La Spezia – Una giornata di scuola si è trasformata in tragedia all’Istituto professionale “Domenico Chiodo” di La Spezia, dove uno studente di 19 anni, Youssef Abanoub, di origini egiziane e conosciuto da tutti come “Abu”, è stato ucciso a coltellate da un coetaneo. L’aggressore, un giovane di origini marocchine residente ad Arcola, è stato arrestato con l’accusa di omicidio. Il movente, secondo quanto emerso dall’interrogatorio, sarebbe legato a motivi di gelosia.

La dinamica dell’aggressione

I fatti si sono svolti nella tarda mattinata di venerdì 16 gennaio. Secondo una prima ricostruzione, la lite tra i due giovani sarebbe iniziata nei bagni dell’istituto durante la ricreazione. Successivamente, la vittima avrebbe cercato rifugio in un’aula, ma sarebbe stata raggiunta dall’aggressore che lo ha colpito con un fendente al fianco utilizzando un grosso coltello da cucina portato da casa. L’aggressione è avvenuta davanti ai compagni di classe e a un professore, che è prontamente intervenuto per bloccare e disarmare l’assalitore.

Le condizioni di Youssef Abanoub sono apparse subito gravissime a causa della profonda ferita che ha causato una copiosa emorragia e un arresto cardiocircolatorio. Soccorso immediatamente dai sanitari del 118 e dai volontari della Croce Rossa, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea. Nonostante un delicato intervento chirurgico e i tentativi di rianimazione, il giovane è deceduto in serata nel reparto di terapia intensiva.

Le indagini e il movente

L’aggressore è stato arrestato in flagranza di reato dalla Polizia di Stato e trasferito in carcere. Durante l’interrogatorio davanti al magistrato, ha confessato l’omicidio, spiegando di aver agito perché la vittima “non doveva scambiare foto con la ragazza che frequento”. Si tratterebbe di foto risalenti all’infanzia, dato che i due si conoscevano da tempo. Gli inquirenti stanno analizzando i telefoni cellulari dei ragazzi coinvolti per approfondire la natura della loro relazione e verificare la presenza di eventuali messaggi minatori precedenti, come un “Ti sistemo io” che sarebbe stato inviato giorni prima.

La Procura sta valutando di contestare l’aggravante della premeditazione, dato che l’aggressore ha portato il coltello da casa. Alcune testimonianze suggeriscono che non fosse la prima volta che il giovane si presentava a scuola armato.

Le reazioni e il dibattito sulla sicurezza a scuola

La tragedia ha scosso profondamente la comunità di La Spezia e ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nelle scuole. Il sindaco, Pierluigi Peracchini, ha definito la morte “assurda”, sottolineando come sia “inaccettabile che in un paese democratico qualcuno possa andare a scuola con un coltello”. Numerosi studenti e cittadini hanno partecipato a un corteo silenzioso per le vie del centro in memoria di Youssef.

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha espresso il suo cordoglio definendo l’accaduto “di una gravità assoluta” e una “tragedia che colpisce l’intero Paese”. Valditara ha anche ipotizzato l’installazione di metal detector nelle scuole considerate a maggior rischio, d’intesa con i prefetti, per prevenire l’introduzione di armi. Sulla questione è intervenuto anche il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che ha sottolineato la necessità di “più valori, più educazione” accanto alle misure di sicurezza.

L’Ufficio scolastico regionale della Liguria ha disposto un’ispezione nell’istituto “Domenico Chiodo” per accertare ogni aspetto della vicenda, mentre le lezioni sono state sospese. La tragedia solleva interrogativi urgenti sul disagio giovanile e sulla necessità di implementare strumenti più efficaci per prevenire e arginare fenomeni di violenza all’interno degli ambienti scolastici.

Di veritas

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