TORINO – Che cos’è un’automobile? Una domanda apparentemente semplice, la cui risposta si è stratificata in oltre un secolo di evoluzione tecnologica, sociale e culturale. È la sua meccanica a definirla, o la forma dello spazio che essa racchiude e definisce? A queste domande profonde prova a rispondere il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino (MAUTO) con il progetto espositivo “Automobili. Una storia di innovazione concettuale”, un’affascinante mostra personale dell’artista francese Alain Bublex, a cura di Chiara Marras. Inaugurata il 16 gennaio 2026, l’esposizione si propone come un viaggio non convenzionale attraverso due secoli di storia automobilistica, spogliando il veicolo della sua mera funzione per elevarlo a puro concetto, a laboratorio di idee e a specchio dell’immaginario collettivo.

Dall’Industria all’Idea: La Visione di Alain Bublex

Alain Bublex non è un nome nuovo per chi esplora le intersezioni tra arte, design e architettura. L’artista francese ha dedicato la sua carriera a indagare gli oggetti e gli spazi che hanno plasmato la modernità, con un’attenzione quasi ossessiva per l’automobile e i suoi infiniti scenari possibili. La sua non è una celebrazione del motore o della velocità, ma una riflessione critica e poetica sull’evoluzione delle forme e dei significati. La mostra al MAUTO non è una semplice cronologia di modelli iconici, ma piuttosto una mappa di trasformazioni concettuali, un percorso che interroga il ruolo del progetto automobilistico come pratica culturale prima ancora che tecnologica.

Il progetto nasce da una prestigiosa commissione della Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi che, in occasione della mostra “Autophoto” del 2017, affidò a Bublex la stesura di un testo sulla storia dell’automobile dal 1802 a oggi. Da quel lavoro di ricerca e scrittura è scaturita un’ispirazione che ha preso forma fisica, dando vita a un corpus di opere che oggi possiamo ammirare a Torino.

Un Percorso Espositivo Multiforme

La mostra, curata con maestria da Chiara Marras, si articola in diversi nuclei tematici che dialogano tra loro, offrendo al visitatore un’esperienza immersiva e stimolante. Il percorso comprende:

  • 44 opere che fondono testi e immagini, costruendo una narrazione alternativa della storia dell’auto attraverso modelli spesso poco conosciuti o addirittura mai realizzati. Questi disegni digitali immaginano un libro ideale che raccolga tutte le forme automobilistiche non concretizzate, un archivio di possibilità e utopie.
  • Due proiezioni video che offrono uno sguardo duplice: da un lato, un’analisi dettagliata dei disegni tecnici che svelano la complessità progettuale; dall’altro, una sequenza di affascinanti disegni “naturalistici” che trattano l’automobile quasi come un organismo vivente.
  • Appunti e schizzi originali dell’artista, che permettono di entrare nel vivo del suo processo creativo, un vero e proprio “vagabondaggio di idee” fatto di libere associazioni, ritorni e ipotesi.
  • Dieci modelli di automobili in scala 1:10, cuore pulsante dell’installazione “A l’abri du vent et de la pluie” (Al riparo dal vento e dalla pioggia). Queste sculture, provenienti dalla collezione della Fondation Cartier, sono ridotte all’essenzialità delle loro forme. Non descrivono i dettagli, ma catturano i caratteri minimi e riconoscibili di ogni modello, trasformandoli in puri significanti, in depositi di memoria collettiva.

L’Automobile come Spazio e Memoria

La forza del lavoro di Bublex risiede nella sua capacità di decontestualizzare l’automobile. Le sue sculture minimaliste ci costringono a guardare oltre la carrozzeria e il motore, per concentrarci sulla forma, sullo spazio che l’auto crea e occupa. Ogni modello, scelto attraverso un processo che l’artista stesso definisce un “vagabondaggio” di libere associazioni, diventa un’immagine capace di riattivare ricordi, sollecitare pensieri e aprire nuove conversazioni. È un movimento non lineare, che riflette la natura stessa della memoria e dell’innovazione.

Questa mostra invita a una profonda riflessione: l’automobile non è solo un prodotto industriale, ma un potente simbolo culturale, un catalizzatore di idee e di visioni sul futuro. Ospitando l’intervento di Bublex, il MAUTO, tempio della storia motoristica, si apre a sguardi critici e interdisciplinari, confermando la sua vocazione non solo di conservatore della memoria, ma anche di attivo partecipante al dibattito contemporaneo sulla mobilità, il design e il nostro rapporto con la tecnologia. Un’occasione imperdibile per guardare all’oggetto che ha definito il XX secolo con occhi nuovi, cogliendone il valore come inesauribile fonte di innovazione concettuale.

Di davinci

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