Wall Street vive ore di fibrillazione e incertezza dopo le recenti dichiarazioni del Presidente Donald Trump, che hanno di fatto rimescolato le carte nella corsa alla successione di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve. In un intervento alla Casa Bianca, Trump ha espresso la sua preferenza a mantenere Kevin Hassett, attuale direttore del Consiglio Economico Nazionale, nel suo ruolo attuale, definendo la sua possibile partenza una “seria preoccupazione”. Queste parole, pur non chiudendo definitivamente la porta a una sua nomina, hanno immediatamente raffreddato le aspettative degli investitori, che vedevano in Hassett il favorito per il prestigioso incarico.
La reazione dei mercati: tra nervosismo e attesa
I mercati finanziari, sempre sensibili ai segnali provenienti da Washington, hanno reagito con un’altalena di emozioni. Inizialmente si è registrata una debolezza diffusa, con il Dow Jones in lieve perdita dello 0,06% a 49.408,12 punti e il Nasdaq in calo dello 0,02% a 23.527,71 punti. Lo S&P 500, invece, ha mostrato una timida reazione positiva, salendo dello 0,02% a 6.945,22 punti. Questa volatilità riflette il nervosismo degli operatori di fronte a un quadro che si fa più complesso e imprevedibile. La scelta del prossimo presidente della Fed è infatti un evento cruciale, in grado di influenzare le politiche monetarie e, di conseguenza, l’andamento dell’economia globale.
Il profilo di Kevin Hassett e i dubbi sulla sua indipendenza
Kevin Hassett, economista conservatore e fedelissimo di Trump, è da tempo considerato in pole position per la guida della Fed. Tuttavia, la sua stretta vicinanza al Presidente ha sollevato non pochi dubbi sulla sua capacità di garantire l’indipendenza della banca centrale, un pilastro fondamentale per la stabilità economica e finanziaria. Lo scetticismo di parte del Congresso e di alcuni investitori si è ora saldato con le esitazioni dello stesso Trump, che sembra non volersi privare di un consigliere ritenuto “fantastico in televisione” e un efficace messaggero delle sue politiche economiche.
Le parole di Trump, “vorrei tenerti dove sei, a dire la verità”, rivolte direttamente ad Hassett durante un evento pubblico, hanno avuto l’effetto di un fulmine a ciel sereno, riducendo drasticamente le probabilità di una sua nomina, che secondo alcune fonti sarebbero crollate a circa il 15-17%.
Si apre la corsa: chi sono gli altri candidati?
Con la frenata su Hassett, la corsa alla successione di Powell si riapre, portando alla ribalta altri potenziali candidati. Tra i nomi che circolano con insistenza c’è quello di Kevin Warsh, ex governatore della Fed, il cui profilo è considerato più “hawkish” (rigoroso) e orientato al controllo dell’inflazione. Le sue quotazioni sono in netto rialzo, superando il 60% secondo alcune scommesse politiche.
Altri candidati in lizza includono:
- Christopher Waller e Michelle Bowman, entrambi membri del board della Fed, che rappresenterebbero una linea di maggiore continuità con l’attuale gestione.
- Rick Rieder, dirigente del colosso degli investimenti BlackRock, considerato un outsider orientato ai mercati.
La scelta finale spetterà a Trump, che dovrà bilanciare lealtà politica, competenza tecnica e le reazioni di Wall Street.
Il contesto: lo scontro tra Trump e Powell e l’indagine sulla Fed
La questione della successione si inserisce in un contesto di forte tensione tra la Casa Bianca e l’attuale presidente della Fed, Jerome Powell. Trump non ha mai nascosto la sua ostilità verso Powell, criticandolo ripetutamente per non aver tagliato i tassi di interesse in modo più aggressivo. Questo scontro si è ulteriormente inasprito con l’apertura di un’indagine penale da parte del Dipartimento di Giustizia sui costi di ristrutturazione della sede della Fed, una mossa che molti, incluso lo stesso Powell, hanno interpretato come un attacco diretto all’indipendenza della banca centrale.
L’indagine ha provocato una levata di scudi da parte di ex presidenti della Fed, banchieri di Wall Street e leader internazionali, tutti uniti nel difendere l’autonomia dell’istituzione. Anche alcuni senatori repubblicani hanno minacciato di bloccare qualsiasi nomina alla Fed fino a quando la vicenda non sarà chiarita, complicando ulteriormente i piani di Trump.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi?
Il mandato di Jerome Powell scadrà il 15 maggio 2026, ma egli potrebbe decidere di rimanere nel board della Fed fino al 2028, continuando a rappresentare una voce critica. La Casa Bianca ha fatto sapere di voler accelerare il processo di selezione, con una decisione attesa nelle prossime settimane. Le audizioni al Senato dei candidati saranno un momento cruciale per comprendere la loro visione su inflazione, mercato del lavoro e regolamentazione bancaria.
L’incertezza regna sovrana e i mercati resteranno con il fiato sospeso. La scelta del prossimo timoniere della Fed non è solo una questione di nomi, ma una partita che deciderà il futuro della politica monetaria americana e, con essa, gli equilibri dell’economia globale. La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra le pressioni politiche della Casa Bianca e la necessità di preservare la credibilità e l’indipendenza di una delle istituzioni finanziarie più importanti al mondo.
