Roma si è svegliata con un nuovo sussulto di coscienza, un lampo di colore e di protesta che squarcia il grigiore urbano. All’alba del 13 gennaio, i muri nei pressi dell’Ambasciata iraniana in via Nomentana sono diventati la tela per “Rivoluzione”, l’ultima, potente opera della celebre street artist Laika. Un poster che non è solo immagine, ma un grido, un manifesto che cattura l’essenza della lotta di un popolo per la propria autodeterminazione.
L’opera ritrae una giovane manifestante iraniana, il volto teso nello sforzo della corsa, mentre stringe tra le mani un ritratto dell’Ayatollah Ali Khamenei avvolto dalle fiamme. Un’iconografia di rottura, un simbolo potente di sfida al potere teocratico. Alle sue spalle, il movimento crea una scia che si trasforma nei colori della bandiera iraniana, al cui centro campeggia la parola “Enghelab”, che in lingua farsi significa, appunto, “Rivoluzione”. Un’immagine dinamica, carica di tensione, che restituisce con immediatezza l’urgenza e il coraggio di chi continua a sfidare la repressione nelle piazze.
Un Ritorno Simbolico e Coerente
La scelta del luogo non è casuale. Laika, artista nota per i suoi interventi dal forte valore politico e sociale, torna a colpire nello stesso punto a quasi tre anni di distanza dal suo precedente blitz artistico. Nel marzo del 2023, infatti, aveva affisso “Poisoned by the Islamic Regime”, un’opera dedicata alla tragica vicenda delle studentesse iraniane avvelenate, un atto di denuncia che aveva già allora scosso le coscienze. Questo ritorno assume, quindi, un valore ancora più profondo: è la testimonianza di un impegno costante, di una solidarietà che non si affievolisce con il passare del tempo, ma che, al contrario, si rafforza di fronte al perdurare dell’ingiustizia.
Come spiegato dalla stessa artista, tornare davanti alla sede diplomatica iraniana è una scelta ponderata per ribadire la propria posizione critica nei confronti della Repubblica Islamica e sostenere la necessità di un cambiamento radicale. Un atto che riafferma, con coerenza e continuità, il sostegno alla lotta per un Iran democratico.
L’Eco delle Proteste: “Donna, Vita, Libertà”
L’opera di Laika si inserisce nel solco delle vaste proteste che hanno scosso l’Iran e il mondo intero dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne di origine curda deceduta il 16 settembre 2022 a Teheran dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per non aver indossato correttamente l’hijab. La sua tragica fine ha innescato un’ondata di manifestazioni senza precedenti, guidate in gran parte da donne e giovani, che hanno adottato lo slogan “Donna, Vita, Libertà” come simbolo della loro richiesta di diritti civili e umani.
Il poster “Rivoluzione” è un tributo a questo coraggio. È un’eco visiva di quelle piazze, un omaggio alle migliaia di persone che, nonostante la brutale repressione del regime, continuano a lottare. Le stime sul numero delle vittime durante le manifestazioni variano, ma parlano di centinaia, se non migliaia di morti, un “bagno di sangue”, come lo definisce senza mezzi termini l’artista, che ha colpito soprattutto i più giovani.
Un Messaggio Universale Contro Ogni Oppressione
Attraverso la sua arte, Laika non si limita a denunciare la situazione in Iran, ma lancia un messaggio universale. L’artista, la cui identità è celata dietro una maschera bianca e una parrucca rossa, si definisce “un’attacchina romana” attiva dal 2019, un omaggio alla cagnolina che fu il primo essere vivente nello spazio. Con i suoi interventi, spesso ironici e provocatori, affronta temi di attualità internazionale e diritti civili, dalla difesa dei migranti alla critica politica.
Nel suo comunicato, Laika ha precisato la sua posizione, distinguendosi da ingerenze esterne e logiche imperialiste, ribadendo il suo sostegno incondizionato al popolo iraniano. “Sostengo con forza la lotta per un Iran democratico, senza Ayatollah, senza Shah e soprattutto senza Trump, al grido di ‘Donna, Vita, Libertà!'”, ha dichiarato, rispondendo anche a critiche provenienti da alcuni ambienti politici italiani e rivendicando una posizione chiara e priva di ambiguità.
Con “Rivoluzione”, Laika trasforma un angolo di Roma in uno spazio di riflessione globale, ricordandoci che l’arte può e deve essere uno strumento di lotta, un megafono per chi non ha voce e un ponte di solidarietà che attraversa confini e culture. Il suo poster è una scintilla nell’oscurità, un promemoria potente che la battaglia per la libertà è una fiamma che, una volta accesa, non può essere facilmente spenta.
