Sale la tensione in vista dei Campionati Mondiali di Calcio 2026, la grande kermesse sportiva che unirà Stati Uniti, Messico e Canada. Ma non è il campo a destare preoccupazione, bensì le frontiere. Un grido d’allarme, forte e chiaro, è stato lanciato dal Partito Democratico Europeo (PDE), che ha messo nero su bianco i timori per le procedure di ingresso negli USA, considerate sempre più stringenti e arbitrarie. In una lettera formale indirizzata ai massimi vertici istituzionali e sportivi – Commissione Europea, governi nazionali, FIFA, UEFA e le stesse autorità statunitensi – si chiede di fare chiarezza per tutelare milioni di appassionati, atleti e addetti ai lavori del Vecchio Continente.

La posta in gioco è altissima: la potenziale esclusione di migliaia di persone dal più grande evento calcistico del pianeta, non per mancanza di biglietto, ma a causa di un visto negato o di un controllo alla frontiera dall’esito imprevedibile.

Le Criticità: Social Media Sotto Esame e Algoritmi “Arbitrari”

Il cuore della denuncia del PDE, guidato dal segretario generale Sandro Gozi, risiede in una serie di “precedenti concreti” che hanno fatto suonare il campanello d’allarme. Si parla di ingressi negati senza motivazioni trasparenti, visti bloccati e, soprattutto, di un’escalation nei controlli, definiti “sempre più invasivi”. Nel mirino ci sono in particolare due pratiche adottate dalle autorità di Washington: lo screening dei profili social e l’utilizzo di sistemi automatizzati per valutare il profilo di rischio dei viaggiatori.

Queste procedure, secondo il partito europeo, espongono i cittadini “a rischi di arbitrarietà incompatibili con uno Stato di diritto”. L’idea che un post su un social network, magari vecchio di anni, o la decisione imperscrutabile di un algoritmo possano precludere la partecipazione a un evento globale come i Mondiali, è uno scenario che l’Europa politica non intende accettare. Già da tempo, infatti, gli Stati Uniti hanno ampliato i controlli sulla “online presence” per diverse categorie di visti, e si discute di estendere tali verifiche, che possono risalire fino a cinque anni di attività online, anche ai viaggiatori che usufruiscono del Visa Waiver Program (ESTA), il sistema che permette ai cittadini di molti paesi europei di entrare negli USA per turismo fino a 90 giorni senza un visto tradizionale.

Le Richieste dell’Europa: Una Task Force per i Diritti dei Tifosi

Di fronte a questo quadro, il Partito Democratico Europeo non si è limitato alla denuncia, ma ha avanzato una serie di proposte concrete per garantire che il Mondiale sia una festa di sport e non un labirinto burocratico. Le richieste sono precise e mirano a creare una rete di protezione per i cittadini europei:

  • Task Force Consolare Europea: L’istituzione di un gruppo di lavoro consolare dedicato nelle città statunitensi che ospiteranno le partite, per fornire assistenza immediata.
  • Monitoraggio in Tempo Reale: Un sistema per tracciare e analizzare eventuali respingimenti, fermi o incidenti ai danni di cittadini UE.
  • Linee Guida Chiare: La stesura e la pubblicazione di protocolli sui diritti dei viaggiatori in caso di problemi alla frontiera.
  • Paletti sui Diritti Umani: L’inclusione di standard vincolanti su diritti umani e non discriminazione nei protocolli ufficiali tra FIFA/UEFA e gli Stati Uniti.
  • Numero di Emergenza Multilingue: Un servizio di assistenza telefonica attivo 24/7 per tifosi e delegazioni.

“Un evento globale come i Mondiali deve unire attraverso lo sport, non esporre milioni di persone all’arbitrarietà”, ha dichiarato Sandro Gozi, sottolineando la necessità di “garanzie chiare, pubbliche e verificabili”. L’appello a Washington è quello di formalizzare per iscritto l’impegno a procedure di ingresso prevedibili e non discriminatorie, escludendo l’uso di sistemi di profilazione opachi e senza possibilità di appello.

Lo Spettro del Boicottaggio: Un Monito Estremo

La lettera del PDE si chiude con un monito tanto forte quanto significativo. Qualora non arrivassero le garanzie richieste, si legge nel documento, le federazioni e le istituzioni UEFA dovrebbero arrivare a considerare “l’ipotesi di non partecipare al torneo”. Sebbene possa apparire come una provocazione o una boutade, come alcuni commentatori hanno suggerito, la minaccia di un boicottaggio da parte delle nazionali europee alza drasticamente il livello dello scontro. È un segnale inequivocabile di quanto la questione sia sentita e di come il calcio, ancora una volta, diventi specchio di tensioni geopolitiche e di un dibattito più ampio sul delicato equilibrio tra sicurezza nazionale e diritti fondamentali dei cittadini.

Mentre il tempo stringe e l’organizzazione del primo Mondiale a 48 squadre entra nel vivo, la palla passa ora alla diplomazia. La speranza di milioni di tifosi è che si trovi una soluzione ragionevole, per evitare che il sogno di assistere alla Coppa del Mondo si infranga non su una traversa, ma contro il muro invisibile di una frontiera digitale.

Di nike

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