TRENTO – Una svolta decisiva ha scosso la quiete della Valsugana. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trento e della Compagnia di Borgo Valsugana hanno tratto in arresto un uomo di 40 anni, Khalid Mamdouh, di origini marocchine ma da tempo residente in zona, ritenuto il responsabile del brutale omicidio di Mauro Sbetta, il pensionato di 68 anni trovato morto nella sua casa di Strigno. L’accusa, pesantissima, è di omicidio volontario. Il fermo, disposto dalla Procura della Repubblica di Trento, è l’esito di una serrata e complessa attività investigativa che ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato.

La vittima e il presunto carnefice: un’amicizia finita in tragedia

Mauro Sbetta, ex magazziniere in pensione, viveva solo ed era descritto da chi lo conosceva come una persona socievole e amichevole. Il presunto assassino, Khalid Mamdouh, era un conoscente, un amico della vittima. Questa relazione, secondo gli inquirenti, avrebbe permesso all’aggressore di entrare in casa senza forzare la porta, in quella che doveva essere una serata tranquilla tra il 13 e il 14 gennaio. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per reati legati allo spaccio e contro il patrimonio, si è dichiarato estraneo ai fatti.

Un pestaggio di inaudita violenza

L’allarme è scattato quando i parenti, preoccupati per il silenzio prolungato di Mauro, hanno allertato i soccorsi. La scena che si è presentata ai sanitari del 118 e ai Carabinieri è stata agghiacciante: il corpo del 68enne giaceva senza vita nel soggiorno, in un’abitazione messa a soqquadro e con tracce di sangue in più punti, segno di una violenta colluttazione. L’autopsia, eseguita dal medico legale, ha confermato la brutalità dell’aggressione: Sbetta è morto a causa di un “pestaggio che ne cagionava la morte per emorragia intracranica”. L’esame autoptico ha rivelato un “politraumatismo”, con molteplici colpi inferti con un corpo contundente soprattutto alla testa e alla nuca, che si sono rivelati fatali.

Le indagini: un puzzle complesso

Le indagini, coordinate dalla Procura di Trento e condotte con meticolosità dai Carabinieri, si sono avvalse di ogni strumento investigativo. Fondamentali sono stati i rilievi scientifici effettuati dal R.I.S. di Parma, che hanno analizzato le numerose tracce ematiche e le impronte digitali repertate sulla scena del crimine. A questo si è aggiunto un lavoro certosino di analisi dei tabulati telefonici e delle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. Proprio l’incrocio di questi dati avrebbe permesso di collocare il 40enne nell’abitazione della vittima la sera del delitto. Secondo le prime ricostruzioni, tra i due ci sarebbero stati contatti telefonici per accordarsi sull’incontro.

Il movente: un mistero ancora da svelare

Mentre il presunto responsabile si trova ora nel carcere di Spini di Gardolo a disposizione dell’autorità giudiziaria, resta da chiarire il movente di un delitto così efferato. Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo, ma si lavora per ricostruire le ultime ore di vita di Mauro Sbetta e per capire cosa possa aver scatenato una tale furia omicida. La comunità di Strigno e dell’intera Valsugana è sotto shock, attonita di fronte a una violenza che ha spezzato la vita di un uomo conosciuto e stimato da tutti.

Di veritas

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