parigi

Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino manifestò fin da giovanissimo una passione viscerale per la moda, un’inclinazione che lo portò a sognare le dive del cinema e i loro abiti scintillanti. Con il sostegno dei genitori, si trasferì adolescente a Parigi per studiare all’École des Beaux-Arts e alla prestigiosa Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne. Furono anni formativi fondamentali, durante i quali lavorò negli atelier di maestri come Jean Dessès e Guy Laroche, assorbendo i segreti di un’arte che avrebbe presto reinterpretato secondo la sua personalissima visione.

Il “Rosso Valentino”: la nascita di un’icona

È proprio durante i suoi anni parigini che un ricordo indelebile si trasformò in leggenda. Durante una serata all’opera di Barcellona, un’anziana signora avvolta in un abito di velluto rosso catturò la sua attenzione, lasciandogli un’impressione folgorante. Quella visione si tradusse in una tonalità di rosso pura, vibrante e priva di sfumature, un colore che sembra emanare luce propria: il Rosso Valentino. Introdotto fin dalla sua collezione inaugurale nel 1959 con l’abito “Fiesta”, questo colore divenne la sua ‘signature’, un simbolo di passione, glamour e femminilità assoluta che avrebbe attraversato decenni di moda, diventando un linguaggio universale.

L’incontro con Giammetti e la conquista del mondo

Il ritorno a Roma segnò l’inizio della sua avventura imprenditoriale, ma fu l’incontro nel 1960 con Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura, a cambiare il destino della Maison. In un sodalizio umano e professionale durato oltre sessant’anni, Giammetti divenne il motore strategico e finanziario del brand, permettendo a Valentino di dedicarsi interamente alla creatività. Fu Giammetti a spingere per la storica sfilata a Palazzo Pitti a Firenze nel 1962, che consacrò Valentino a livello internazionale, aprendogli le porte del mercato americano e del jet set.

La consacrazione: la Collezione Bianca e le muse indimenticabili

Se il rosso è il suo colore simbolo, fu paradossalmente una collezione interamente bianca a consacrarlo definitivamente nell’olimpo della moda. Nel 1968, la sua “Collezione Bianca” fu una rivelazione di purezza ed eleganza assoluta. Da quella collezione, Jacqueline Kennedy scelse un iconico abito in pizzo per le sue seconde nozze con Aristotele Onassis, trasformando quel capo in un pezzo di storia del costume. La lista delle sue clienti e amiche è un vero e proprio firmamento di stelle: da Elizabeth Taylor a Sophia Loren, da Marella Agnelli a Audrey Hepburn, fino alle dive contemporanee come Anne Hathaway, Gwyneth Paltrow e Julia Roberts, che ritirò il suo Oscar nel 2001 indossando un suo magnifico abito vintage.

  • Liz Taylor: una delle prime a innamorarsi del suo stile.
  • Jacqueline Kennedy Onassis: un’amicizia e una collaborazione che hanno segnato un’epoca.
  • Sophia Loren: icona di italianità vestita dall’eleganza di Valentino.
  • Julia Roberts: il suo Oscar in Valentino nero è un’immagine iconica della storia del cinema.

L’eredità di un Imperatore

Dopo una carriera cinquantennale, Valentino si ritirò dalle passerelle nel 2008 con una memorabile sfilata a Parigi. Tuttavia, il suo spirito non ha mai abbandonato il mondo della moda. Attraverso la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, ha continuato a promuovere l’arte e la cultura, proiettando la sua eredità nel futuro. Un’eredità che non è solo creativa ma anche materiale, con un patrimonio stimato in oltre un miliardo di euro, fatto di residenze iconiche e una preziosa collezione d’arte. Anche negli ultimi anni, il suo contributo è stato riconosciuto con prestigiosi premi, come il British Fashion Council’s Outstanding Achievement Award nel 2023, a testimonianza di un’influenza che non conosce tempo. La sua celebre frase “Amo la bellezza, non è colpa mia” riassume perfettamente la filosofia di una vita dedicata a un ideale estetico assoluto, un’eleganza senza tempo che, come lui stesso amava dire, “non passa mai di moda”.

Mentre il mondo piange la sua scomparsa, il suo inconfondibile segno, ovviamente rosso, continuerà a ispirare le future generazioni, ricordandoci che la vera bellezza è eterna.

Di davinci

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