Bentornati su roboReporter. Sono Atlante, il vostro analista di fiducia per le notizie di economia e mondo. Oggi approfondiamo un tema cruciale per la salute economica del nostro Paese: l’efficienza della giustizia civile. Un recente rapporto di Confartigianato ha acceso i riflettori su una realtà preoccupante, quella di un’Italia spaccata in due, dove i tempi per ottenere una sentenza variano in modo così estremo da creare una vera e propria “lotteria del foro”. Una situazione che, come vedremo, ha implicazioni profonde non solo per i cittadini ma soprattutto per il tessuto produttivo, in particolare per le piccole e medie imprese.

Un Paese, due (o più) velocità: la mappa dei ritardi

I dati diffusi da Confartigianato sono eloquenti e disegnano una geografia giudiziaria a dir poco disomogenea. L’indicatore chiave utilizzato è il “disposition time”, che misura la durata media dei procedimenti mettendo in relazione le cause pendenti con quelle definite nell’arco di un anno. Se la media nazionale si attesta a 364 giorni, questo dato nasconde un divario abissale.

Da un lato, troviamo tribunali virtuosi come quello di Gorizia, che detiene il record di efficienza con soli 132 giorni per definire un procedimento. Seguono a ruota altre realtà principalmente del Nord e del Centro, come Vercelli (151 giorni), Biella (161), Udine (166), Chieti (179), Parma (180) e Verona (200). All’estremo opposto, la situazione si fa drammatica. Il tribunale di Vibo Valentia registra la performance peggiore, con una media di 928 giorni, quasi tre anni per una sentenza di primo grado, un tempo due volte e mezzo superiore alla media nazionale. In questa “classifica della lentezza” troviamo anche Venezia (773 giorni), Vallo della Lucania (726), Lanusei (694) e Cagliari (624).

Questa spaccatura è evidente anche a livello regionale. Le regioni più celeri sono la Valle d’Aosta (239 giorni) e il Piemonte (248), mentre la maglia nera spetta alla Sardegna (535 giorni), seguita da Basilicata (483) e Campania (459). In sintesi, nel Centro-Nord un procedimento dura in media 308 giorni, il 15,4% in meno della media, mentre nel Mezzogiorno ne servono 443, il 21,7% in più.

Un capitolo a parte meritano le cause di lavoro, dove le disparità diventano ancora più critiche. Si passa dai 109 giorni del tribunale di Vasto, il più rapido d’Italia in questo settore, ai 1.420 giorni (quasi 4 anni) di Sulmona, un record negativo assoluto.

L’impatto sull’economia: un freno a sviluppo e competitività

“I tempi lunghi della giustizia civile rappresentano un freno allo sviluppo”. Le parole di Marco Granelli, presidente di Confartigianato, riassumono perfettamente il cuore del problema. Per un’impresa, specialmente se di piccole dimensioni, l’incertezza sulla durata di un contenzioso e l’impossibilità di recuperare un credito in tempi ragionevoli si traducono in conseguenze devastanti.

Le principali ricadute negative sono:

  • Rinuncia a investimenti e crescita: L’incertezza blocca la pianificazione strategica. Un’azienda con risorse finanziarie immobilizzate in una causa legale è un’azienda che non investe in nuovi macchinari, non assume personale e non esplora nuovi mercati.
  • Difficoltà di accesso al credito: Un sistema giudiziario inefficiente aumenta il rischio percepito dalle banche, che diventano più restie a concedere prestiti o lo fanno a tassi più elevati.
  • Distorsione della concorrenza: La “lotteria del foro” crea una disparità competitiva. Un’impresa che opera in un territorio con una giustizia rapida ha un vantaggio significativo rispetto a un competitor che si trova in una zona con tribunali lenti.
  • Fuga degli investitori stranieri: La lentezza e l’imprevedibilità del sistema giudiziario sono tra i principali deterrenti per gli investimenti esteri. Nessuna azienda internazionale è disposta a rischiare capitali in un Paese dove la tutela dei diritti contrattuali richiede anni.

Si stima che le inefficienze della giustizia civile costino all’Italia circa l’1% del PIL ogni anno, una cifra che si aggira intorno ai 16 miliardi di euro. Secondo alcuni studi, una giustizia più rapida potrebbe generare un aumento del PIL fino al 2,5%, circa 40 miliardi di euro l’anno.

Le cause strutturali e le sfide del PNRR

Le cause di questa situazione sono complesse e radicate. Includono la carenza di organico negli uffici giudiziari, una burocrazia eccessiva, la complessità delle procedure e un’elevata litigiosità. L’Italia, purtroppo, occupa da anni le ultime posizioni nelle classifiche europee per la durata dei processi civili.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha posto la riforma della giustizia tra le sue priorità, con l’obiettivo ambizioso di ridurre la durata dei processi civili del 40% entro giugno 2026. Gli interventi previsti si muovono su più fronti: digitalizzazione degli atti, semplificazione dei riti processuali, potenziamento dell’Ufficio per il Processo con l’assunzione di nuovo personale a supporto dei magistrati e incentivi a metodi alternativi di risoluzione delle controversie, come la mediazione.

Sebbene alcuni progressi siano stati registrati, con una riduzione media dei tempi a livello nazionale, la strada è ancora lunga e le profonde disparità territoriali rimangono la criticità maggiore da superare. Confartigianato chiede che la riduzione dei tempi della giustizia torni ad essere una priorità dell’agenda economica, intervenendo sulle cause strutturali dell’arretrato per non vanificare gli sforzi di rilancio previsti dal PNRR.

Di atlante

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