ANCONA – “Non siamo in una protesta, siamo in una rivoluzione. Spero che le persone lo capiscano e ci supportino”. Queste le parole, pronunciate con voce ferma ma carica di emozione, da uno studente iraniano dell’Università Politecnica delle Marche (Univpm) di Ancona. Parole che racchiudono l’angoscia e la determinazione di un’intera comunità. Insieme a un gruppo di connazionali, circa un centinaio di iscritti presso l’ateneo dorico, ha incontrato l’assessore comunale all’Università, Marco Battino, per portare all’attenzione delle istituzioni locali la drammatica situazione che sta vivendo il loro Paese d’origine e le ripercussioni dirette sulla loro vita in Italia.

Un Appello Disperato Contro il Silenzio

Il cuore del loro messaggio è un appello accorato, una richiesta di non essere lasciati soli. Gli studenti hanno esortato il Comune di Ancona e l’Università a “farsi portavoce presso il governo centrale e le istituzioni europee, affinché non restino indifferenti a questo massacro”. La loro testimonianza è un pugno nello stomaco: “Internet è completamente bloccato e da giorni non sappiamo niente di parenti e amici”, ha raccontato uno di loro all’ANSA. Un blackout informativo che, secondo il gruppo di monitoraggio NetBlocks, dura da oltre una settimana, superando per durata quello registrato nel 2019 e che potrebbe protrarsi fino a marzo. Questo isolamento forzato non solo alimenta l’ansia per la sorte dei propri cari, ma diventa anche un muro di silenzio che il regime iraniano utilizza per nascondere la brutale repressione delle proteste. “Sono state uccise migliaia di persone, non sono numeri. Se credete nella democrazia e nella libertà, davvero, siate la voce di questa rivoluzione”, è il grido di aiuto lanciato dai giovani.

Le Difficoltà Quotidiane: Oltre l’Angoscia, la Burocrazia

Alle preoccupazioni per la situazione politica in Iran, si sommano ostacoli molto concreti che complicano la loro permanenza in Italia. Durante l’incontro in Comune, è emersa con forza la difficoltà nel reperire la documentazione necessaria per ottenere le borse di studio. Questo problema, aggravato dal blocco delle comunicazioni e dalla chiusura degli uffici governativi in Iran, mette a repentaglio il percorso accademico di molti. Per tanti studenti iraniani, la borsa di studio non è un semplice aiuto, ma spesso l’unica possibilità per poter proseguire gli studi in Italia. Le difficoltà burocratiche si estendono anche all’ottenimento e al rinnovo dei visti, una problematica che in passato ha richiesto l’intervento dei tribunali italiani per sbloccare le procedure presso l’ambasciata a Teheran.

Una Lettera per Rompere il Muro del Silenzio

Al termine dell’incontro, gli studenti e la comunità iraniana di Ancona hanno formalizzato le loro richieste in una lettera indirizzata al Comune. Nel documento si chiede all’amministrazione di “esprimere solidarietà” in modo concreto, utilizzando “i canali istituzionali e mediatici del Comune per informare i cittadini su quanto sta accadendo”. L’obiettivo è chiaro: rompere quel “muro di silenzio imposto dal blackout tecnologico in Iran” e far conoscere la netta distinzione tra la “repubblica islamica e il popolo iraniano”. Un’azione di sensibilizzazione che si unisce a quelle di altre comunità studentesche iraniane in Italia, da Genova a Siena, da Bologna a Torino, che rappresentano la più numerosa comunità di studenti stranieri nel nostro Paese con oltre 13.000 iscritti.

Il Contesto Globale: Una Crisi Umanitaria e Politica

La protesta degli studenti di Ancona si inserisce in un contesto di altissima tensione internazionale. Mentre le manifestazioni anti-governative scuotono l’Iran, la comunità internazionale osserva con preoccupazione. Il governo iraniano accusa elementi stranieri, in particolare Stati Uniti e Israele, di fomentare i disordini, definendo le violenze come opera di “elementi terroristici”. D’altro canto, diverse nazioni e organizzazioni per i diritti umani denunciano la violenta repressione e chiedono il rispetto della libertà di espressione. La situazione è talmente critica che diverse ambasciate, come quella turca e neozelandese, hanno emesso avvisi per i propri cittadini, invitandoli alla massima vigilanza. Il dramma vissuto dagli studenti all’estero è lo specchio di una crisi profonda, che non è solo politica ma anche umanitaria, come testimonia la tragica uccisione di Yasin Mirzaei, studente dell’Università di Messina, durante le proteste in patria.

Di veritas

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