MINNEAPOLIS, USA – Nuovi, inquietanti dettagli emergono sulla tragica morte di Renee Nicole Good, la 37enne scrittrice e poetessa uccisa da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) il 7 gennaio a Minneapolis. Secondo una recente inchiesta del New York Times, basata sull’analisi delle chiamate di emergenza, la donna era ancora viva e avrebbe potuto forse essere salvata se solo i soccorsi fossero stati tempestivi. Un medico, presente sulla scena al momento della sparatoria, ha tentato di intervenire ma è stato bloccato dagli agenti federali.
L’agghiacciante ricostruzione dei fatti
La mattina del 7 gennaio, durante una massiccia operazione anti-immigrazione dell’ICE a Minneapolis, Renee Good si trovava alla guida del suo SUV. La situazione è degenerata rapidamente quando gli agenti hanno circondato il suo veicolo. Un agente, identificato come Jonathan Ross, ha aperto il fuoco, colpendo la donna con tre proiettili. L’analisi dei video dell’incidente mostra l’agente sparare prima attraverso il parabrezza e poi, per altre due volte, dal finestrino del lato guidatore.
Ciò che rende la vicenda ancora più drammatica è quanto accaduto nei minuti immediatamente successivi. Un uomo, qualificatosi come medico, si è fatto avanti tra la folla di testimoni chiedendo di poter controllare il polso della donna. La sua richiesta è stata respinta con un secco “no” da uno degli agenti. Nonostante l’uomo abbia insistito, precisando la sua professione, la risposta è stata un agghiacciante: “Non mi interessa”.
Minuti preziosi perduti
L’analisi delle chiamate ai servizi di emergenza, ottenuta dal New York Times, rivela una cronologia straziante. Quando i paramedici locali sono finalmente giunti sul posto, Renee Good non respirava più, ma il suo polso era ancora debole e irregolare. Un segno vitale che, forse, avrebbe potuto fare la differenza. Purtroppo, nel momento in cui è stata estratta dal veicolo, per lei non c’era più nulla da fare. Il suo cuore aveva cessato di battere.
Questa rivelazione solleva pesanti interrogativi sulla condotta degli agenti dell’ICE e sulla gestione dell’emergenza. Perché impedire a un medico di prestare i primi, fondamentali soccorsi? Si è trattato di negligenza, di una procedura standard in situazioni ad alto rischio o di una deliberata ostruzione?
Chi era Renee Nicole Good
Lontana dall’immagine di “agitatrice” o “terrorista” che alcuni ambienti hanno tentato di dipingere, Renee Nicole Macklin Good era una cittadina americana di 37 anni, originaria di Colorado Springs, Colorado. Scrittrice e poetessa, vincitrice di un premio letterario nel 2020, si era trasferita da poco a Minneapolis con la moglie, Becca Good. Madre di tre figli, sui social media si descriveva come “poetessa, scrittrice, moglie e mamma”. Al momento della sua morte, insieme alla moglie, stava monitorando l’operato degli agenti federali, un’attività di controllo civico organizzata dai cittadini preoccupati per l’intensificarsi dei raid.
Un’ondata di proteste e uno scontro istituzionale
L’uccisione di Renee Good ha scatenato un’ondata di proteste in tutti gli Stati Uniti. Migliaia di persone sono scese in piazza a Minneapolis, New York, Chicago e Washington per manifestare contro la violenza dell’ICE e le politiche migratorie dell’amministrazione Trump. La vicenda ha inoltre innescato un duro scontro istituzionale. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha definito l’accaduto come l’azione di “un agente che ha usato il proprio potere in modo sconsiderato”. Anche il governatore del Minnesota, il democratico Tim Walz, ha preso una posizione netta contro il governo federale, annunciando di voler mobilitare la Guardia Nazionale per monitorare le operazioni degli agenti federali nello stato.
Di contro, l’allora amministrazione Trump ha difeso strenuamente l’operato dell’agente Ross, parlando di legittima difesa e descrivendo Renee Good come una donna “turbolenta” che avrebbe tentato di investire l’agente con la sua auto. Una versione dei fatti, tuttavia, smentita da diverse analisi video, tra cui quella del New York Times, che non hanno trovato indicazioni di un investimento deliberato.
Le indagini e le domande senza risposta
Sulla morte di Renee Good è stata aperta un’inchiesta, ma il percorso verso la verità appare complesso. L’FBI ha avocato a sé le indagini, sottraendole alle autorità locali del Minnesota. Questo ha alimentato ulteriormente le tensioni e i sospetti su un possibile tentativo di insabbiamento. Le domande che restano aperte sono molte e pesanti: l’agente Jonathan Ross era autorizzato a sparare? Si è trattato davvero di legittima difesa? E, soprattutto, la morte di Renee Good poteva essere evitata se solo le fosse stato permesso di ricevere soccorso immediato?
La vicenda di Renee Good non è solo la cronaca di una morte tragica, ma è diventata il simbolo di un dibattito molto più ampio sui limiti del potere federale, sulle modalità operative delle agenzie come l’ICE e sulla tutela dei diritti civili in un’America profondamente divisa.
