In un contesto di crescenti tensioni commerciali e in vista della revisione dell’accordo prevista per il 2026, la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha preso una posizione netta in difesa del trattato commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA), replicando alle recenti critiche dell’ex presidente statunitense Donald Trump, che lo ha etichettato come “irrilevante”. La leader messicana ha evidenziato come l’integrazione economica nordamericana sia non solo profonda e consolidata, ma anche un pilastro fondamentale per la competitività globale della regione, in particolare nei confronti della Cina.
La visione di Sheinbaum: “Un Nord America unito per competere”
Durante una conferenza stampa, la presidente Sheinbaum ha articolato una difesa appassionata dell’USMCA, sottolineando che l’accordo, entrato in vigore nel luglio 2020 in sostituzione del NAFTA, ha portato benefici tangibili a tutti e tre i paesi partner. “Mantere un Nord America unito è l’unica strategia efficace per competere nello scenario globale, specialmente contro la potenza cinese”, ha dichiarato, ribadendo un concetto chiave della sua politica economica. Secondo Sheinbaum, l’integrazione delle catene produttive e la collaborazione economica sono l’unica via per fronteggiare la concorrenza asiatica.
A sostegno della sua tesi, la presidente ha citato dati economici significativi: il commercio bilaterale tra Messico e Stati Uniti supera i 300 miliardi di dollari, con un flusso quotidiano di circa 400.000 veicoli che attraversano la frontiera. Questi numeri, a suo avviso, dimostrano una realtà economica innegabile e un’interdipendenza che non può essere ignorata o liquidata come “irrilevante”.
Gli imprenditori americani a favore dell’accordo
Un punto cruciale dell’argomentazione di Sheinbaum riguarda il sostegno al trattato da parte del settore privato statunitense. “Sono gli stessi imprenditori statunitensi a sostenere l’accordo”, ha affermato, evidenziando i massicci investimenti realizzati da aziende americane in impianti produttivi sul suolo messicano. Questa fiducia, ha aggiunto, si estende oltre il settore automobilistico, citando come esempio la recente acquisizione di un’azienda di trasformatori per un valore significativo. Anche le principali case automobilistiche di Detroit, come Ford, General Motors e Stellantis, hanno esortato l’amministrazione statunitense a estendere l’USMCA, definendolo fondamentale per la produzione automobilistica statunitense e per la competitività globale.
La leader messicana ha inoltre smontato la retorica sulla perdita di posti di lavoro negli Stati Uniti, citando studi secondo cui ogni impiego creato in Messico grazie all’integrazione economica ne genera tre negli USA. Un dato che capovolge la narrazione protezionistica e sottolinea i vantaggi reciproci della collaborazione.
Le critiche di Trump e il futuro dell’USMCA
Le dichiarazioni di Donald Trump, rilasciate durante una visita a uno stabilimento Ford in Michigan, hanno riacceso il dibattito sul futuro del commercio nordamericano. “Non c’è alcun vero vantaggio, è irrilevante”, ha affermato Trump, aggiungendo: “Non abbiamo bisogno di auto prodotte in Canada. Non abbiamo bisogno di auto prodotte in Messico. Vogliamo produrle qui”. Queste parole si inseriscono in una più ampia strategia politica che mira a riportare la produzione manifatturiera sul suolo americano, una posizione che ha caratterizzato la sua presidenza.
L’USMCA, che è stato rinegoziato proprio durante il primo mandato di Trump, prevede una clausola di revisione congiunta dopo sei anni dalla sua entrata in vigore, con la prossima scadenza fissata per luglio 2026. Questo appuntamento si preannuncia come un momento cruciale per il futuro delle relazioni commerciali tra i tre Paesi, con il rischio di un aumento delle tensioni e dell’incertezza tariffaria.
L’importanza delle regole di origine
Un aspetto tecnico ma fondamentale dell’accordo, messo in luce da Sheinbaum, è quello delle regole di origine. Il trattato garantisce l’esenzione dai dazi solo se i prodotti rispettano rigide normative che certificano una quota minima di produzione regionale. Questo meccanismo è stato pensato per proteggere l’industria nordamericana dalla concorrenza di merci provenienti da altre aree geografiche, come la Cina, e per incentivare gli investimenti all’interno del blocco commerciale. L’USMCA ha introdotto regole più stringenti rispetto al NAFTA, in particolare per il settore automobilistico, richiedendo che almeno il 75% dei componenti di un veicolo sia prodotto in Nord America per qualificarsi per l’esenzione tariffaria.
In conclusione, la difesa dell’USMCA da parte della presidente Sheinbaum non è solo una risposta a una critica politica, ma una riaffermazione di una visione strategica per il Nord America. Una visione basata sull’integrazione e la cooperazione come strumenti indispensabili per affrontare le sfide di un’economia globale in continua evoluzione.
