Washington D.C. – Venti di tensione soffiano sulle gelide terre dell’Artico. In una dichiarazione tanto ferma quanto significativa, il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, ha tracciato una linea rossa invalicabile nelle relazioni con gli Stati Uniti, il più stretto alleato del suo paese. “È inaccettabile non rispettare l’integrità del territorio della Groenlandia”, ha affermato Rasmussen durante una conferenza stampa a Washington, al termine di un incontro ad alta tensione con il vicepresidente americano J.D. Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio. Le sue parole, che definiscono il colloquio “franco, ma costruttivo”, svelano un “disaccordo fondamentale” che persiste tra i due alleati della NATO sul futuro dell’isola più grande del mondo.
L’incontro, richiesto con urgenza dalla delegazione danese e groenlandese, mirava a “chiarire alcuni malintesi” e a discutere di “come garantire la sicurezza a lungo termine in Groenlandia”. Tuttavia, le posizioni rimangono distanti, tanto da aver concordato la creazione di un gruppo di lavoro di alto livello per esplorare possibili soluzioni, pur nel rispetto delle reciproche posizioni. “Le idee che non rispettano l’integrità territoriale del Regno di Danimarca e il diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese sono, ovviamente, totalmente inaccettabili”, ha ribadito con forza Rasmussen.
L’Artico: Scacchiere Strategico del XXI Secolo
Ma cosa si cela dietro questa improvvisa frizione diplomatica? La risposta risiede nell’ crescente importanza strategica, economica e militare della Groenlandia e, più in generale, dell’intera regione artica. Il cambiamento climatico sta sciogliendo i ghiacci a un ritmo allarmante, aprendo nuove rotte marittime commerciali (come il Passaggio a Nord-Ovest) e, soprattutto, rendendo accessibili immense risorse naturali finora imprigionate sotto la calotta glaciale.
Si stima che l’Artico nasconda una porzione significativa delle riserve mondiali non ancora scoperte di petrolio e gas naturale, oltre a giacimenti di minerali critici e terre rare, fondamentali per la transizione energetica e l’industria tecnologica. Questo tesoro ha attirato l’attenzione delle grandi potenze mondiali. Gli Stati Uniti, la Russia (che sta potenziando la sua presenza militare nella regione) e la Cina (che si autodefinisce “Stato quasi artico” e promuove la sua “Via della Seta Polare”) sono i principali attori di una nuova “corsa all’Artico”. In questo contesto, la posizione geografica della Groenlandia, a cavallo tra Nord America ed Europa, è di un’importanza militare cruciale.
L’eco delle pretese di Trump e la risposta danese
La tensione attuale non è un fulmine a ciel sereno, ma l’evoluzione di una disputa inaspritasi durante la presidenza di Donald Trump, che nel 2019 manifestò apertamente l’intenzione di “comprare” la Groenlandia, suscitando l’incredulità e la ferma opposizione di Copenaghen. Oggi, la retorica dell’amministrazione USA si è fatta più assertiva, giustificando l’interesse per l’isola con ragioni di “sicurezza nazionale” e sostenendo che la Danimarca non sarebbe in grado di proteggerla adeguatamente dalle mire di Russia e Cina.
Una tesi respinta con forza da Copenaghen. La Danimarca, infatti, ha recentemente annunciato un incremento della propria presenza militare e di quella di altri alleati europei (tra cui Svezia e Norvegia) proprio in Groenlandia, per dimostrare il proprio impegno nella difesa della regione. “Stiamo rafforzando la sicurezza nell’Artico impegnando fondi aggiuntivi per capacità militari: non slitte trainate da cani, ma navi, droni, caccia, ecc.”, ha precisato Rasmussen da Washington. Inoltre, gli Stati Uniti dispongono già di un’importante base militare sull’isola, la Pituffik Space Base (ex Thule Air Base), in virtù di un accordo di difesa del 1951, che consente già un’ampia presenza militare statunitense.
La Voce della Groenlandia
In questa complessa partita diplomatica, è fondamentale ascoltare la voce del popolo groenlandese. La Groenlandia è un territorio autonomo del Regno di Danimarca, che gestisce in proprio gran parte delle politiche interne, mentre affari esteri e difesa rimangono di competenza di Copenaghen. Al fianco di Rasmussen a Washington c’era anche la ministra degli Esteri groenlandese, Vivian Motzfeldt, che ha espresso una posizione chiara: rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti sulla sicurezza è un interesse comune, ma questo “non significa che vogliamo essere posseduti dagli Stati Uniti”. Una posizione ribadita anche dal premier groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, che ha dichiarato: “Se dobbiamo scegliere tra gli Stati Uniti e la Danimarca qui e ora, scegliamo la Danimarca”.
La premier danese, Mette Frederiksen, ha usato toni ancora più netti, definendo la pressione americana “completamente inaccettabile” e avvertendo che un’eventuale mossa forzata da parte di Washington sulla Groenlandia rappresenterebbe “la fine della NATO”. Un avvertimento che sottolinea quanto sia alta la posta in gioco, non solo per l’integrità del Regno di Danimarca, ma per l’intera architettura di sicurezza euro-atlantica.
