Il cinema italiano versa in uno stato di profonda incertezza, una crisi che risuona come un’eco preoccupante nei corridoi di Cinecittà e nelle sale di montaggio di tutta la penisola. A farsi portavoce di questo malessere è il movimento #siamoaititolidicoda, un collettivo di lavoratori e professionisti dell’industria cinematografica e audiovisiva che denuncia con forza quelle che definisce “politiche di smantellamento” e “punizione ideologica” attuate dal Ministero della Cultura. La loro protesta, sempre più accorata, chiede un cambio di rotta radicale, puntando i riflettori su un modello virtuoso, quello francese, che potrebbe rappresentare una vera e propria ancora di salvezza per un settore in affanno.
La Proposta: Tassare lo Streaming per Finanziare il Cinema Nazionale
Il cuore della proposta di #siamoaititolidicoda è tanto semplice quanto potenzialmente rivoluzionario: introdurre una tassazione sulle piattaforme di streaming, come Netflix, Amazon Prime Video e Disney+, per generare un flusso costante di risorse da reinvestire nel cinema nazionale. L’ispirazione arriva direttamente dalla Francia, dove già dal 2021 è in vigore una normativa che obbliga i colossi dello streaming a versare una quota compresa tra il 20% e il 25% dei loro ricavi realizzati sul territorio nazionale per finanziare la produzione cinematografica e audiovisiva francese.
Questo sistema, radicato in una visione culturale e industriale solida e storicamente consolidata, ha dimostrato di essere in grado di generare centinaia di milioni di euro, garantendo un sostegno vitale soprattutto al cinema indipendente e alla diversità culturale. Il movimento sottolinea come una misura simile in Italia potrebbe non solo rilanciare il settore, ma anche sostenere le opere prime, i progetti più audaci e sperimentali e, non da ultimo, tutelare l’occupazione in un’industria che oggi si sente “ridotta a uno stato di degrado”.
Un Settore in Sofferenza: Le Critiche alle Politiche Governative
Le parole del movimento sono dure e dipingono un quadro allarmante. L’accusa rivolta ai ministri che si sono succeduti alla guida del dicastero della Cultura è quella di agire senza “una reale visione di sviluppo culturale e industriale”, favorendo di fatto le grandi società internazionali, in particolare quelle statunitensi, a discapito delle produzioni indipendenti italiane. Le recenti riforme finanziarie e i relativi decreti, in particolare quelli legati al tax credit, sono visti come il culmine di un processo che sta mettendo in ginocchio l’industria.
Il meccanismo del credito d’imposta, pensato per incentivare la produzione, è stato oggetto di modifiche che, secondo i critici, hanno finito per avvantaggiare i colossi internazionali e rendere più difficile l’accesso ai fondi per le realtà produttive più piccole. Un sondaggio condotto dallo stesso comitato #siamoaititolidicoda ha rivelato dati sconfortanti: il 75% dei lavoratori intervistati ha dichiarato di non essere al lavoro al momento del sondaggio, e il 99% ritiene che l’industria cinematografica italiana non goda di buona salute. Questa percezione di precarietà e abbandono è il sintomo di una crisi che non è solo economica, ma anche identitaria.
Il movimento lamenta una “progressiva svendita degli asset industriali e culturali del Paese”, una dinamica che evoca forme di “colonialismo economico e culturale”. La frustrazione è palpabile quando si sottolinea l’ironia di una situazione in cui si denuncia una cronica mancanza di fondi, ignorando al contempo strumenti efficaci e già testati con successo in altri paesi europei.
Il Modello Francese: Un Faro nella Tempesta
Ma come funziona esattamente il modello francese tanto decantato? In Francia, il Centre National du Cinéma et de l’image animée (CNC) gioca un ruolo centrale. È un ente pubblico che, attraverso un sistema di tasse applicate ai ricavi degli operatori audiovisivi (sale, emittenti, piattaforme), alimenta un fondo dedicato al sostegno dell’intera filiera. Questo meccanismo garantisce che l’entità dei finanziamenti non dipenda dalle fluttuazioni dei bilanci statali o dalle sensibilità politiche del governo in carica, ma sia direttamente correlata alla salute economica del settore stesso.
Una parte significativa di questi contributi è destinata a sostenere la produzione indipendente e a garantire la diversità dell’offerta culturale, evitando una concentrazione degli investimenti solo su opere a grande budget. È un sistema che si fonda sul principio che chi trae profitto dalla diffusione di contenuti culturali debba contribuire al finanziamento di quelli futuri, un concetto che in Italia stenta a decollare, bloccato da dibattiti ideologici e da quella che il movimento definisce una “sudditanza” verso gli interessi stranieri.
Un Futuro da Scrivere: L’Appello alla Politica
L’appello di #siamoaititolidicoda è un invito accorato a riportare “l’identità culturale del cinema italiano al centro dell’agenda politica”. La richiesta è chiara: abbandonare le logiche punitive e adottare politiche coraggiose e lungimiranti che salvaguardino il pluralismo e l’autonomia del nostro cinema. L’adozione di una normativa sulla tassazione delle piattaforme di streaming non è vista solo come una soluzione economica, ma come un atto politico fondamentale per riaffermare il valore della cultura come bene comune e motore di sviluppo.
Mentre la protesta continua, con mobilitazioni e un dialogo con le istituzioni che si preannuncia serrato, il futuro del cinema italiano resta sospeso. La domanda che risuona nell’aria è se la politica saprà cogliere questa opportunità per riformare il sistema, guardando a modelli di successo e investendo con convinzione in uno dei settori più strategici per l’identità e l’immagine del Paese nel mondo, o se prevarranno ancora una volta logiche che rischiano di far scorrere, definitivamente, i titoli di coda su una parte importante della nostra cultura.
