Trieste – Un anno a due velocità, segnato da sfide globali e riassestamenti strategici. È questa la fotografia del 2025 per il sistema portuale dell’Adriatico Orientale, che comprende gli scali di Trieste e Monfalcone. Nonostante un contesto internazionale complesso, caratterizzato da tensioni geopolitiche e forte volatilità dei mercati, il sistema ha confermato la sua resilienza e il suo ruolo di piattaforma logistica ed energetica cruciale per l’Europa centro-orientale. Complessivamente, i due porti hanno movimentato oltre 64 milioni di tonnellate di merci, con Trieste che si attesta intorno ai 60 milioni, registrando una lieve ma significativa crescita dello 0,7% rispetto al 2024. A trainare questo risultato è stato soprattutto il settore delle rinfuse liquide, mentre il dato più eclatante, e a prima vista preoccupante, riguarda il crollo del 19% nel traffico container.

Tuttavia, come spesso accade nel mondo dell’economia e della logistica, i numeri aggregati raccontano solo una parte della storia. Un’analisi più approfondita, infatti, rivela una dinamica molto più complessa e, per certi versi, positiva, interpretata dal neo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Marco Consalvo, non come un segnale di debolezza, ma come una “selezione qualitativa dei traffici”.

La fine dell’alleanza 2M e l’impatto sui container

La causa principale della marcata contrazione nel settore container, che ha chiuso l’anno con 681.733 TEU (l’unità di misura equivalente a un container da 20 piedi), è da ricercarsi nella cessazione dell’alleanza strategica decennale “2M” tra i due giganti dello shipping mondiale, MSC e Maersk. Annunciata nel 2023 e diventata operativa a partire da gennaio 2025, la fine della partnership ha portato a una profonda riorganizzazione delle rotte e dei servizi a livello globale. Di conseguenza, Maersk ha scelto di spostare gran parte delle sue operazioni sul proprio terminal nel vicino porto di Fiume (Rijeka), in Croazia.

L’impatto di questa decisione si è concentrato quasi interamente sul cosiddetto transhipment, ovvero il traffico di container che vengono solo trasbordati da una nave all’altra nel porto per poi proseguire verso altre destinazioni. Questo segmento ha subito un vero e proprio crollo, attestandosi a 144.803 TEU, con una perdita del 52,8% rispetto all’anno precedente.

La resilienza del traffico “gateway”

Qui emerge il dato chiave, sottolineato con forza dall’Autorità Portuale: mentre il transhipment crollava, i flussi di hinterland, cioè quelli direttamente legati ai mercati di destinazione finale in Europa, sono rimasti sostanzialmente stabili. Si parla di 536.930 TEU (+0,30%), un numero che dimostra la solidità del legame tra il porto e il tessuto produttivo del continente.

Ancora più significativo è il dato relativo ai container pieni all’interno di questa componente, che non solo hanno tenuto, ma sono addirittura cresciuti, raggiungendo quota 405.015 unità (+4,90%). Questo, secondo il presidente Consalvo, “conferma la natura di Trieste come porto gateway, orientato ai flussi reali di import-export e non al puro trasbordo”. In altre parole, il porto sta gestendo meno “scatole” di passaggio, ma più merci con un valore aggiunto diretto per l’economia europea.

Crescono i treni e le Autostrade del Mare

A ulteriore conferma della vitalità dello scalo giuliano come porta d’accesso all’Europa, vi è il dato positivo del trasporto ferroviario. Nonostante le difficoltà infrastrutturali, come i lavori di potenziamento interni al porto e la chiusura del tunnel dei Tauri, il sistema portuale ha movimentato 11.600 treni, con un incremento del 3,8%. Questo rafforza la posizione di Trieste come primo porto ferroviario d’Italia, con la Germania che si conferma il principale partner commerciale (32%), seguita da Austria (19%) e Ungheria (13%).

Un altro settore in forte espansione è quello delle Autostrade del Mare. Le unità Ro-Ro (navi per il trasporto di mezzi gommati) movimentate hanno superato quota 317.000, segnando un aumento del 7,4%. Questa crescita è stata spinta anche dall’attivazione di nuove linee con la Turchia, consolidando il ruolo di Trieste come hub cruciale per i traffici rotabili tra il Mediterraneo e l’Europa centrale.

Il ruolo energetico e la performance di Monfalcone

Il bilancio 2025 evidenzia anche il ruolo strategico di Trieste come hub energetico. Le rinfuse liquide hanno raggiunto i 43 milioni di tonnellate (+4,4%), un risultato trainato in particolare dal greggio movimentato dal terminal SIOT. Questo aumento è in larga parte dovuto alla maggiore domanda di approvvigionamento petrolifero della Repubblica Ceca, a seguito dell’interruzione delle forniture tramite l’oleodotto russo Druzhba.

Infine, è da sottolineare l’eccellente performance dello scalo di Monfalcone, che ha registrato una crescita a doppia cifra in tutti i comparti, tornando sopra i 4 milioni di tonnellate movimentate (+19,4%) e raggiungendo i livelli del biennio record 2016-2017.

In conclusione, il 2025 del sistema portuale dell’Adriatico Orientale, pur presentando delle ombre nel settore container, rivela una solida capacità di adattamento e una chiara visione strategica. La perdita di volumi di transhipment, legata a dinamiche globali esterne, è stata controbilanciata dalla tenuta e dalla crescita dei traffici a maggior valore aggiunto, confermando la vocazione dello scalo a servire direttamente l’economia reale del suo vasto hinterland europeo.

Di atlante

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