Città del Vaticano – In un’atmosfera di profonda commozione e raccoglimento, Papa Francesco ha aperto le porte del Vaticano per incontrare i familiari delle vittime della tragica catastrofe di Crans-Montana. Un incontro segnato dal dolore, ma illuminato dalle parole di speranza e vicinanza del Pontefice, che ha voluto condividere personalmente il peso di una sofferenza che ha scosso l’opinione pubblica mondiale.
“Sono molto commosso e sconvolto nell’incontrarvi, care famiglie, in questo momento di grande dolore e sofferenza”, ha esordito il Papa, con la voce rotta dall’emozione, rivolgendosi direttamente ai cuori trafitti dei presenti. Le sue parole, pronunciate a braccio, hanno subito creato un ponte empatico, riconoscendo la drammaticità di un evento che ha spezzato vite e infranto sogni nel modo più violento e inaspettato. “Una delle persone a voi più care, più amate, ha perso la vita in una catastrofe di estrema violenza, oppure si trova ricoverata in ospedale per un lungo periodo, con il corpo sfigurato dalle conseguenze di un terribile incendio che ha colpito l’immaginario di tutto il mondo”.
Il Mistero del Dolore e la Domanda a Dio
Il Santo Padre non si è sottratto alla domanda più difficile, quella che sorge spontanea di fronte a tragedie inspiegabili: “Perché?”. Rievocando un dialogo interiore tra l’uomo e Dio, ha dato voce allo smarrimento che accompagna ogni lutto. “Uno si domanda tante volte: ‘Perché, Signore?’. Quale senso dare a questi eventi?”, ha chiesto il Pontefice, mostrando di comprendere a fondo il tormento dei familiari. Ha riconosciuto come la morte, specialmente quando colpisce i giovani in un momento di festa, appaia come un’ingiustizia insopportabile, una lacerazione profonda nel tessuto della vita.
Questa riflessione si inserisce in un magistero, quello di Papa Francesco, costantemente attento alla sofferenza umana. In numerose occasioni, come durante le udienze generali dedicate al tema del lutto, ha definito la perdita di un figlio “come se fermasse il tempo”, una voragine che “inghiotte il passato e anche il futuro”. È uno “schiaffo alle promesse” che lascia la famiglia “paralizzata, ammutolita”.
La Risposta della Fede: la Vicinanza di Cristo Crocifisso
Di fronte a questo abisso di dolore, Papa Francesco ha indicato la via della fede come unica fonte di consolazione autentica. La risposta, ha spiegato, non si trova in parole vane, ma nel silenzio della Croce. Citando le sofferenze patite da Gesù, ha aggiunto: “Siate certi della sua vicinanza e della sua tenerezza”. Il Pontefice ha invitato a guardare al Cristo abbandonato che grida al Padre, trovando in quel grido la legittimazione del proprio strazio e nella Risurrezione la promessa di una vita eterna.
“La risposta del Padre alla supplica del Figlio si fa attendere tre giorni, nel silenzio. Ma poi, che risposta! Gesù risorge glorioso, vivendo per sempre nella gioia e nella luce eterna della Pasqua”, ha affermato con forza. È questa la speranza cristiana che, come ha sottolineato in altre catechesi, “ci assicura che i nostri cari non sono scomparsi nel buio del nulla: essi sono nelle mani buone e forti di Dio”. L’amore, ha ribadito, è più forte della morte.
Un Magistero della Prossimità
Questo incontro si colloca nel solco di un pontificato caratterizzato da una costante “pastorale della tenerezza” verso chi soffre. Dalle visite agli ospedali pediatrici agli incontri con i familiari delle vittime di altre tragedie, come quella della discoteca di Corinaldo, Papa Francesco ha sempre messo al centro la necessità di “non dimenticare”. In quell’occasione, disse che incontrare i familiari aiutava lui e la Chiesa a “tenere nel cuore” le vittime.
La sua teologia della prossimità si fonda sulla condivisione del dolore. “Per parlare di speranza a chi è disperato, bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto”, ha spiegato in un’udienza del 2017. Solo così, attraverso un silenzio compassionevole e una carezza, le parole possono acquisire un senso e offrire un reale conforto.
La Preghiera come Abbraccio Concreto
L’incontro con le famiglie di Crans-Montana si è concluso con una promessa e un affidamento. “Siate certi della sua preghiera e della mia preghiera personale”, ha assicurato il Papa, unendosi al loro “legittimo desiderio di giustizia”. Ha poi affidato tutti alla Madonna dei Dolori, invitandoli a cercare in lei il conforto materno.
La preghiera per i defunti e per chi resta è un pilastro della fede cattolica, un modo per mantenere vivo il legame della “comunione dei santi”. Come ricordato dal Pontefice in altre occasioni, il ricordo e il suffragio sono la testimonianza che la morte non ha l’ultima parola. In questo abbraccio spirituale, le famiglie di Crans-Montana hanno trovato non una soluzione al dolore, ma la certezza di non essere sole nel portarlo. Hanno trovato la vicinanza di un Pastore che, come Cristo, sceglie di piangere con chi piange, indicando la luce della speranza oltre il buio della tragedia.
