ROMA – Un’arma a doppio taglio, capace di inaugurare “una nuova era di progresso senza precedenti” ma anche di scatenare minacce esistenziali per l’umanità. È questa la visione complessa e articolata dell’intelligenza artificiale delineata da Bill Gates, il co-fondatore di Microsoft, che attraverso un lungo e dettagliato articolo sul suo blog personale, Gates Notes, ha lanciato un monito tanto lucido quanto allarmante. Le due sfide più grandi che ci attendono nel prossimo decennio, secondo Gates, sono l’uso malevolo dell’IA e il suo impatto dirompente sul mercato del lavoro. Per affrontare queste sfide, indica il 2026 come un anno fondamentale per la preparazione e l’adattamento.
Il fantasma del bioterrorismo potenziato dall’IA
Riprendendo i suoi stessi avvertimenti pre-pandemici, che si rivelarono tragicamente profetici, Gates traccia un parallelo inquietante: “Se ci fossimo preparati adeguatamente alla pandemia di Covid, la quantità di sofferenza umana sarebbe stata drasticamente inferiore”. Oggi, afferma, il rischio di una catastrofe biologica non proviene più solo dalla natura. “Un rischio ancora maggiore di una pandemia per cause naturali è che un gruppo non governativo utilizzi strumenti di intelligenza artificiale open source per progettare un’arma bioterroristica”. Un’affermazione che gela il sangue, ma che non è isolata nel panorama scientifico e della sicurezza globale.
L’allarme di Gates riecheggia infatti le preoccupazioni già espresse da autorevoli organizzazioni. Lo scorso anno, un gruppo di esperti guidato dalla Nuclear Threat Initiative (NTI) e dalla Munich Security Conference aveva messo in luce proprio la possibilità di utilizzare strumenti biologici basati sull’IA, sia esistenti che emergenti, per creare nuovi e pericolosi agenti patogeni con potenziale pandemico. La NTI, in particolare, ha evidenziato come i rapidi progressi nell’IA abbiano implicazioni significative per la biosicurezza, introducendo rischi senza precedenti che necessitano di una governance coordinata e di nuove politiche innovative per prevenire un uso catastrofico.
La rivoluzione del lavoro: tra efficienza e disoccupazione
Il secondo grande fronte di rischio individuato da Gates riguarda la sfera socio-economica. L’intelligenza artificiale, secondo il filantropo, è destinata a sostituire gli esseri umani nella maggior parte delle attività lavorative. Questa non è una previsione a lungo termine, ma una trasformazione già in atto. “L’IA rende gli sviluppatori di software almeno due volte più efficienti”, scrive, indicando come settori quali il lavoro di magazzino e l’assistenza telefonica saranno i prossimi a subire una disruption immediata.
Questa trasformazione, sebbene portatrice di un’enorme potenziale in termini di produttività, solleva interrogativi cruciali sulla distribuzione della ricchezza e sul ruolo stesso del lavoro nella società. Gates non dipinge uno scenario apocalittico, ma invita a una riflessione profonda e a una preparazione attiva. “Man mano che l’intelligenza artificiale sviluppa il suo potenziale, potremmo ridurre la settimana lavorativa o persino decidere che ci sono alcuni ambiti in cui non vogliamo utilizzarla”, afferma, suggerendo che il 2026 debba essere l’anno in cui iniziare ad abituarsi a questo nuovo paradigma. L’obiettivo è governare il cambiamento, evitando che siano solo le forze del mercato a determinare l’impatto dell’IA sulla società, scongiurando un aumento delle disuguaglianze.
- Aumento dell’efficienza: L’IA promette di aumentare la produttività in molti settori, dalla programmazione alla medicina.
- Rischio di disoccupazione: Molte professioni, specialmente quelle ripetitive, sono a rischio di automazione.
- Necessità di nuove politiche: Servono strategie per gestire la transizione, redistribuire i guadagni di produttività e ridefinire il concetto di lavoro.
Il 2026: un anno per prepararsi al futuro
La visione di Gates non è fatalista. Pur riconoscendo l’enormità delle sfide, il suo rimane un “ottimismo con note a piè di pagina” (“Optimism with footnotes”, il titolo del suo intervento). Crede fermamente nella capacità umana di anticipare i problemi e prepararsi ad essi, proprio come crede nella nostra capacità di prenderci cura gli uni degli altri. Per questo motivo, l’invito a usare il 2026 come anno di preparazione non è solo un consiglio, ma un appello all’azione.
È necessario, secondo Gates, essere “deliberati riguardo al modo in cui questa tecnologia viene sviluppata, governata e implementata”. Ciò implica un ruolo attivo dei governi, che non possono lasciare al solo mercato il compito di guidare una rivoluzione di tale portata. Bisogna investire in formazione, ripensare i sistemi educativi per preparare le nuove generazioni a un mercato del lavoro in continua evoluzione e, soprattutto, stabilire delle “barriere di protezione” (guardrails) e regolamentazioni rigorose per prevenire gli abusi, specialmente quelli più pericolosi come il bioterrorismo.
L’intelligenza artificiale, conclude Gates, “cambierà la società più di qualsiasi altra cosa gli esseri umani abbiano mai creato”. Non esiste un limite noto a quanto possano diventare intelligenti, e i progressi non si arresteranno prima di aver superato le capacità umane. Di fronte a una forza così trasformativa, l’inazione non è un’opzione. Il futuro è già qui, e il 2026 è la nostra prima, cruciale occasione per dimostrare di essere pronti a plasmarlo responsabilmente.
