Un’eco potente, carica di memoria e di futuro, ha risuonato nell’auditorium dell’istituto Don Colletto di Corleone. I “volti puliti” di ieri, oggi adulti, e quelli di una nuova generazione si sono riuniti per celebrare un’eredità che ha segnato uno spartiacque nella narrazione della città: l’opera di Oliviero Toscani. A quasi trent’anni da quella che fu definita “operazione fiducia”, la comunità corleonese si ritrova per ricordare il fotografo, scomparso di recente, e per riaffermare la forza di un messaggio che seppe sfidare e incrinare lo stereotipo di Corleone come capitale della mafia.

L’evento, impreziosito da una mostra fotografica visitabile fino al 31 gennaio, ripercorre le tappe di un progetto audace e visionario. Era il 1997 quando Toscani, innovatore e provocatore per natura, scelse Corleone come set per il catalogo primavera-estate di Benetton. La sua non fu una scelta casuale, ma un atto di rottura culturale. Invece di cedere alla facile iconografia mafiosa, puntò l’obiettivo su una cinquantina di giovani del posto, sui loro volti carichi di sogni e di una disarmante normalità. Quegli scatti divennero il simbolo di una “primavera corleonese”, un tentativo coraggioso di riscrivere un’identità collettiva oppressa da un fardello troppo pesante.

Una Scommessa Vinta: Le Voci dei Protagonisti

“Fu una scommessa e possiamo dire che venne vinta”, ha dichiarato con orgoglio Pippo Cipriani, il sindaco di quella stagione di fermento che, insieme alla sua amministrazione, avviò il progetto di rinascita civile. Le sue parole riecheggiano quelle dell’attuale primo cittadino, Walter Rà, che ha sottolineato il valore di quella fiducia condivisa, capace di attrarre nuove attenzioni e stimolare investimenti in un territorio a lungo marginalizzato. L’operazione non fu solo un’intuizione artistica, ma un progetto politico e sociale che mirava a creare un futuro diverso per le nuove generazioni.

Tra i “volti puliti” di allora c’erano Gabriella Pollara e Celeste Tortorici, all’epoca solo delle ragazzine. Rivedersi oggi in quelle fotografie esposte è un’emozione che si intreccia con la consapevolezza di aver partecipato a qualcosa di grande. I loro sogni di normalità, immortalati da Toscani, erano i sogni di un’intera comunità desiderosa di scrollarsi di dosso un’etichetta infamante. La dirigente scolastica Elisa Inglima ha definito la loro esperienza visiva e morale uno stimolo potente che “aiuta i giovani a crescere e a puntare sul futuro partendo dal passato”.

La Fotografia come Testimonianza Civile

L’evento ha visto anche la partecipazione di autorevoli giornalisti come Rino Cascio, Dino Paternostro, Enrico Bellavia ed Emanuele Lauria, che con le loro testimonianze hanno ricostruito il valore di un’operazione culturale che incise profondamente nella vita reale delle persone. Hanno ricordato come Toscani, con il suo linguaggio diretto e spesso spiazzante, abbia dato un contributo fondamentale al superamento del binomio Corleone-mafia.

Come ha sottolineato Paternostro, Toscani mise simbolicamente sullo sfondo “i vecchi con le coppole”, per portare in primo piano la freschezza e la speranza dei giovani. Questa sua visione è stata ribadita anche da Paolo Landi, storico collaboratore del fotografo e autore del libro “Oliviero Toscani. Comunicatore, provocatore, educatore”, presentato proprio a Corleone. Landi ha ricordato come Toscani amasse confrontarsi con i ragazzi, offrendo loro la possibilità di rappresentare se stessi, di mostrare la verità senza filtri.

Il genio di Toscani, come ha evidenziato Landi nel suo libro, risiedeva nella sua capacità di utilizzare i codici della pubblicità per parlare di temi che la pubblicità stessa detestava: la guerra, il razzismo, la malattia, la violenza. Le sue campagne non erano semplici promozioni di prodotti, ma potenti atti di testimonianza civile, capaci di smascherare ipocrisie e mettere all’angolo gli stereotipi, non solo su Corleone ma sull’intera Sicilia.

L’Eredità di uno Sguardo che Costruisce

A quasi tre decenni di distanza, l’eredità di Oliviero Toscani a Corleone è più viva che mai. Non si tratta solo di un patrimonio di immagini, ma di un metodo basato sull’ascolto, la partecipazione e la responsabilità. Quell’operazione ha generato una narrazione nuova, insegnando che la fotografia può essere un potente strumento di cittadinanza attiva e di costruzione di coscienza civile.

La mostra all’istituto Don Colletto non è una semplice celebrazione, ma un ponte tra generazioni. I ragazzi di ieri e di oggi si specchiano in un racconto che ha fatto scuola, riconoscendo in quegli scatti una leva culturale concreta che ha cambiato la percezione di un’intera comunità. Lo sguardo di Toscani non si limitava a osservare: costruiva, indicava una via alternativa, trasformando un set fotografico in un laboratorio sociale. Oggi, Corleone continua a camminare su quella strada, con la consapevolezza che cambiare un’immagine significa, prima di tutto, trasformare la realtà.

Di euterpe

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