Un ritorno che è più di una semplice ricollocazione, una vera e propria epifania culturale. Dopo un’assenza di sedici mesi, il maestoso trono del Palazzo Reale di Napoli ha fatto il suo trionfale ritorno nella Sala del Trono, non solo restaurato nel suo antico splendore, ma anche accompagnato da una rivelazione che ne riscrive la storia. Contrariamente a quanto creduto per oltre un secolo, il trono non è un manufatto di epoca borbonica, bensì una commissione sabauda, datata 1874. Una scoperta che posticipa la sua creazione di circa trent’anni e getta una nuova, affascinante luce su uno dei simboli più rappresentativi della reggia partenopea.
Un Restauro Virtuoso frutto della Collaborazione Pubblico-Privato
Il complesso intervento di restauro è stato reso possibile grazie alla XX edizione del progetto “Restituzioni”, il lodevole programma di salvaguardia del patrimonio artistico nazionale promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Ministero della Cultura. Un sodalizio virtuoso che, da oltre trentasei anni, ha permesso il recupero di più di 2.200 opere d’arte in tutta Italia. Il trono napoletano è stato affidato alle sapienti mani dei restauratori del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” di Torino, un’eccellenza nel campo, che ha applicato protocolli d’intervento all’avanguardia.
L’intervento, durato sette mesi, è stato preceduto da un’accurata fase di studio con ispezioni realizzate tramite tecnologie avanzate, tra cui radiografie digitali complete, grazie al supporto scientifico del CNR. Questo ha permesso di comprendere a fondo la complessa struttura lignea scolpita e dorata del trono. Particolarmente delicata è stata la pulitura selettiva della doratura, eseguita con l’ausilio di tecnologie laser eco-compatibili che hanno restituito alla lamina metallica una luminosità inaspettata, senza l’uso di agenti chimici aggressivi. L’intervento ha riguardato anche il rinnovamento completo della parte tessile in velluto cremisi e della passamaneria.
La Sorprendente Scoperta Archivistica: Da Borbonico a Sabaudo
Parallelamente al restauro materico, i funzionari storici dell’arte di Palazzo Reale hanno intrapreso un’approfondita ricerca archivistica che ha portato alla clamorosa scoperta. Fino ad oggi, il trono era catalogato come opera di manifattura borbonica, risalente al periodo 1845-1850. Tuttavia, il ritrovamento di una fitta corrispondenza e, soprattutto, di una fattura del 1874 presso l’Archivio di Stato di Napoli ha cambiato radicalmente le carte in tavola. Il documento decisivo, presentato dall’intagliatore Luigi Ottajano, attesta l’esecuzione dell’intero trono – descritto come “una ricca sedia del trono scolpita e dorata stile Impero” – su commissione della Casa Savoia.
A Ottajano, già noto per la culla di Vittorio Emanuele III, era stata finora attribuita solo l’aggiunta successiva del coronamento con l’aquila sabauda. La scoperta dimostra invece che l’intero manufatto fu realizzato ex novo per volontà della nuova dinastia regnante, a testimonianza dell’importanza che i Savoia attribuivano a Napoli, ex capitale del Regno borbonico, nel nuovo Regno d’Italia.
Un Percorso Espositivo prima del Ritorno a Casa
Prima di riprendere il suo posto d’onore a Napoli, il trono restaurato è stato protagonista di un percorso espositivo che ne ha celebrato il recupero. Nel mese di maggio dello scorso anno, è stato esposto in anteprima alla Reggia di Venaria a Torino. Successivamente, è stato uno dei pezzi di spicco della grande mostra “Restituzioni”, tenutasi a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni, dal 28 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026, dove il pubblico ha potuto ammirare da vicino il risultato dello straordinario intervento.
Il Ritorno nella Sala del Trono, anch’essa Rinnovata
Il ritorno del trono è stato accolto in una Sala del Trono anch’essa oggetto di cure. Per l’occasione, sono stati effettuati importanti interventi di restauro e manutenzione che hanno coinvolto il tappeto, le fasce laterali della pedana e le mantovane delle tende, oltre a un’accurata spolveratura del baldacchino. Un lavoro corale che ha restituito all’intero ambiente la sua magnificenza originaria.
Alla cerimonia di “bentornato” hanno presenziato figure chiave di questo progetto: la Direttrice delegata di Palazzo Reale, Tiziana D’Angelo, il Vicedirettore delle Gallerie d’Italia di Napoli, Antonio Denunzio, in rappresentanza di Intesa Sanpaolo, e la direttrice dei Laboratori del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, Michela Cardinali.
Massimo Osanna, Direttore Generale Musei del Ministero della Cultura, ha sottolineato come questa esperienza confermi “come i musei siano oggi luoghi attivi di produzione di conoscenza, in cui studio, conservazione e valorizzazione procedono insieme”. Gli ha fatto eco la direttrice D’Angelo, che ha parlato di “un importante lavoro di squadra completato dagli studi dei nostri storici dell’arte e archivisti, che hanno ricondotto la commissione e realizzazione del trono all’età sabauda, facendo nuova luce su una delle opere più rappresentative della Reggia”.
Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo, ha ribadito lo spirito del progetto “Restituzioni”, che da decenni vede il gruppo bancario al fianco delle istituzioni pubbliche “nella difesa e valorizzazione del patrimonio culturale italiano”.
Il trono, ora, non è più solo un magnifico arredo, ma un documento storico che racconta una storia più complessa e stratificata, un ponte tra due dinastie e due epoche cruciali per la storia di Napoli e d’Italia, finalmente restituito nella sua piena verità e bellezza allo sguardo ammirato dei visitatori.
