Cala il sipario, o meglio, si ripongono le piccozze e le corde da arrampicata sul set di ‘Bianco’. Con l’ultimo ciak battuto tra le nevi immacolate dell’Alta Val Venosta, in Alto Adige, si sono concluse le riprese del nuovo, attesissimo film di Daniele Vicari. Un’opera che porta sul grande schermo una delle vicende più epiche e strazianti della storia dell’alpinismo: la tragedia del Pilone Centrale del Frêney del luglio 1961. A indossare i panni di un’icona assoluta come Walter Bonatti è Alessandro Borghi, attore che ha già dimostrato una profonda sintonia con il racconto della montagna nel pluripremiato ‘Le otto montagne’.

Il film, una coproduzione internazionale tra Italia, Francia e Belgio, promette di essere un’immersione totale in una storia di coraggio, amicizia e lotta per la sopravvivenza, un vero e proprio dramma umano consumatosi sulla parete più maestosa e allora inviolata del Monte Bianco.

La cronaca di una tragedia annunciata: Frêney 1961

Luglio 1961. Walter Bonatti, insieme ai suoi compagni di cordata Andrea Oggioni e Roberto Gallieni, decide di affrontare l’ultima, grande sfida delle Alpi: la conquista del Pilone Centrale del Frêney. Al bivacco della Fourche, il destino mette sulla loro strada una cordata francese, guidata da un altro fuoriclasse dell’alpinismo, Pierre Mazeaud, e composta da Pierre Kohlmann, Robert Guillaume e Antoine Vieille. Le due squadre, animate dalla stessa passione e dallo stesso obiettivo, decidono di unire le forze. Inizia così un’ascesa che sembra procedere sotto i migliori auspici.

Ma la montagna, si sa, è sovrana. A un passo dalla vetta, una tempesta di una violenza inaudita si abbatte sui sette alpinisti, intrappolandoli a oltre 4.000 metri di quota. Per quattro giorni e quattro notti, bloccati su strettissime cenge rocciose, senza cibo e sferzati da un gelo implacabile, il gruppo lotta contro la furia degli elementi. Quella che doveva essere un’impresa eroica si trasforma in un incubo bianco, una disperata ritirata guidata da Bonatti che si rivelerà un calvario. Alla fine, solo in tre torneranno a valle: Bonatti, Gallieni e Mazeaud. Quattro vite spezzate dalla montagna, una tragedia che segnò per sempre l’immaginario collettivo e la storia dell’alpinismo.

Dalla pagina allo schermo: un’impresa cinematografica

A ispirare la pellicola è il libro ‘Frêney 1961 – La tempesta sul Monte Bianco’ di Marco Albino Ferrari, un classico della letteratura di montagna che ha saputo ricostruire con rigore e partecipazione emotiva quei giorni drammatici. Lo stesso Ferrari ha collaborato alla sceneggiatura insieme a Massimo Gaudioso, Francesca Manieri e allo stesso regista Daniele Vicari, a garanzia di una narrazione fedele e profonda.

La produzione di ‘Bianco’ è stata essa stessa un’impresa alpinistica. Per inseguire il massimo realismo, la troupe ha girato per tre mesi a quote comprese tra i 3.000 e i 3.500 metri, proprio nei luoghi reali della vicenda, in Valle d’Aosta: dal ghiacciaio del Flambeaux alla Fourche, fino alle pendici del Peuterey e ai piedi dell’impressionante parete verticale di 800 metri del Pilone Centrale. Le riprese sono poi proseguite a Roma, dove le pareti del Frêney sono state meticolosamente ricostruite in teatro di posa con tecnologie avanzate, per poi concludersi, come detto, in Alto Adige. Un lavoro immane che ha messo a dura prova cast e tecnici, come sottolineato dal regista Vicari: “La montagna dà energia, chiede rispetto e, se la rispetti, restituisce una bellezza che diventa carburante per anni”.

Un cast internazionale per un racconto universale

Accanto ad Alessandro Borghi, il cui volto intenso si presta a incarnare la determinazione e il tormento di Bonatti, troviamo un cast internazionale di prim’ordine. Gli attori francesi Pierre Deladonchamps e Finnegan Oldfield, insieme a Marlon Joubert, Quentin Faure, Alessio Del Mastro e il belga Jonas Bloquet, compongono il resto della sfortunata spedizione. La scelta di un cast così eterogeneo sottolinea la dimensione universale della storia, un racconto che supera i confini per parlare di temi come il limite, la solidarietà e il confronto ancestrale tra l’uomo e la natura.

Il film ha ricevuto il sostegno di importanti istituzioni come la Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste, l’IDM Film & Music Commission Südtirol, il Club Alpino Italiano e il patrocinio dei Comuni di Courmayeur e Chamonix, a testimonianza del grande valore culturale del progetto. L’uscita nelle sale è prevista prossimamente e sarà distribuito da 01 Distribution, con la promessa di regalare al pubblico un’esperienza cinematografica potente e indimenticabile.

Di euterpe

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