Nelle stanze che furono il suo regno, tra i ricordi di una vita dedicata al cinema e all’osservazione acuta del costume nazionale, la figura di Alberto Sordi è tornata a vivere con forza dirompente. La sua storica residenza romana, oggi trasformata in una preziosa casa-museo, ha ospitato il convegno “Alberto Sordi l’Arcitaliano. L’italiano medio ieri e oggi: l’attualità dei personaggi dell’indimenticabile attore romano”. Un evento, moderato dal giornalista Gigi Marzullo e nato su iniziativa del senatore Maurizio Gasparri in collaborazione con la Fondazione Italia Protagonista e la Fondazione Museo Alberto Sordi, che ha riunito personalità del cinema e della cultura per riflettere sull’eredità, ancora sorprendentemente vivida, di uno dei più grandi interpreti della commedia all’italiana.

Il gioco di specchi: quando gli italiani imitavano Sordi che imitava loro

Al centro del dibattito, l’analisi quasi sociologica che Sordi ha compiuto sul popolo italiano. Come ha magistralmente sottolineato il regista e sceneggiatore Enrico Vanzina, “Sordi ha fatto qualcosa di stupefacente, ha guardato gli italiani molto bene, li ha portati sullo schermo e poi è successa una cosa unica, gli italiani hanno cominciato ad imitare lui che imitava loro”. Questa affermazione racchiude l’essenza del fenomeno Sordi: non un semplice attore, ma un creatore di archetipi, un demiurgo che ha plasmato maschere talmente perfette da diventare esse stesse modello. Vanzina, legato a Sordi da un’amicizia fraterna che risale al padre Steno, ha ricordato l’incredibile capacità dell’attore di “fotografare le persone come nessun altro”, definendolo “fulminante nel suo giudizio delle persone, nel leggere la realtà”. Un aneddoto su tutti: alla domanda su cosa pensasse di Roberto Benigni, Sordi rispose senza esitazione: “È come il matto che salta fuori dalla scatola”. Una definizione, secondo Vanzina, semplicemente perfetta.

Il coraggio di essere sgradevole e l’abbattimento dei tabù

Il regista Luca Verdone ha posto l’accento su un altro aspetto fondamentale della grandezza di Sordi: il coraggio. “Il coraggio di essere sempre se stesso, di irridere, di sbeffeggiare ma a volte anche di essere eroico”, ha affermato Verdone. Sordi non ha mai temuto di interpretare personaggi “antipatici e sgradevoli”, riuscendo nell’impresa di renderli comunque simpatici al pubblico. Questa sua audacia lo ha portato ad essere etichettato per anni come “reazionario”, un’etichetta che Verdone respinge con forza, definendolo al contrario “estremamente innovativo”. Sordi, secondo il regista, ha abbattuto tabù e ha sempre espresso con onestà la propria opinione, conquistando anche l’ammirazione di star internazionali come Jack Lemmon e Walter Matthau.

Un anticipatore profetico dei mali italiani

Il senatore Maurizio Gasparri ha rivendicato con orgoglio l’importanza della cultura popolare italiana incarnata da Sordi, polemizzando con la celebre e controversa frase di Nanni Moretti in “Ecce bombo”: “Vi meritate Alberto Sordi”. “In realtà siamo stati privilegiati nel meritarci Alberto Sordi”, ha replicato Gasparri, sottolineando come l’attore abbia saputo denunciare i difetti nazionali senza mai cadere nel sermone. Secondo Gasparri, Sordi è stato un incredibile anticipatore di temi oggi centrali nel dibattito pubblico, dalla crisi della sanità agli errori della giustizia, come dimostra la sua drammatica interpretazione in “Detenuto in attesa di giudizio”. “Ha parlato di giustizia, di trasformismo, delle difficoltà della vita, del lavoro, della cultura”, ha aggiunto Gasparri, evidenziando la vastità enciclopedica della sua opera.

Un’eredità che non conosce il tramonto

L’evento è stato anche l’occasione per celebrare Sordi con un annullo speciale per il francobollo a lui dedicato, un ulteriore segno di come la sua figura sia entrata a far parte del patrimonio culturale del Paese. La villa stessa, aperta al pubblico e trasformata in museo, è la testimonianza tangibile di un amore sconfinato per l’arte e per la sua città, Roma. Come ha concluso Enrico Vanzina, con la morte di Sordi si è temuto che finisse “un’epoca in cui gli italiani si prendevano in giro, si volevano bene, ridevano di loro stessi”. Ma la realtà, ha aggiunto, è che “Sordi, per la sua potenza e la sua forza, non se n’è mai andato”. Le sue maschere, da Nando Moriconi l’Americano a Otello Celletti il Vigile, continuano a parlarci, a interrogarci, a farci ridere e riflettere. Sono lo specchio, a volte impietoso ma sempre profondamente umano, di un’Italia che, in fondo, non è poi così cambiata.

Di euterpe

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